Coldiretti: DOSSIER Crisi settore cerealicolo
“Il grano cattivo scaccia quello buono”
A rischio migliaia di aziende
IL PATRIMONIO CEREALICOLO ITALIANO GRANO TENERO
- Coltiviamo 600 mila ettari a grano tenero per una produzione di 3,0 milioni di tonnellate
- L’industria alimentare dei prodotti da forno si attesta su una produzione di 1,1 milioni di tonnellate prodotte nel 2014, per un valore complessivo di circa 5 miliardi di euro.
Nel 2015 abbiamo esportato 482 mila tonnellate di prodotti da forno (+5,5% rispetto al 2014), per un valore di oltre 1,7 miliardi di euro (+9,6%).
La nostra propensione all’export nel settore prodotti da forno raggiunge oggi il 41,5% ed è in prospettiva di crescita.
- Importiamo 4,8 milioni di tonnellate di grano tenero.
- A livello provinciale Attualmente in provincia sono coltivati circa 33.000 ettari con una resa media di cinquanta quintali per ettaro per una produzione annua pari a circa 1.800.000 quintali
Un patrimonio minacciato dalla concorrenza straniera e dalle speculazioni
Nel 2015 la crescita delle importazioni ha raggiunto un picco di + 315% degli arrivi di frumento tenero dall’Ucraina (il paese di Chernobyl).
Nel primo trimestre del 2016 le importazioni complessive di frumento (duro, tenero) in Italia sono
aumentate del 14%.
La campagna 2016 si sta rivelando la stagione più dura per i nostri agricoltori
GRANO DURO
- Coltiviamo 1,3 milioni di ettari a grano duro per una produzione di oltre 4,9 milioni di tonnellate, in prevalenza (72%) localizzato al Sud. Puglia e Sicilia da sole rappresentano il 42% della produzione nazionale. Siamo i primi produttori di grano duro in Europa, con il 44% del totale e a livello mondiale siamo secondi solo al Canada.
- La pasta è la terza voce del nostro export (2,4 miliardi euro).
Il 2015 si è caratterizzato per un’erosione dei volumi produttivi (-5,1%) accompagnata però da un aumento del valore: 4,7 miliardi di euro (+3%), rispetto a 4,6 miliardi di euro dell’anno precedente.
La propensione all’export nazionale di pasta in volume supera il 56% della produzione nazionale.
- Importiamo 2,3 milioni di tonnellate di grano duro: dal 2012 al 2015 l’import è cresciuto del 64% (nel 2012 era di 1,4 milioni di ton.).
Il prodotto importato non è sottoposto né a controlli sanitari certi rispetto alla fase produttiva e di stoccaggio, né a sufficienti controlli in arrivo nei nostri porti.
Attualmente a livello globale la quantità di grano prodotto e quello stoccato supera abbondantemente i consumi.
Tutto ciò oltre a mantenere il prezzo basso del grano, fa emergere il dubbio giustificato che parte del grano importato arrivi in Italia con alle spalle già tempi lunghi di stoccaggio… Il pericolo di micotossine nel frumento aumenta dopo i 18 mesi di stoccaggio.
Prezzi grano tenero e duro a livello provinciale
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Piazza
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G. Tenero €/quintale
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G. Duro €/quintale
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Alessandria (12 Luglio 2016)
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14,3/14,5
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19,6/20
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SI TRATTA DI VALORI CHE SONO INFERIORI A QUELLI DI 30 ANNI FA E DI GRAN LUNGA AL DI SOTTO DEI COSTI DI PRODUZIONE SOSTENUTI DAGLI AGRICOLTORI!
NESSUN BENEFICIO VA AI CONSUMATORI PERCHÈ IL PREZZO DI PANE E PASTA RIMANE INVARIATO!
DAL GRANO AL PANE I PREZZI AUMENTANO DEL 1400% MENTRE DAL GRANO ALLA PASTA L’INCREMENTO È CIRCA DEL 500%.
PER IL CITTADINO IL PREZZO DI 1 KG DI PANE EQUIVALE A QUELLO DI 30 KG DI GRANO!!
Tutto ciò è il risultato di un mercato globale controllato da 5 multinazionali che utilizzano lo strumento dello stoccaggio a fini speculativi.
In Italia, c’è chi ha contribuito a questa situazione drammatica, preferendo fare acquisti speculativi sui mercati esteri di grano da "spacciare" come pasta o pane Made in Italy, per la mancanza dell'obbligo di indicare in etichetta la reale origine del grano impiegato. Un comportamento reso possibile dalle lacune della legislazione europea e nazionale che non obbliga ad indicare la provenienza del grano utilizzato in etichetta.
Un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero, così come la metà del pane in vendita… ma i consumatori non lo possono sapere perché non è obbligatorio indicare l’origine in etichetta.
In particolare, l’industria italiana ha sempre importato cospicue quantità di grano giustificandone la complementarietà qualitativa per miscelare i grani nazionali.
Si tratta di operazioni meramente speculative concentrate nel periodo di raccolta del prodotto nazionale e finalizzate ad abbattere il prezzo di mercato nazionale attraverso un eccesso di offerta:
Il “grano giramondo” contribuisce ad abbattere i prezzi sui mercati locali: il «grano cattivo scaccia quello buono».
Quindi
Coldiretti Alessandria ha chiesto al Consiglio Nazionale Coldiretti e all’Assemblea, che si riunirà nelle prossime ore, di organizzare una mobilitazione a difesa del settore cerealicolo per avere risposte immediate.
Servono:
- Interventi per determinare regole di democrazia economica. STOP alle speculazioni.
- Etichettatura trasparente per i prodotti da forno, pane e pasta
- Intensificare i controlli sul grano importato per garantire livelli di rispetto degli standard qualitativi e sanitari
Coldiretti Alessandria
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