14/07/2016 di triskel182
5 mila km di rete
lasciati morire – L’abbandono delle tratte locali, l’inferno dei pendolari e i
progetti faraonici dell’Alta velocità.
Binario unico e, sempre più spesso, binario morto.
Sono più di cinquemila i chilometri, ma il conto è decisamente sottostimato, di
strade ferrate che vengono lasciate arrugginire, e ogni anno si allunga la
lista delle stazioni chiuse, abbandonate, donate ai rovi. Tutti gli incidenti
dell’ultimo quarto di secolo sono accaduti su tratte secondarie, e tutti i
convogli squarciati sono classificati regionali. Non un euro di manutenzione,
non un minuto di attenzione, non un alito di riflessione di quanto sarebbe
potuto servire all’Italia avere collegamenti decenti, regolari, sicuri, di come
le città avrebbero potuto vivere senza la pressione demografica di chi non ha
altra scelta che popolare le periferie perché raggiungere casa è impossibile.
Ogni soldo solo
sulle linee più remunerative
Volterra, da quando ha perso il treno, ha subìto il
dimezzamento dei residenti: erano ventimila alcuni anni fa, oggi sono la metà.
Ferrovie dello Stato, dove non può tagliare, rallenta le opere di manutenzione
straordinaria. C’è una frana tra Rogliano e Soveria Mannelli, in Calabria. Sono
anni che c’è e anni che nessuno se ne prende cura. È l’omicidio perfetto: la
frana non viene riparata, il treno non passa, la linea invecchia, il bus
sostitutivo si fa regola.
La scelta è stata
cieca: infilare ogni soldo solo sulle tratte più remunerative e più ad alto
costo. Collegamenti
tra le principali città, e basta così. Sono 15 anni che l’Italia è infiammata
dalle polemiche sulla congruità del Tav Torino-Lione. Dieci giorni fa, il
ministro Delrio ha spiegato, con una certa naturalezza, che s’era trovato il
modo per risparmiare circa 3 miliardi di euro senza nuocere al progetto di
trasporto veloce. Così, all’improvviso! E come mai solo adesso?
Terzo valico,
tunnel e miliardi alla cieca
E che dire dei costi del terzo valico: miliardi
(cinque? sei? sette?) per perforare una galleria alle spalle di Genova. Un
tunnel lungo più di 30 chilometri che sbuca nella piana di Alessandria per il
trasporto merci. Un’opera faraonica e dichiaratamente esagerata. Non un pensiero,
un convegno, una riflessione per rispondere all’obiezione di chi giustamente fa
notare che sono già attive tre distinte linee ferroviarie su quella tratta e
forse ammodernarle sarebbe costato assai di meno.Un’Italia in carrozza e una a
piedi. Una con l’aria condizionata e superveloce e una intruppata dentro vagoni
del secondo dopoguerra. Ma ovunque, all’orizzonte, la linea dello spreco.Dal
Tirreno all’Adriatico non si passa, bisogna fare il giro lungo. In autostrada
logicamente. Da Orte al porto di Civitavecchia, il flusso si blocca, quel che
ci sta in mezzo, e siamo nella Tuscia viterbese, è mangiato dal tempo, sepolto
dalla polvere. Una gran massa di quattrini è stata distrutta in una serie
incredibile di malversazioni proprio per restituire ciò che oggi non c’è.
L’incolpevole Sardegna è stata teatro della più possente devastazione
ferroviaria. Siamo alla fine degli anni Settanta quando le Ferrovie dello
Stato, le cui linee sono alimentate con energia a 3 kilowatt, decidono di
sperimentare l’alimentazione a 25 kilowatt, molto diffusa nel resto
dell’Europa. Scelgono la Sardegna come terra di conquista di questo vettore
moderno e una tratta lunga 350 chilometri come teatro delle operazioni. Dopo
qualche mese le locomotive, belle e nuove, vengono riportate in continente e
trasferite in catene, come boss della mala, tra Foligno e Rimini.
L’odissea delle
locomotive
Sono rimaste le 25 locomotive, pegno alla memoria, a
dare fastidio. A chi smistarle? Tre macchine, sempre in ceppi, sono trasportate
in Ungheria per invitare i magiari a verificarne la qualità. Tecnici italiani
vanno in missione, e sembra un film di Totò e Peppino, un classico della
commedia napoletana, per tradurre nella lingua locale le indicazioni tecniche
stampate in italiano. Niente ancora, neanche i magiari ci stanno: quel presepe
non piace a nessuno.

Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post