(PAOLO BRERA)
21/07/2016 di triskel182
Il presidente
attacca Parigi: “Pensi ai fatti suoi” Amnesty: “Torture estese sui militari
detenuti”.
Kerry rifiuta
di commentare la repressione: “Appoggio alle autorità turche contro il golpe”.
ISTANBUL – «Potenze straniere» potrebbero essere
state «coinvolte nel tentativo di colpo di Stato» in Turchia: ad Ankara, dove è
rientrato ieri per la prima volta dopo il golpe fallito, il presidente Recep
Tayyp Erdogan ha gettato sul tavolo il sospetto destinato ad alzare
ulteriormente il livello della crisi. Senza fare nomi, per ora. Al termine di
una riunione fiume del Consiglio di sicurezza nazionale, il presidente ha
scelto un’intervista ad Al Jazeera per rivelare la nuova direzione delle
indagini.E per ribadire di essere pronto a «instaurare la pena di morte» se il
Parlamento la approverà, indipendentemente dall’avvertimento ricevuto da
Bruxelles secondo cui non ci sarà spazio in Europa per un paese che la preveda:
«Se l’Unione europea rispetta la democrazia, rispetterà la volontà del popolo
turco». E poi, rivolto al ministro degli Esteri francese Ayrault che lo aveva
criticato: «Si faccia gli affari suoi». Stesso concetto esteso all’agenzia di
ratings Standard and Poor’s che minaccia di tagliare il rating turco.Poco dopo,
un altro annuncio shock: Erdogan ha introdotto lo stato d’emergenza per tre
mesi. Entrerà in vigore non appena sarà pubblicato sulla gazzetta ufficiale e
permetterà a presidente e governo di bypassare il Parlamento per l’approvazione
di nuove leggi e di limitare o sospendere diritti e libertà ove lo ritengano
necessario.Intanto continuano gli arresti e i licenziamenti in massa.
Ieri è
toccato ancora alla scuola, altri 6.538 docenti delle scuole pubbliche hanno
perso il posto e sono sotto indagine. Il rettore dell’Università di Gazi ad
Ankara, Suleyman Buyukberber, è stato arrestato. Con una misura senza
precedenti, agli accademici è stato imposto il divieto di espatrio, e chi si
trova all’estero è stato richiamato in patria.Sono scattate manette anche per
113 giudici, tra cui due membri della Corte costituzionale. «Gli arresti non
sono finiti, non siamo ancora arrivati in fondo: nei prossimi giorni
arriveranno i nomi di altre persone coinvolte», dice Erdogan. Le prime
confessioni sono già arrivate: ieri il colonnello Levent Turkkan, consigliere
del capo di Stato maggiore, ha ammesso di essere membro della rete gulenista,
considerata formalmente una “organizzazione terroristica” dalle autorità e
dalla magistratura turche. Agli inquirenti avrebbe rivelato i dettagli
dell’attacco, con il tentativo fallito di convincere i vertici dell’esercito a
tradire il presidente. Ma le indagini sono un altro fronte di preoccupazione
per i diritti umani: secondo Amnesty International, almeno in una caserma di
polizia di Ankara si sono verificate “estese torture” nei confronti dei
militari arrestati. Intanto, un altro dirigente pubblico licenziato si è
ucciso: ieri è toccato al capo della polizia di uno dei distretti di Ankara, la
sua morte segue quella del governatore provinciale.La situazione è sempre più
delicata. Ieri la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha telefonato al presidente
Erdogan esprimendo tutta la sua preoccupazione, mentre il segretario di Stato
americano John Kerry ha ribadito l’aiuto per le indagini e l’appoggio alla
Turchia contro il golpe. Ma i rapporti diplomatici Turchia- Usa restano
complicati: «Dobbiamo mantenere separate le questioni che riguardano la base aerea
di Incirlik da quelle relative a Gulen», dice Erdogan ribandendo che forniranno
tutte le prove necessarie ma chiedono l’estradizione del predicatore: «Sarebbe
un errore, se non ce lo consegnassero».
«Ci diano le prove, non le accuse », replica Kerry.

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