by infosannio
«Siamo poveri
ma non scemi: creano solo confusione. E ora vogliono che facciamo le belle
statuine ai funerali»
Franco Bechis – Libero Quotidiano) - Sono quasi le
otto di sera e ad Arquata arriva una lunga coda di auto della polizia con i
lampeggianti che girano. Siamo di fianco alla tendopoli che accoglie i
terremotati del paese vecchio ormai inaccessibile là sul cucuzzolo. Chissà,
forse le auto dei poliziotti sono venute solo a dare il cambio a qualche
collega cui concedere riposo. Ma evidentemente la gente ha i nervi a fiore
dipelle. “Ancoraaa?”, urla con la faccia disgustata una signora del posto con i
capelli rossi e un grosso scialle che la protegge dal freddo che a quest’ora
comincia a sentirsi. «Ancora?» le chiedo io che non capisco.
«Ancora paperi e
papaveri. Sono tre giorni che fanno una cagnara…È passato chiunque a fare
l’acqua santiera. Ma un minimo di rispetto!». Incuriosito chiedo di più, perché
è la quarta persona del campo terremotati a dirmi lo stesso fastidio.Un’altra
signora minuta e ancora con le lacrime agli occhi ripercorrendo cosa è accaduto
quella notte e come è riuscita a mettersi in salvo con la figlia mi dice: «Sì,
è una sfilata snervante. Laura Boldrini è venuta non una, ma tre volte. È qui
vicino e le costa poco, ma non capisce che abbiamo fastidio di loro. Siamo
poveri di montagna, ma non scemi: quella sfilata potrebbero evitarsela. Non
servono a nulla e creano solo confusione e rabbia fra di noi». Un’altra signora
(le donne sono le più decise e ciarliere) sostiene di avere visto anche Piero
Fassino oggi qui, e non ho il tempo per verificare di più. Un’altra ancora mi
racconta che stamattina lì di fianco al campo «una amica mi dice che arriva la
Boldrini. La guardo stralunata, perché già due volte l’avevano ricevuta qui a
fare confusione. Avevo capito male, non stava arrivando: era arrivata, a un
metro da me. Così mi sono fatta la figura io perché alla amica ho risposto di
getto: ancora qui quella str… e mentre lo dicevo ho incrociato gli occhi con la
Boldrini che si è girata indispettita dall’altra parte. Mi spiace essere stata
maleducata, ma lei perché non se ne sta a casa?». Un vecchio biascica: «Oggi sono
arrivati i boss, con gli sgherri», e gli altri intorno mi spiegano che era
arrivato anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano, da quel che ho capito
con un eccesso di scorta che non deve avergli fatto buona pubblicità.La
terremotata con lo scialle prende il suo cagnolino in braccio e racconta
ancora: «Ma perché vengono qui tutti questi politici? Noi siamo un piccolo
paese, con pochi abitanti. Manco c’è possibilità di prendersi i voti con queste
passerelle. Perché lo fanno? Perché è calato dal cielo anche il ministro
Graziano Delrio?». Un altro signore terremotato a pochi passi la ferma: «Delrio
però è il ministro delle Infrastrutture, quello che deve ricostruirci il paese.
È competenza sua…». Una giovane che ascolta a pochi passi sbotta: «Competente
un fico secco (non dice proprio così, ndr…). È calato con il suo elicottero che
ha abbattuto con le pale l’unico gazebo di pronto intervento che era stato
montato, facendo finire in terra pure la gente che lavorava lì».Il sentimento è
diffusissimo: i terremotati pensano che dopo la disgrazia capitata non debba
toccargliene una in più, quella di assistere alla sfilata di onorevoli in cerca
di pubblicità. Sono proprio inveleniti: «Stanno facendo pressing perché tutti
andiamo a fare il viaggetto organizzato ai funerali ad Ascoli Piceno», dice
fuori di sé un’altra signora, «vogliono farci fare le belle statuine per la
sfilata di Mattarella Renzi e codazzo. Io ho perso due amiche care. Vorrei
tanto essere lì. Ma non strumentalizzata così: non ci andrò». Ad Arquata i
posti in tenda pronti sono 250, tutti sistemati nel campo sportivo del paese.
Il capo campo della protezione civile è gentilissimo con tutti, ha ceduto anche
alle richieste dei pochi abitanti di piccole frazioni che non volevano venire
qui e unirsi agli altri: 8 tende sono sistemate praticamente sotto le loro
case, e i terremotati sono felici così, anche se è un bel problema per i
volontari stare dietro a mini tende sparse in giro per km. Ci sono altri tre
campi terremotati qui a pochi km l’uno dall’altro, almeno 500 posti letto che
funzionano. Ben attrezzato il campo sulla Salaria sotto Pescara del Tronto, e
la gente lì sembra anche allegra. Rita, una bimbetta, si diverte a fare i
dispetti a un clown. Nel campo hanno dormito in 113 e mi dicono che si mangia
anche bene: stasera mezza festa perché arriva la porchetta per tutti. Ma qui,
anche se il responsabile non vuole fare polemica, i problemi li hanno causati i
giornalisti. Sono entrati con una troupe nella tenda degli psicologi dove fanno
assistenza ai bambini. Ne hanno intervistati due per fare raccontare la notte
del terremoto che faticosamente si cercava di fare loro dimenticare, e quelli
sono scoppiati in lacrime. Per questo hanno chiuso l’accesso a stampa e tv in
altri campi.
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