Beowulf, canto finale, Maurizio Donte
Beowulf, canto finale
La Madre
Vedo l’oscurità
risorgere serena,
e tra le stelle vagar l’inquieta
ombra ch’esala la palude nera.
S’aggira la tristezza
e lo sconforto intorno
e pesante si fa il respiro
ché il giorno è morto e giace Grendel
nel grembo oscuro della terra amara
e all’oscillante luce della torcia,
vede l’eroe il suo nodoso corpo
e la ferita aperta, dolorosa
da lui stesso inferta, che lo fa giacere,
quasi fosse un contorto
albero caduto…
risorgere serena,
e tra le stelle vagar l’inquieta
ombra ch’esala la palude nera.
S’aggira la tristezza
e lo sconforto intorno
e pesante si fa il respiro
ché il giorno è morto e giace Grendel
nel grembo oscuro della terra amara
e all’oscillante luce della torcia,
vede l’eroe il suo nodoso corpo
e la ferita aperta, dolorosa
da lui stesso inferta, che lo fa giacere,
quasi fosse un contorto
albero caduto…
Nasce dal ventre stesso
della caverna, lieve
rumore d’acque oscure
smosse e la viscida melma risale
e s’apre il fondo della stessa notte:
risplende alto, nella luce riflessa,
il corpo della donna d’oro
e stillava il suo seno torbida acqua
e dal sinuoso fianco suo ammaliava
amore e di calde promesse avvolgeva
le profondità terrene e nel silenzio
la voce roca disse:
della caverna, lieve
rumore d’acque oscure
smosse e la viscida melma risale
e s’apre il fondo della stessa notte:
risplende alto, nella luce riflessa,
il corpo della donna d’oro
e stillava il suo seno torbida acqua
e dal sinuoso fianco suo ammaliava
amore e di calde promesse avvolgeva
le profondità terrene e nel silenzio
la voce roca disse:
“Sempre ingrata mi fu l’età più bella,
e il silenzio ricopre
ogni valle e invano
io vo cercando nei mortali amore”.
e il silenzio ricopre
ogni valle e invano
io vo cercando nei mortali amore”.
La prese l’eroe fra le sue braccia
e si schiuse il mondo dei suoi lombi,
una tempesta lo travolse e il desiderio
ruggì dentro il suo cuore,
bella e perversa era la madre
e mai Beowulf in sé sentì
così crescere l’ardore
e la prese con sé,
giacendo con l’orrore.
Il serpente lo lasciò dopo, svolgendo
da lui le spire e venne alla tenebra
e tornando a lui vicino pose
un corno d’oro.” Ecco”, beffarda sorrise:
“con questo chiamerai la fine tua
e del regno insieme”.
Isterilito d’allora in poi fu il seme
del Re Danese e vennero crudi
inverni e gemette la terra
attonita nell’attesa del futuro.
e si schiuse il mondo dei suoi lombi,
una tempesta lo travolse e il desiderio
ruggì dentro il suo cuore,
bella e perversa era la madre
e mai Beowulf in sé sentì
così crescere l’ardore
e la prese con sé,
giacendo con l’orrore.
Il serpente lo lasciò dopo, svolgendo
da lui le spire e venne alla tenebra
e tornando a lui vicino pose
un corno d’oro.” Ecco”, beffarda sorrise:
“con questo chiamerai la fine tua
e del regno insieme”.
Isterilito d’allora in poi fu il seme
del Re Danese e vennero crudi
inverni e gemette la terra
attonita nell’attesa del futuro.
“Verrà il giorno…”
Decade il tempo e corre verso il male,
esita il passo sull’ultimo scalino,
e sento dentro lo scorrere dei giorni,
che veloci si volgono al tramonto:
come una foglia d’autunno
mi chiama la terra
all’arida zolla che non ha domani.
esita il passo sull’ultimo scalino,
e sento dentro lo scorrere dei giorni,
che veloci si volgono al tramonto:
come una foglia d’autunno
mi chiama la terra
all’arida zolla che non ha domani.
Maurizio Donte

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