Balduzzi, Decreto P.A.: prosegue la votazione degli emendamenti nella I Commissione della Camera


Prosegue nella I Commissione “Affari costituzionali” della Camera l’esame del decreto di riforma della pubblica amministrazione. Di seguito riportiamo alcuni stralci della discussione sugli emendamenti, nella quale segnaliamo gli interventi dell’on. Renato Balduzzi. Al centro dell’attenzione i temi della prevenzione dei ricorsi amministrativi infondati (emendamento 41.15 del relatore), delle procedure di nomina all’interno delle società partecipate (emendamento 16.9) e del personale in staff agli organi politici degli enti locali (emendamenti 11.10, 11.21, 11.65, 11.67, 11.71). 
Ufficio stampa dell'on. Renato Balduzzi
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La seduta comincia alle 19.30.
DL 90/2014: Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari.
C. 2486 Governo.
(Seguito dell’esame e rinvio).
La Commissione prosegue l’esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta pomeridiana di oggi.
Francesco Paolo SISTO, presidente, avverte che è stata avanzata la richiesta che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche mediante l’impianto audiovisivo a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l’attivazione.
Avverte, quindi, che si passerà all’esame delle proposte emendative riferite all’articolo 41.
Emanuele FIANO (PD), relatore, invita al ritiro degli identici emendamenti Amoddio 41.1, Venittelli 41.2, Molteni 41.3, Bonafede 41.5, Centemero 41.6, La Russa 41.7 e Leone 41.8, nonché degli identici emendamenti Schullian 41.4, Sarro 41.9 e Gelmini 41.10. Raccomanda, quindi, l’approvazione del proprio emendamento 41.14, invitando al ritiro dei subemendamenti Colletti 0.41.14.2 e 0.41.14.1. Invita altresì al ritiro dell’emendamento Sarro 41.11 e raccomanda
l’approvazione del suo emendamento 41.15, invitando al ritiro dei subemendamenti Balduzzi 0.41.15.1 e Sannicandro 0.41.15.2. Invita, inoltre, al ritiro degli emendamenti Di Lello 41.12 e Colletti 41.13.

Il ministro Maria Anna MADIA esprime parere conforme a quello del relatore su tutti gli emendamenti; esprime altresì parere favorevole sugli emendamenti 41.14 e 41.15 del relatore.

Ettore ROSATO (PD) sottoscrive gli emendamenti Amoddio 41.1 e Venittelli 41.2 e li ritira.

La Commissione respinge gli identici emendamenti Molteni 41.3, Bonafede 41.5, Centemero 41.6, La Russa 41.7 e Leone 41.8.

Francesco Paolo SISTO, presidente, constatata l’assenza dei presentatori degli identici emendamenti Schullian 41.4 e Sarro 41.9, avverte che s’intende che vi abbiano rinunciato.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge l’emendamento Gelmini 41.10; respinge i subemendamenti Colletti 0.41.14.2 e 0.41.14.1; approva l’emendamento 41.14 del relatore (vedi allegato 2) e respinge l’emendamento Sarro 41.11.

Renato BALDUZZI (SCpI) illustra la ratio del suo subemendamento 0.41.15.1, evidenziando che, a suo avviso, occorrerebbe un ulteriore approfondimento con riferimento all’emendamento 41.5 del relatore. Al riguardo, segnala che configurare una fattispecie di abuso del processo equivale a inventarsi un principio giuridico inesistente, assolutamente abnorme.

Francesco Paolo SISTO, presidente, condivide la logica dell’emendamento 41.15 del relatore, ritenendo che costituisca un miglioramento rispetto alla formulazione originaria del testo dell’articolo 41.

Donatella FERRANTI (PD) ricorda come sul punto in discussione la Commissione giustizia abbia formulato un’osservazione nell’ambito del parere espresso alla I Commissione sul decreto-legge in titolo. Fa presente che è difficile stabilire quale possa essere la ragione «palesemente infondata in fatto». Ritiene pertanto che, se si deve annacquare la disposizione di cui all’articolo 41, è preferibile allora eliminarla del tutto, esistendo già nell’ordinamento giuridico l’istituto della lite temeraria.

Emanuele FIANO (PD), relatore, alla luce delle considerazioni svolte, propone di accantonare il suo emendamento 41.15 e i subemendamenti ad esso riferiti, nonché gli emendamenti Di Lello 41.12 e Colletti 41.13.

La Commissione acconsente. Passa, quindi, all’esame delle proposte emendative riferite all’articolo 5.
 ……
Emanuele FIANO (PD), relatore propone una nuova formulazione dell’emendamento Morassut 16.9, limitata al primo comma.

Francesco Paolo SISTO, presidente, osserva che dal dibattito era emersa la volontà di sopprimere la parola:»ristrette» e di sostituire le parole: «procedure di evidenza pubblica» con le seguenti: «procedure selettive di evidenza pubblica».

Emanuele FIANO (PD), relatore conferma la formulazione da lui proposta.

Il ministro Maria Anna MADIA concorda con il relatore.

Roger DE MENECH (PD), in qualità di cofirmatario dell’emendamento 16.9 accetta la riformulazione proposta dal relatore.

Renato BALDUZZI (ScPI) sottolinea come l’evidenza pubblica sia qualcosa di molto differente dalla trasparenza e dall’accessibilità.

Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (ScPI) concorda col collega Balduzzi, Con evidenza pubblica si intende, infatti, una gara con tanto di inviti e possibili ricorsi al TAR, rendendo la procedura di nomina impraticabile.

Il ministro Maria Anna MADIA ritiene di accogliere le osservazioni dell’onorevole Balduzzi e rileva che si potrebbe fare riferimento, invece che all’evidenza pubblica, a una selezione pubblica.

Daniela Matilde Maria GASPARINI (PD) ricorda che la procedura attuale per le nomine negli enti locali prevedono la predisposizione di un bando, la presentazione di curricula e la scelta dell’amministratore. Si tratta non di un concorso, ma di una scelta soggettiva, fondata sulla necessità di un rapporto fiduciario.

Francesco Paolo SISTO, presidente, osserva che la questione merita un’ulteriore riflessione e che si potrebbe accantonare l’emendamento 16.9.

Donatella FERRANTI (PD) chiede se la norma viene inserita all’interno del codice civile.

Emanuele FIANO (PD), relatore risponde affermativamente alla collega Ferranti. Alla luce del dibattito modifica il suo parere ed invita al ritiro i presentatori dell’emendamento Morassut 16.9 o altrimenti esprime parere contrario.

Il ministro Maria Anna MADIA esprime parere conforme a quello del relatore.
Roger DE MENECH (PD), in qualità di cofirmatario, ritira l’emendamento 16.9.
 ……
Federica DIENI (M5S) illustra il suo emendamento 11.71, il cui intento è quello di escludere la possibilità di scegliersi i dirigenti.

Francesco Paolo SISTO, presidente, rilevato che l’articolo 11, comma 4, consente che il trattamento economico sia parametrato a quello dirigenziale, prescindendo dal possesso del titolo di studio, osserva che si tratta di una disposizione in contrasto con i principi del merito e della trasparenza e invita il Governo a modificarla.

Dorina BIANCHI (NCD) propone l’accantonamento dell’emendamento Dieni 11.71, invitando il relatore ed il Governo ad approfondirne le tematiche sottese ed evidenziando che sullo stesso argomento ha presentato la proposta emendativa 11.66 di cui raccomanda l’approvazione.

Francesco Paolo SISTO, presidente, ricorda che esistono altre proposte emendative che saranno successivamente poste in votazione vertenti sul tema del titolo di studio.

Donatella FERRANTI (PD), nel dichiararsi contraria all’emendamento Dieni 11.71, sottolinea che la finalità del comma 4, dell’articolo 11 del provvedimento risiede nel divieto di effettuazione da parte dei soggetti con incarico negli staff degli organi politici degli enti locali della attività gestionale tipica dei dirigenti.

Giuseppe BERRETTA (PD), nel dichiararsi contrario all’emendamento Dieni 11.71, ritiene che l’articolo 90 del decreto legislativo n. 267 del 2000 che la predetta proposta emendativa intende abrogare è in realtà una norma importante per il buon funzionamento della pubblica amministrazione.

Renato BALDUZZI (SCpI), nel ritenere che effettivamente esiste un problema nella disciplina degli staff degli organi politici degli enti locali, fa presente che tale questione deve essere affrontata in un’altra sede e non attraverso l’approvazione dell’emendamento Dieni 11.71 in discussione.

Federica DIENI (M5S) osserva che il comma 4, dell’articolo 11 del provvedimento in esame introduce la pericolosa idea di uno Stato in cui non viene valorizzato adeguatamente il titolo di studio conseguito dai cittadini.

Elena CENTEMERO (FI-PdL) evidenzia la contraddizione insita nell’articolo 11, comma 4 del provvedimento secondo cui, in sostanza, si attribuisce a un soggetto che non ha le adeguate competenze la stessa retribuzione di un dirigente. Sottolinea, inoltre, che con una legge dello Stato si determina, in sostanza, una diminuzione del riconoscimento del valore del titolo di studio.

Angelo CERA (PI), richiamando la sua esperienza di sindaco, ricorda la difficoltà spesso incontrata dai sindaci dei comuni nei rapporti con i tecnici e la burocrazia a servizio dell’organo politico.

La Commissione respinge l’emendamento Dieni 11.71.

Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI), intervenendo sugli identici emendamenti Plangger 11.4, Piccione 11.21, Fabbri 11.72, Sibilia 11.65, Di Salvo 11.10, e Kronbichler 11.67, propone una riformulazione degli stessi finalizzata ad intervenire sull’articolo 11, comma 4 del provvedimento nel senso di prevedere che coloro i quali fanno parte dello staff degli organi politici non possano svolgere attività gestionale a prescindere dal trattamento economico percepito e dal titolo di studio conseguito.

Dorina BIANCHI (NCD), intervenendo sul suo emendamento 11.66, ne raccomanda l’approvazione illustrandone la finalità e sottolinea che già oggi soggetti senza adeguato titolo di studio ricoprono incarichi negli staff degli organi politici negli enti locali.

Federica DIENI (M5S), intervenendo sull’emendamento Sibilia 11.65, di cui è cofirmataria, ne raccomanda l’approvazione illustrandone la finalità volta a valorizzare il titolo di studio.

Antonio PLACIDO (SEL), intervenendo sull’emendamento Kronbichler 11.67, di cui è cofirmatario, ne raccomanda l’approvazione illustrandone la finalità e ricorda, peraltro che esistono casi di soggetti che lavorano negli staff degli organi politici degli enti locali percependo un trattamento economico maggiore dei dirigenti.

Ettore ROSATO (PD) sottolinea l’importanza della norma di cui all’articolo 11, comma 4 del provvedimento, di cui condivide la ratio di ribadire il divieto di svolgimento da parte dei componenti degli staff degli organi politici degli enti locali dell’attività gestionale propria dei dirigenti.

Renato BALDUZZI (SCpI) ritiene che l’articolo 11, comma 4, del decreto intende chiarire la circostanza che il divieto di svolgimento di attività personale dello staff degli organi politici degli enti locali si applica anche nell’ipotesi in cui costoro posseggano un titolo di studio adeguato.

Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (SCpI), nel far presente che è a favore dell’obiettivo di ridurre i costi degli staff a supporto degli organi politici degli enti locali, ribadisce la sua proposta di riformulazione degli emendamento in discussione, in modo da modificare l’articolo 11, comma 4, del provvedimento nel senso di chiarire con certezza che i componenti degli staff degli organi politici degli enti locali non possono svolgere attività gestionale a prescindere dal trattamento economico e dal titolo di studio conseguito.

Laura RAVETTO (FI-PdL) si associa alla proposta di riformulazione degli emendamenti in discussione avanzata dal collega Mazziotti Di Celso.

Marilena FABBRI (PD) ritira il suo emendamento 11.72, sottolineando che l’articolo 11, comma 4, deve essere inteso come una norma che ribadisce un divieto di svolgere attività gestionale per i soggetti che ricoprono un ruolo negli staff degli organi politici degli enti locali a prescindere dal titolo di studio conseguito e dal trattamento economico percepito.

Teresa PICCIONE (PD) ritira il suo emendamento 11.21, condividendo le osservazioni svolte dalla collega Fabbri.

Elena CENTEMERO (FI-PdL) sottoscrive e fa propri gli emendamenti Piccione 11.21 e Fabbri 11.72, ritirati dai firmatari.

Albrecht PLANGGER (Misto-Min.Ling.) ritira il suo emendamento 11.4.

Antonio LEONE (NCD) non comprende in base a quale interpretazione siano stati effettuati alcuni ritiri, dato che né il relatore, né il ministro hanno fornito alcuna interpretazione.

Il ministro Maria Anna MADIA sottolinea come a suo avviso la norma sia del tutto chiara e non abbia bisogno di essere riformulata. Si tratta di una disposizione cautelativa per non permettere ai componenti degli uffici di diretta collaborazione di svolgere attività gestionale.

Andrea MAZZIOTTI DI CELSO (ScPI) osserva che a suo avviso un elemento di confusione interpretativa nasce dal fatto che si dice che resta fermo quanto previsto dai primi tre commi dell’articolo 90, dove però non sussistono divieti. Basterebbe esplicitare il divieto.

Nazzareno PILOZZI (Misto – LED) reputa positiva la posizione unanime che si è venuta a formare in merito al fatto che i membri degli uffici di diretta collaborazione non possano svolgere attività gestionale. Ma si domanda chi possa, specialmente nei piccoli comuni, controllare che questo non avvenga. Rischia di essere la classica buona norma di principio che non trova applicazione sul territorio.

Davide TRIPIEDI (M5S) pone dei dubbi sul fatto che i componenti degli uffici di diretta collaborazione equiparati a dirigenti lascino effettivamente il loro incarico una volta concluso il mandato politico del loro referente.

La Commissione respinge gli identici emendamenti Piccione 11.21, fatto proprio dall’onorevole Centemero, Sibilia 11.65, Di Salvo 11.10 e Kronbichler 11.67.


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