Ricordo dell’eccidio della Banda Lenti a Camagna Monferrato


Camagna Monferrato: Orazione ufficiale tenuta dal consigliere comunale, Francesco Di Salvo, in occasione del ricordo del  71° Anniversario dell' eccidio della III Brigata Matteotti, detta Banda Lenti, a Camagna. 
Ci conoscevamo già da 5 anni.  Il tuo nome era Alessandro ma preferivi ti chiamassi Sandro. 
Nonostante i tuoi 85 anni ogni estate ti chiedevo una partita a carte, e tu lo facevi volentieri. Avevi capito quanto fossi curioso di conoscere il motivo per cui quella garza giaceva sopra il tuo capo. Notavo che periodicamente cambiava. Poi ogni estate quando arrivavo per le vacanze preparavi le valigie per Bardineto. 
Un pomeriggio, nonostante fossi prossimo alla partenza, con il tuo sorriso dolce e rassicurante mi avevi fatto entrare  per giocare una partita a scala quaranta. Dopo aver giocato un po', ti chiedo quanti anni avessi esattamente. Poi, non trattenendo la
curiosità, ti domando come mai periodicamente cambiassi quella garza.
Da quel momento il nostro discorso cambiò tono, la tua espressione si era rabbuiata. 
Io ascoltavo, sicuro di avere notizie su quella medicazione, che avrei scoperto qualche tempo dopo dovuta a una mancata cicatrizzazione. Eri malato, ma in quel momento non pensavi al tumore; ricordavi. 
"Ero il numero 11937. Mangiavo patate sporche di terra. Fosse stato solo quello... Un giorno, mentre nevicava, ci hanno fatto uscire dallo stanzone e ci hanno urlato che qualcosa di grave era appena accaduto. Eravamo dieci. Non capivo molto bene il tedesco, ma loro indicavano un nostro compagno. Aveva tentato di scappare. Dopo averlo indicato ci hanno accompagnati in un altro stanzone. Niente brande. Un grosso forno. Un soldato teneva la testa di ognuno di noi in modo che gli occhi puntassero bene sul forno. Il "disertore" venne accompagnato vicino al forno dal decimo soldato. Dopo aver urlato ancora ribadendo che ciò che stava per accadere fosse per noi un monito a non sbagliare, lo prese e lo infilò.....vivo nel forno....vivo, capisci?!...il corpo sussultava e lui urlava. Io provai a replicare e di tutta risposta uno di loro mi colpì sul capo con la testa del fucile. L'unica mia fortuna è che al tempo fossi grande e forte."
Non riesco a dirvi altra testimonianza che questo zio acquisito, diciamo, mi lasciò.  
Questo ricordo lo collego direttamente con il fatto che poche settimane prima di questo mio incontro la sezione di Alessandria venne intitolata a “Pierino Guerci” e si trasferì in Via Verona grazie all’impegno e alla passione condivisi del Segretario provinciale Ezio Guerci e poi del Presidente Pasquale Cinefra. 
Fu lì che io cominciai a conoscere l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. 
Vorrei dirvi cosa penso della resistenza e del significato dell’essere qui, oggi, con l’ANPI e con tutti voi,  a ricordare l’anniversario dell’eccidio della Banda Lenti a Camagna Monferrato.
Per questo cercherò di fare un viaggio insieme con voi.
Partiamo dal Piemonte, terra dove molti di noi, se non tutti i qui presenti, vivono e che ha visto scorrere su di sé il sangue di chi lottava per la libertà di tutti, a poco più di vent’anni, o di chi, semplicemente, pretendeva di vivere la propria. 
Resistenza. Tutt’ora credo di non averne compreso appieno il senso. Beh, si, sui libri, anche se come studente ho sempre tentato di rifuggirne, le impostazioni storiografiche sono molteplici, varie, sentite o trascritte; e nonostante tutto questo mi sono interrogato e credo di non averla capita perché, semplicemente, non l’ho vissuta. 
La sensibilità maggiore rispetto ai miei coetanei per la politica e per la storia della mia città, della provincia di Alessandria e del Paese non è sufficiente.  
Perciò per vivere senza aver vissuto occorre la testimonianza; occorrono le persone conosciute come Sandro, ad esempio, Pasquale Cinefra che vedo qui, oppure la conoscenza che ho fatto oggi di Lidia Menapace; ciò aiuta a rivivere un po’ quei momenti, quei pensieri, ma non basta ancora.
Questo viaggio piemontese dobbiamo pensare, dunque, di volerlo e poterlo fare avendo in mente due cose che potranno sembrare ovvie: la prima è che non possiamo farlo da soli e la seconda è che dobbiamo farlo con uno zaino particolare e affascinante, quello della memoria.
I compagni e le compagne di viaggio sono per cominciare gli iscritti di questa Associazione, nonché l’unica, nonostante nel nostro Paese ci si improvvisi, sempre più spesso e con forme variopinte di associazionismo, paladini di qualunque problema emerga in modo più o meno marcato nel dibattito pubblico quotidiano.
Per poter nutrire la mente e fare un viaggio determinato e significativo, un viaggio che lasci il segno e per quello che mi riguarda, un viaggio anche un po’ rivoluzionario, è necessario cambiare il paradigma: il verbo commemorare questo come altri anniversari. 
No, è ricordare, rievocare alla mente immagini e persone. 
Ricordare. Dobbiamo, per come la vedo io, scrollarci di dosso questa impostazione, che ha sempre definito la forma dell’ANPI, non credo la sua sostanza. Non lo facciamo per noi, lo facciamo per coloro che sono indifferenti, che non ci conoscono, che non conoscono la realtà dell’ANPI, non conoscono la storia della resistenza o, speriamo siano pochi, non conoscono la storia.
Continuiamo a pensare che i momenti importanti debbano per forza essere caratterizzati da solennità. Per me i momenti importanti sono i meno visibili fuori ma i più visibili dentro, quelli che lasciano il segno, quelli che ti ricordi, quelli che non dimentichi, quelli che passano subito dalla mente al cuore.
Ci preoccupiamo più di coloro che ora, come il sottoscritto, possono dirsi antifascisti, che hanno piacere e si sentono di far parte della nostra associazione con una tessera, come questa. (mostrandola a tutti).
Però il tema non deve essere focalizzato al nostro interno o su un perimetro ideale e riconoscibile all’istante, il tema va rivolto al suo esterno. Sono quelle donne e quegli uomini, quei ragazzi e quelle ragazze, che ogni giorno vivono la loro vita e godono di una democrazia pensando sia scontata e acquisita, perché tanto il corso della storia avrebbe avuto proprio quel risvolto, carente di quel coinvolgimento affettivo che serve a vivere appieno la propria cittadinanza e la propria libertà pur non avendo capito che i sacrifici fatti, la battaglie perse, quelle vinte, le ingiustizie superate ne rendono la sua sostanza densa e appassionata. 
La Costituzione della Repubblica italiana lo dimostra.
Il raccolto del nostro seminato se ci pensate non è così ampio, è di qualità alta ma non è quantitativamente sufficiente. Questa affermazione non ha l’obiettivo di ricercare i colpevoli bensì di farci riflettere su una conseguenza ben precisa. 
Non è un bene che nell’immaginario collettivo dei cittadini e delle cittadine, che richiamavo prima, ci sia l’ equivalenza nell’associare  il mondo fascista e noi antifascisti come posizioni alternative. 
Non è accettabile! Noi siamo oltre. Non possiamo essere confusi e considerati, nemmeno per un attimo, come l’antidoto al veleno fascista. Noi siamo persone per bene, che lavorano nelle istituzioni, vedo qualche Sindaco, nella società, nel mondo religioso con una stella polare fissa: la libertà del proprio Paese. 
Non è accettabile ci sia qualcuno che neghi i fatti della storia e giustifichi la guerra. Nella nostra Costituzione c’è scritto ripudia. E questo verbo basta per dire e dare forza alle nostre parole.
Proprio per questo motivo dobbiamo fare questo viaggio, tutti insieme.  Siamo la risposta, a patto che non ragioniamo esclusivamente al nostro interno, all’eliminazione di  quell’equivalenza di cui parlavo prima. Qui serve l’impegno dei partigiani in prima persona che non penso abbiano paura della sfide. Ne sono la prova i percorsi straordinari come quelli di testimonianza nelle scuole con gli studenti e le studentesse soprattutto delle elementari e delle medie. Oltre a questo i giovani iscritti all’ANPI devono fare questo viaggio per allargare una prospettiva vitale al nostro Paese e alla nostra democrazia.
A questo viaggio manca però ancora qualcosa. Un mezzo che permetta di veicolare meglio questa conoscenza: la bici.
E qui Lidia potrebbe dirmi: “Ma tu la bici l’hai usata solo per andare in giro per la città, mica per rischiare la vita?!”.  Ci tenevo a fare un passaggio sul ruolo della Staffetta partigiana.
E’ proprio questo il particolare, che ho provato a rappresentare con la bicicletta, il quale nasconde un significato più politico e fa indubbiamente parte del passato e ora, più silenziosamente e in modo sotterraneo, fa parte di questo presente: il coraggio che serve assumersi per diffondere il messaggio di cosa è stata la resistenza. Non è stato e non è così semplice.
La bici peraltro ha permesso l’irruzione, se vogliamo definirla così, nella vita politica delle donne durante la resistenza, alcune anche decise ad armarsi. Su questo sono eloquenti le parole di Tina Anselmi che vorrei riproporvi: “Odiavamo le armi, odiavamo la morte ma eravamo pronte a impugnarle per conquistare la vita.”
La nostra provincia, come sappiamo illustre medaglia d’oro per la Resistenza, ha tra i suoi luoghi simbolo Camagna Monferrato. Poco fa arrivando con l’auto ho subito avuto l’impressione che si senta, che ci sia qualcosa che scateni la consapevolezza di ciò che è accaduto; è il forte ricordo, nei simboli e nelle voci, della terza brigata Matteotti guidata da Agostino Lenti. La banda Lenti. Per quanto sia un momento di tristezza questa mattina non è solo un momento storico ma uno storico momento, che ha permesso di costituire le radici del nostro Paese assieme agli altri storici momenti in giro per l’Italia. Io li chiamerei proprio così per evitare che la memoria collettiva lentamente si eroda. 
E noi adesso, proprio adesso, cari compagni e compagne lo storico momento lo stiamo vivendo. Grazie.




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