by infosannio
(Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera) -
Concluse le elezioni amministrative, al centro dell’attenzione si pone
l’appuntamento del referendum costituzionale. Il premier ha cercato negli
ultimi tempi di attenuarne il significato politico di cui peraltro era
sovraccarico, mettendo al centro i contenuti, mentre dall’altro lato gli
oppositori tendono a farne uno strumento per «dare una spallata» a Renzi e al
suo governo.Comunque sia, è evidente che i risultati del
referendum che si terrà nel prossimo autunno saranno cruciali per l’assetto del
Paese.Quali le opinioni degli italiani? Partiamo intanto
dalla conoscenza dei contenuti, che tende a crescere rispetto all’analogo
sondaggio presentato in questa rubrica a fine gennaio, ma che rimane ancora
relativamente bassa. Meno del 10% infatti dichiara di padroneggiare nel
dettaglio i contenuti della riforma che d’altronde sono piuttosto complessi e
ardui, mentre il 42% dichiara di essere al corrente solo dei termini generali.
Siamo comunque alla maggioranza assoluta (51%) che ne sa almeno qualcosa, con
una crescita di sette punti rispetto a gennaio.Con alcune interessanti differenze: molto più al
corrente, sia pure in termini generali, sono gli elettori dei partiti di
governo ma anche del M5S. Meno al corrente gli elettori di Lega e FI, mentre
nel gruppo composto in larga misura da chi non vota o dagli incerti, prevale
nettamente l’ignoranza dei contenuti.Se si votasse oggi, più della metà degli italiani
(58%) è propensa a recarsi alle urne, in questo caso in modo sostanzialmente
trasversale ai diversi partiti, mentre la partecipazione crolla nell’area
grigia degli astensionisti.
Nei nostri dati la gara è aperta: il Sì prevale di
un solo punto percentuale, sui voti validi il risultato si attesterebbe al 51%
per il Sì e al 49% per i No. La differenza rispetto al sondaggio di gennaio è
rilevante: allora infatti i Sì prevalevano nettamente, con il 57%.La crescita della partecipazione ha largamente
favorito il No: negli elettori dei partiti di opposizione in particolare, ma
anche negli elettori dei partiti di centro il fenomeno è simile. Sembra quindi
che anche tra gli alleati del Pd sia cresciuta la contrarietà, forse motivata
anche da una certa insoddisfazione nei confronti del governo.Il panorama comunque non è del tutto granitico: nel
Pd emerge un orientamento al No decisamente minoritario ma non del tutto
secondario (16%). Orientamento che cresce tra i centristi alleati di governo
(qui raggiunge un terzo dei voti validi).Al contrario negli elettori delle formazioni di
opposizione l’orientamento al Sì è apprezzabile: dal 25% circa tra leghisti ed
elettori del Movimento 5 Stelle sino al quasi 40% degli elettori di FI, partito
in cui è presente, anche ai vertici, una posizione se non favorevole almeno non
distruttiva rispetto a questa riforma.C’è quindi una trasversalità che presumibilmente il
prosieguo del dibattito, soprattutto se si concentrerà sui contenuti, potrà
favorire. Cambia anche, e profondamente, il clima nel quale la consultazione si
inserisce. Se infatti a gennaio era nettamente prevalente la convinzione che il
risultato del referendum avrebbe premiato il Sì, oggi è invece prevalente il
dubbio.Infatti solo il 31% è convinto che i sì vinceranno,
tuttavia questo calo non favorisce la convinzione che vinceranno i No, che
aumenta solo di quattro punti, ma fa salire appunto il dubbio. Sono cambiate
innanzitutto le opinioni degli elettori dei partiti di opposizione che sei mesi
fa prevedevano la vittoria del Sì, mentre oggi ne sono molto meno sicuri.
Ciò rappresenta un problema per Renzi, poiché
rischia di mobilitare ulteriormente l’elettorato di opposizione che ritiene
possibile vincere e mettere in crisi il governo. E infatti si sta consolidando
l’idea che le motivazioni di voto degli italiani saranno sempre più concentrate
sul significato politico del referendum.La maggioranza assoluta pensa che i propri
connazionali si recheranno alle urne pensando di bocciare (o approvare) il
lavoro di Renzi e del suo governo, dando poco peso al merito della riforma. La
percezione di crescita della politicizzazione del referendum aumenta in maniera
vistosa in particolare tra gli elettori Pd che appaiono sempre più preoccupati
di quanto potrebbe accadere.La strada si fa sempre più complessa per Renzi e per
il Pd. L’aver trasformato il referendum in un giudizio sul presidente del
Consiglio, legandolo strettamente alla sopravvivenza del governo e al percorso
delle ulteriori riforme, sta provocando importanti difficoltà. Infatti, benché
i contenuti specifici della riforma proposta siano sostanzialmente condivisi
dalla maggioranza dei cittadini (in particolare la trasformazione del Senato),
prevale l’idea di votare in base ai propri orientamenti politici.
È evidente che diventa necessario per Renzi riorientare
il dibattito sui contenuti. E in particolare affrontare il tema (che non
riguarda il referendum ma è connesso) della legge elettorale che per molti
elettori favorisce la scelta del No, poiché la si considera portatrice di un
concentramento di poteri sul leader vincente senza che ci siano adeguati
contrappesi. Strada complessa appunto, ma probabilmente inevitabile se vuole
arrivare alla vittoria in autunno.



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