by triskel182
Non sono tra quelli convinti che nella vita le
sofferenze "facciano bene". Neanche un po'. Però dalle sofferenze si
può imparare. Almeno gli si dà un senso. A posteriori, non richiesto, ma meglio
che niente.Ecco, da quest'ultima catastrofe forse alcune cose possiamo
imparare. Alcuni punti fermi. Di buon senso. E soprattutto da non dimenticare
fra mezz'ora.
1. Basta con
questi angeli. Anche a questo giro, abbiamo fatto vedere quanto
siamo bravi dopo. Bravissimi a scavare tra le macerie per salvare vite umane,
splendidi negli afflati di generosità, commoventi nell'inventarci amatriciane
di solidarietà. È dal 1966 (alluvione di Firenze) che ci sono gli "angeli
del fango". L'altro giorno ho letto pure degli "angeli con la
coda", i cani addestrati. Tutto molto bello. Però ci saremo anche rotti le
balle con questa straordinaria bravura dopo. Nell'emergenza, a catastrofe
avvenuta e non prevenuta. Vorrei che fossimo un po' meno eccellenti dopo e un
po' più decentiprima nel rispettare le regole di costruzione edilizia, nel non
fare tutti un piano abusivo in più, nel non gabellare per adeguamenti sismici
le ripittate alle pareti, nel non costruire villette dove le montagne franano,
insomma nel fare le cose per bene. Mi rendo conto che questo ci toglierebbe una
buona dose di retorica riempi-giornali, ma forse salverebbe qualche vita in
più, qualche casa in più, qualche paese in più. Continua……

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