Cari Sindaci, è ora di alzare la testa ...

Filippo Boatti 
…dal quotidiano dell'ordinaria amministrazione. E anche dal mito del “buon governo locale” che non può più sussistere in assenza di trasferimenti adeguati dallo Stato, bloccati dalle dissennate politiche di austerità europee.
Di quali Sindaci parlo: anzitutto di quelli più progressisti, anche i sindaci espressione di SEL e della Sinistra oggi sono troppo ripiegati sul quotidiano, mentre dovrebbero essere più sensibili al richiamo del loro “obbligo sociale”. Alcuni di essi (Pisapia, Doria e Zedda) anno recentemente aperto un dibattito a sinistra. Ma più in generale dovrebbero aprire una riflessione non banale i sindaci di centrosinistra, del PD e del M5S. In questi anni gli amministratori locali si sono troppo dedicati a fare i soccorritori di ultima istanza della crisi economica, lo hanno fatto anche bene, con impegno e sensibilità, cercando soluzioni immediate e pratiche ai tanti problemi sociali, ma è forse il tempo anche per loro di andare più a fondo, cercandone le cause strutturali nell'inuguaglianza e nella mancanza di investimenti pubblici a sostegno della crescita. Alzando insomma la testa e mettendosi in prima fila per delle battaglie di cambiamento. E non limitandosi a
proporre un astratto “buon governo” che non è più realizzabile nelle condizioni attuali.
Questi sindaci e amministratori locali hanno avuto un ruolo cruciale negli anni recenti, nella capacità di interpretare la stagione delle primarie e del centrosinistra, di Italia Bene Comune, stagione che ahinoi si è chiusa per volontà di chi persegue il “partito della nazione” (e surrogati vari). Pisapia ha governato e sta governando tuttora molto bene Milano: si veda il recente blocco del traffico a tutela della salute. E i risultati poi sono arrivati. Ma Pisapia sembra poco lucido e perfino poco preparato quando interviene sulle questioni della politica nazionale. In pochi anni sono cambiate molte cose e si può capire che qualcuno sia disorientato, oltre che appagato dai risultati raggiunti e dal giusto prestigio personale accumulato. Certo la mediazione è un valore positivo, ma non tutto si può sempre mediare. E l'idea che sia un ex membro della giunta Moratti oggi a poter prendere il testimone dell'esperienza del centrosinistra di Pisapia è quantomeno bizzarra.
Forse per troppo tempo Pisapia e gli altri esponenti del “partito dei sindaci” nella sinistra si sono astenuti dal partecipare al dibattito politico nazionale e il ritorno alla realtà è stato un po' brusco: in fin dei conti è una realtà troppo brutta, dove la crisi economica peggiora e il PD ha scelto in modo inequivocabile il liberismo. Tanto dura che forse non se ne vuole prendere atto. Non basta con Expo “creare lavoro” se è lavoro senza diritti, temporaneo, e non pagato. O se nel nostro Paese come effetto della “riforma” Fornero una percentuale enorme di giovani e di persone adulte fino ai 49 anni è senza lavoro (ultime statistiche). E con il Jobs Act che è acqua fresca, senza effetto se non quello di togliere ai lavoratori alcuni dei più importanti diritti conquistati negli anni '70. Ma detto questo se si apre un dibattito è solo un fatto salutare.. Però se i Sindaci ritengono di dovere entrare nelle questioni nazionali, non credo se la possano cavare con gli appelli ai buoni sentimenti: si tratta di entrare nel merito anzitutto prendendo atto di una realtà completamente cambiata.
Naturalmente li possiamo capire, in questi anni hanno lavorato bene, a testa bassa, sulla difesa dei servizi locali. E ora sentono le possibili rotture politiche, fra un PD sempre più liberista e la sinistra, come un ostacolo al proseguimento del “buon governo”. Ma sbagliano obiettivo: l'ostacolo sono le politiche neoliberali e non chi si batte per cambiarle, arrivando in certi casi a opporsi duramente alle scelte del PD. A testa bassa si diceva: forse stando a testa troppo bassa si finisce per non curarsi del contesto e della sua importanza.
Mi auguro perciò che continuino a intervenire nelle questioni della politica nazionale. Ma finalmente alzando la testa e denunciando l'impossibilità del “buon governo locale” se continuano i tagli lineari alla sanità, ai trasporti, e ai servizi locali. Come è possibile garantire la mobilità sostenibile e combattere le polveri sottili tagliando le risorse ai trasporti pubblici, come ha fatto il governo Monti e come continua a fare l'attuale governo? Di fatto non appena il presidente Chiamparino ha provato a contrapporsi alle scelte del governo Renzi, è stato sostituito da un fedelissimo (e mediocre) renziano come l'emiliano-romagnolo Bonaccini alla guida della conferenza Stato-Regioni.
Fassino, Doria, Pisapia, ecc., tutti i bravi sindaci, non ritengono di doverne prendere atto e di dovere tirare fuori la testa da sotto la sabbia, di doversi contrapporre anche politicamente a Renzi e alle politiche del PD, per cambiarle, denunciandone chiaramente l'insostenibilità? La realtà è brutta, ma bisogna cominciare a guardarla in faccia.
Non si può continuare a guardare da un'altra parte quando il governo taglia le risorse per i servizi sociali, per la casa, l'istruzione, la sanità e i trasporti. In questi anni i nostri i Sindaci, della sinistra, del centrosinistra, del PD o del M5S, si sono impegnati a ridurre il danno facendo tutto un apprezzabile lavoro di spending review, tagliando e ottimizzando le spese al fine di salvaguardare il centro nevralgico dei servizi essenziali. Ma il tempo passa e il confine fra la razionalizzazione e un razionamento di tipo bellico diventa sempre più labile, e la situazione della Grecia pre-tsiprasiana è sempre più vicina (pre-tsiprasiana perché, perlomeno, Tsipras ha avuto il merito di smetterla di raccontare balle ai suoi concittadini, mentre qui pare di essere tornati ai “ristoranti tutti pieni” di berlusconiana memoria).
Come si diceva è bene che ci sia un dibattito e che non la pensiamo tutti uguale. Il dibattito è stato aperto, però, goffamente a mio parere, sulla questione delle alleanze, che non interessano a nessuno, parlando ostinatamente di un centrosinistra che non c'è più anziché del merito dei problemi, che occorre superare per ricostruire un vero centrosinistra di cambiamento. Ma il problema non sono le alleanze, che in politica sono sempre possibili (anche se non obbligate quando non ci sono le condizioni) ma i presupposti sbagliati da cui parte il ragionamento. Nel momento in cui il 50% degli elettori non va più a votare, servono ragioni forti e politiche, e non solo la minaccia del venire meno di un astratto centrosinistra e di un bucolico “buon governo” che non c'è.
Non credo che oggi chi si candida a Sindaco sia ancora pienamente lucido se continua a indicare l'orizzonte del “buon governo locale”, vecchio mito e anche vecchia realtà della sinistra, senza coalizzarsi con chi denuncia i danni sempre più gravi delle politiche di austerità. Politiche europee di austerità che il governo Renzi, a parte qualche baruffa chiozzotta o meglio fiorentina con la Commissione Europea, sta eseguendo come un bravo scolaretto a danno dell'occupazione e dell'economia reale.
I movimenti in atto sia nella sinistra del socialismo europeo (pensiamo a Corbyn e al premier socialista portoghese Costa che governa con le sinistre) che nella nuova sinistra europea (Syriza e Podemos) dimostrano che qualche cosa si può fare. Il modello del “buon governo locale”, può essere onorevolmente, in modo non mendace, riproposto agli elettori solo unendolo fortemente alle battaglie politiche ideali più generali, senza le quali non può sussistere nessun “buon governo locale”.
Mi auguro che nel loro prossimo intervento pubblico Pisapia, Doria e Zedda dimostrino di avere letto e compreso, insomma, le riflessioni di Luciano Gallino sulle cause della crisi e sulle proposte per superarla, che certo non sono dogmi, e che si possono discutere proponendone di migliori, e che possono richiedere anche alleanze, mediazioni e compromessi intermedi, perché questo è il senso del fare politica, ma che non possono però partire da presupposti di ambiguità che mi sembrano evidenti nella “lettera dei Sindaci”.

Quindi questo io direi a Pisapia & C.: sono passati 5 anni, è cambiato tutto, Italia Bene Comune è un ricordo del passato, e non avete letto Luciano Gallino: ora aggiornatevi, recuperate l'arretrato, e aiutateci contro l'austerità, col vostro patrimonio personale di credibilità, accumulato nel vero buon governo locale che ora vi sfuggirà velocemente dalle mani, espropriato da fattori esterni di forza maggiore, accettando di fare le battaglie che ci sono da fare, con meno timori. Non si può fare i ragionieri della crisi quando c'è da affrontare complesse equazioni, almeno bisogna sforzarsi di impostare correttamente e capire il problema. Come direbbe Obama: Stand up!

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