Sarti, Lega Nord: Il Governo ha politicizzato la consultazione, sfruttando la disaffezione nei confronti della politica

Referendum Trivelle, le considerazioni dei politici.
by Pier Carlo Lava
L’esito del referendum sulle trivelle è noto a tutti (e il risultato era praticamente scontato) si sono recati al voto circa 15 milioni di italiani corrispondenti al 32,1% degli aventi diritto. 
Infatti il Quorum, così come nelle ultime sette consultazioni referendarie, dal 15 giugno 1997 ad oggi (escludendo quella sull’acqua e legittimo impedimento) non è stato raggiunto perciò il risultato non è valido.
Sui votanti il SI vince con l’82% dei voti, un dato che a nostro avviso non va sottovalutato, sul quale invece crediamo sia opportuno riflettere e fare le relative considerazioni anche alla luce delle imminenti elezioni amministrative e in prospettiva futura quelle politiche. 

Alfine di conoscere la loro opinione, abbiamo posto a diversi esponenti politici dei vari partiti, a livello locale, regionale e nazionale la seguente domanda: Quali sono le sue considerazioni sull’esito del referendum e sulle implicazioni politiche in prospettiva”, queste le loro risposte.
Roberto Sarti Presidente Gruppo Lega Nord: Il Governo ha politicizzato la consultazione, sfruttando la disaffezione nei confronti della politica
Ha votato il 31,5% degli italiani. Esulta Renzi, il Presidente non eletto con un voto democratico, che ,coerentemente dal suo punto di vista,ha invitato a non recarsi alle urne. Esulta re Giorgio Napolitano fautore della democrazia tronca, della democrazia del non voto. Esultano ovviamente i petrolieri. Esultano meno, molto meno, gli italiani a cui questa consultazione referendaria è costata circa 300 milioni di euro dal momento che non si è voluto accorparla alle elezioni amministrative. 
Un referendum il cui tema è risultato da subito poco chiaro al maggior numero degli italiani; anziché toccare argomenti strettamente inerenti l'ambiente e la salute pubblica il Governo ha preferito politicizzare la consultazione, avere dagli italiani un voto pro o contro l'esecutivo. Un errore, forse calcolato, tenendo presente la grave disaffezione che serpeggia da tempo nel Paese nei confronti
della politica.
300 milioni di euro utilizzati per le beghe politiche e di leadership interne al PD, in particolare tra Renzi e il Governatore della Puglia Emiliano. 360 milioni di euro che oggi servono al Presidente del Consiglio per rafforzare il centralismo statale nei confronti del regionalismo, segnale di un pericoloso ritorno al passato. Grazie comunque ai quasi 15 milioni di italiani che hanno partecipato alla consultazione referendaria esercitando un diritto che da troppi anni ci viene negato. Non dimentichiamoci però che il referendum indetto per il 17 Ottobre sulle riforme costituzionali è un referendum confermativo che non richiede nessun quorum. Questo significa che non c'è bisogno di una soglia minima di votanti. A vincere il referendum sarà semplicemente l'opzione più votata tra "sì" e "no" alla conferma della legge. Ride bene chi ride ultimo.

Commenti