“educate, inspire, and connect”, by Elia Ranzato


650 giovani promesse della ricerca, incontrano e interagiscono con 65 Premi Nobel. 
by Elia Ranzato, Ph.D. University of Piemonte Orientale
L'espressione «scienziati di domani» viene usata di frequente nelle discussioni che riguardano i giovani ricercatori. Tuttavia, non c'è frase più appropriata per descrivere i 650 giovani ricercatori che hanno partecipato al 65° Lindau Nobel Laureate Meeting, svoltosi a Lindau (Germania) dal 28 giugno al 3 luglio. I giovani ricercatori in questione si sono innanzi tutto imposti ai competitivi processi nazionali di selezione, e successivamente sono riusciti a convincere una commissione internazionale di selezione, che li ha reputati degni di far parte dell'élite scientifica mondiale che per una settimana ha preso parte al meeting lungo le sponde del Lago di Costanza.
Il comitato ha infatti selezionato 650 giovani promesse della ricerca provenienti da 66 diversi paesi dei cinque continenti e ha dato loro la possibilità di incontrare e interagire con 65 Premi Nobel. 
La contessa Bettina Bernadotte, presidente del comitato del Lindau Nobel Laureate Meeting, ha accolto con favore l'elemento multiculturale sempre più marcato della manifestazione, nonché la
presenza cospicua di giovani scienziate. Giovani che, con ogni probabilità, faranno il futuro della Ricerca Scientifica anche nel nostro Paese.
Della delegazione italiana, infatti, fanno parte studiosi che si sono già cimentati su ricerche importanti, come Simona Martinotti, classe 1982, laureata in Biologia e post-doc all’Università del Piemonte Orientale, che nel 2013 era stata insignita di un Premio Internazionale.
Il meeting di Lindau rappresenta per i giovani ricercatori un grande laboratorio, un eccezionale incubatore, concentrato in un fitto programma di eventi in pochi giorni dai quali raccogliere l’esperienza, personale e tecnica, trasmessa dai Premi Nobel di tutto il mondo che, in linea con il motto dell’evento: “educate, inspire, and connect”, si pongono a disposizione della collettività per formare giovani ricercatori di talento in grado di contribuire in modo consistente al progresso scientifico.
La dr.ssa Martinotti racconta che l’esperienza più rilevante emersa dall’incontro con i Premi Nobel è stata la loro capacità di contagiare i giovani con la loro grande passione per la ricerca scientifica, perché senza passione la ricerca scientifica è un campo difficile. Credo che due siano le parole chiave – prosegue la dr.ssa Martinotti -  da tenere in mente per poter intraprendere la carriera scientifica: passione, tanta passione per la ricerca scientifica, e voglia di lavorare senza fermarsi al primo ostacolo, al primo esperimento non riuscito o al primo risultato inaspettato.
In particolare – chiosa la dr.ssa Martinotti - mi è piaciuto molto l’intervento di Ada Yonath, premio Nobel per la Chimica nel 2009, che dopo aver svolto vari lavori per aiutare la madre a mantenere la famiglia e dopo aver svolto il servizio militare (è nata a Gerusalemme) ha perseguito anche lei con caparbietà il suo percorso nella scienza, conciliando vita lavorativa con vita famigliare. Molto bella la presentazione di Edmond Fisher, premio Nobel per la Medicina nel 2002. Il prof. Fisher è un energico 95enne che ci ha ispirati e ci ha parlato quasi come un nonno, raccontandoci la sua storia e facendoci innamorare ancora di più della scienza!! Se mai arriverò a 95 anni voglio essere come lui!! Ho scambiato anche alcune battute anche con Robin Warren, Nobel per la Medicina per la scoperta della relazione tra il batterio Helicobacter pylori e la gastrite e l’ulcera peptica, di cui ho parlato ai miei studenti come esempio di caparbietà e attaccamento alla scienza.
Grazie poi alla disponibilità di diversi premi Nobel, tra cui il prof Carlo Rubbia – conclude la dr.ssa Martinotti – ho chiesto loro e registrato alcuni messaggi di incoraggiamento e di impegno per i miei studenti del primo anno del corso di Biologia ad Alessandria.

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