Alessandria: Appena insediatosi presidente dell’Ausimont-Montefluos, Carlo Cogliati mi convocò a Milano, proprio mentre era in corso contro di me l’ennesima rappresaglia. Ognuno di noi due attribuiva evidentemente finalità diverse all’incontro. Per quanto mi riguardava gli spiegai che le rappresaglie (fallite) erano conseguenza delle mie reiterate denunce ambientali culminate nell’Osservatorio ambientale della Fraschetta e che le soluzioni al disastro ecologico di Spinetta Marengo erano appunto contenute nelle rivendicazioni dell’Osservatorio. Insistetti a lungo a illustrarle, soprattutto riferite al dissesto idrogeologico. Le soluzioni per pacificarsi col territorio dunque c’erano , e non erano il fumo negli occhi fino ad allora praticato dall’amministratore delegato di Montefluos, Paolo Bolzani: mostre pseudo artistiche di Giò Pomodoro sul piazzale dello stabilimento, eleganti concerti a Santa Maria di Castello in Alessandria, sontuosi ricevimenti culinari per promuovere… il risanamento del Bormida dall’Acna (come se Spinetta non c’entrasse niente con la morte del fiume). Insistetti a lungo, astutamente, a denunciare la megalomania inconcludente anzi controproducente di Bolzani, perché correvano voci che Cogliati, accompagnato da ostentata fama di francescana austerità, ce l’aveva a morte con lui, cercava in Montedison ogni pretesto per farlo fuori e restare padrone incontrastato
della società leader del fluoro. Questa perciò era per Cogliati la finalità del nostro incontro e non di recepire le mie rivendicazioni (tant’è che di lì a poco tenterà addirittura di licenziarmi) e neppure di magnificarsi, come pur fece, primo della classe fin dall’asilo. Ne ebbi conferma quando, appena uscito dal surreale colloquio, incrociai Virgilio Castoldi, capo del personale ma di fatto braccio destro di Bolzani nonché regista (sfortunato) delle rappresaglie, il quale mi investì: lei è venuto a farsi le sue ragioni col gran capo, illuso, ma dovrà fare i conti con me. Rientrai tosto nell’ufficio di Cogliati e riferii: Castoldi ha detto che tu (Cogliati dava del tu a tutti, americanamente) non conti niente. Non l’avessi mai detto. Saltò addosso al Castoldi con una massa di accuse e insulti equamente da dividersi con Bolzani, che io neppure riuscivo ad afferrarli tutti se non per la violenza verbale che mi lasciò esterrefatto. Non avevo mai visto un uomo lasciarsi umiliare a tal punto (a posteriori ne provo soddisfazione, avendo saputo quanto male dopo di me Castoldi ha fatto agli operai come imprenditore a Trento). Ultima annotazione: inspiegabilmente non imputato nell’attuale processo in Corte d’assise, Bolzani terrà compagnia a Cogliati nell’altro filone penale che sta per aprirsi.
Perché racconto questo aneddoto? Per riaffermare, restando negli ambiti del processo in corso, che il disastro ecologico delle falde di Spinetta Marengo era –tramite soprattutto l’Osservatorio ambientale della Fraschetta- conosciuto da tutti, a tutti i livelli (presidenti di provincia e sindaci, compresi), da tutti i dirigenti di Ausimont e Solvay, dal vertice aziendale in giù, fin dal primo giorno del loro insediamento, come avvenne con l’amministratore delegato di Solvay Bernard de Laguiche, che tutto seppe quanto meno dalla lettera aperta che gli consegnai alla sua trionfale visita ad Alessandria. Nessuno osi dire: non sapevo. Prova inconfutabile l’Osservatorio ambientale della Fraschetta.
Lino Balza

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