By Federica Ghisolfi: "I dugonghi rischiano
l’estinzione: un team italiano vuole salvarli".
Vivono nelle acque
costiere, davanti all’Africa, al Giappone e alla Thailandia, dove nuotano
flessuosi, brucando le alghe e la vegetazione di cui si nutrono. Questi enormi
mammiferi marini, i dugonghi, sono molto timidi e si narra abbiano ispirato i
mitici racconti sulle sirene. Oggi è praticamente impossibile stimare quanti ne
sono rimasti e sono inseriti nella lista rossa delle specie a rischio di
estinzione.
La loro principale
minaccia è costituita dall’uomo, che li cacciava e ne vendeva le carni al
mercato, come testimoniano le narrazioni sulla loro cattura. Come le sirene,
sono difficili da vedere, ma se ne possono sentire le voci. Così per
individuarli e contarli un gruppo di biologi guidati dal professor Gianni
Pavan, direttore del Centro Interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche
Ambientali («Cibra») dell’Università di Pavia, ha deciso di mettersi in
ascolto, là dove un tempo i dugonghi erano numerosi, nel parco nazionale del
Quirimbas, una zona protetta lungo la costa Nord del Mozambico.
I dugonghi abitano
ancora queste acque? «Per scoprirlo, abbiamo installato a 10-15 metri di
profondità tre registratori acustici creati nei nostri laboratori: due si trovano
a ridosso della scarpata continentale, e hanno giá rilevato i canti delle
megattere di passaggio a qualche km di distanza, e il terzo è tra le mangrovie,
praterie subacquee adatte all’alimentazione di questi animali - spiega Pavan -.
Le registrazioni dureranno 36 giorni e i rilevatori rimarranno accesi giorno e
notte».
Il software che
analizzerà le «voci» degli animali in transito permetterà di creare un catalogo
delle «firme acustiche», le comunicazioni sociali di questi misteriosi
mammiferi ancora poco noti agli scienziati stessi. «Non solo avremo
un’informazione puntuale sui dugonghi presenti, ma intercetteremo anche delfini
e balene e faremo un monitoraggio del paesaggio sonoro di queste acque -
aggiunge Pavan -. L’ambiente acustico è un parametro ambientale da studiare e
tutelare sia per il benessere degli animali sia per l’esplorazione umana».
Il progetto, realizzato
con il supporto del Parco Nazionale delle Quirimbas e della Ong «Oikos» e
finanziato dal «Conservation Leadership Programme», prevede un’ulteriore
installazione a novembre e dicembre per un totale di nove mesi di
vocalizzazioni registrate. Se la presenza dei dugonghi venisse così confermata
- dice Pavan - «l’installazione di fototrappole subacquee e l’uso di droni per
le riprese aeree sarebbero tra gli sviluppi del progetto». E non solo: c’è
anche quello della riduzione dell’impatto delle attività umane su un habitat
che sarebbe altrimenti ideale per questa specie sempre più vulnerabile.
Di fronte a questi
pacifici animali, destinati all’estinzione entro i prossimi 40 anni, non
dobbiamo tapparci le orecchie, come fecero i compagni di Ulisse, ma rimanere
ammaliati in ascolto per evitare che scompaiano e, come le sirene, entrino nel
mito.

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