L’Amico, by Giannunzio Visconti

L’Amico, by Giannunzio Visconti
Mancò la fortuna non l’amore per la vita.
“Professore di clarinetto, militare di carriera, uno dei più grandi uomini che io ho conosciuto nella mia vita militare”.
Cominciava così la lettera d’addio di Luigi. Amici miei, scusatemi se mi sento cosi assente, ma lo sono anche da me stesso, ultimamente, alcune circostanze verificatesi hanno richiamato alla memoria vecchi ricordi, un amore perduto e non più trovato, vecchi dolori che credevo di aver assimilato e riposto dentro il mio cuore, da dove ritenevo non sarebbero potuti ritornare facilmente, ma un po’ alla volta hanno iniziato a risalire, si sono fatti una breccia in me, l'hanno allargata e, sono ritornati in modo inarrestabile, scuotendomi dal mio stato di serenità e, ricacciandomi in quello stato di malinconia e solitudine che ritenevo di aver superato da tempo, l’essere rimasto celibe e solo, per scelta.
Ho sentito il vostro calore, il vostro abbraccio, non mi avete lasciato solo a combattere la mia battaglia, adesso ho la mia serenità, il mio amore per voi tutti e, qualche volta la mia tristezza, ma so di poter contare su tutti voi per riuscire a vincerla, e chissà che non ci riesca a batterla per sempre. Vivere attivamente e permettere che le cose cessino di essere, per far posto a cose nuove, e smettere di aggrapparmi al passato per paura dell'ignoto. Diventare adulto implica sempre perdere qualcosa, anche se fosse solo uno spazio immaginario. 

Crescere implica abbandonare una realtà precedente, anche se ci sembra più sicura, più protetta e quindi più prevedibile. Ci sono momenti in cui la vita sembra che sfugga dalle mie mani, non riesco a fermarla, e momenti in cui invece mi sembra eterna, interminabile, ed è inutile chiedersi quando finirà questo momento o questo periodo, perché non ho risposta, fino a quando non leggerò dentro di me, e capirò che non è la vita che si ferma, ma siamo noi che ci siamo fermati troppo a lungo a chiederci che cosa è che non va nella nostra vita. 
Termina qui la lettera di Luigi. Professore di clarinetto, militare di carriera, uno dei più grandi uomini che io ho conosciuto, morto in un letto d’ospedale a causa del male oscuro del secolo, confortato solo da alcuni amici. 
    Spesso “la vita” si comprende, solo quando ormai ogni cosa è solo cenere dei propri ricordi. 
Non si apprezza mai fino in fondo ciò che la vita ci offre, non pensando che ogni giorno sia un dono meraviglioso da non poter perdere.



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