Filippo Boatti Città Futura on-line
... Sul fallimento politico dei Democratici di Sinistra, alcuni anni dopo torniamo sul luogo del delitto.
Una rondine non fa primavera, cioè il dialogo e l'adesione formale al PSE, pur utile, non basta a fare quel partito socialista di grandi o medie dimensioni di cui l'Italia avrebbe bisogno e che tuttora non c'è, unico caso in Europa.. Però aiuta. Il passo di bussare alle porte del PSE è stato prima fatto da Nichi Vendola per conto di SEL e poi, con un peso ben maggiore per via della sua consistenza elettorale, da Matteo Renzi per conto del PD. Al congresso del PSE di Roma è presente infatti anche un'ampia delegazione di Sinistra Ecologia Libertà, pur avendo SEL ritenuto, penso opportunamente, di tenere un dialogo con le parti più innovative delle diverse famiglie della sinistra europea. In fin dei conti SEL è un agile vascello e le sue piccole dimensioni impongono di essere socialisti un po' “corsari” e rossoverdi e non solo rossi, cosa che dovrebbe caratterizzare un ipotetico socialismo del XXI secolo che deve tenere conto della compatibilità ambientale e dello sfruttamento dell'uomo sull'ambiente, e non più solo della lotta fra capitale e lavoro
Quello che fa riflettere è che questa rivalutazione della cultura e della storia socialista viene da un ex comunista "rifondatore" come Vendola e da un ex democristiano come Renzi. Pur da posizioni diverse e a tratti
contrapposte, Vendola all'ala sinistra mentre Renzi rispolvera il pensiero di Blair.
Mentre il mondo post-comunista dei DS con tutto il peso della sua imponente storia ha continuato a crogiolarsi nel provincialismo e a pretendere che la socialdemocrazia fosse morta contestualmente al crollo del comunismo. E a considerare il partito come fine e non come mezzo. Quell'insistenza di Cuperlo nel definirsi uomo di partito lascia indifferente quando non stupito e contrariato il paese reale che oggi è diffidente dei partiti ma potrebbe rivalutarli se servissero a qualcosa. Chi è più distante dal paese reale di un Cuperlo e di un D'Alema che non possono vivere senza il partito-giocattolo tra le mani? Mai elaborato il lutto del crollo del muro di Berlino, i cuperliani (gli eredi del continuismo berlingueriano) sono stati più realisti del re nel difendere l'inesistente progetto dell'Ulivo mondiale ed europeo pur di non definirsi socialisti. Ora con imbarazzo ammettono a denti stretti, solo perché costretti dagli irrituali metodi di Renzi, che l'anomalia italiana non è per nulla un'anomalia positiva e che in Europa le famiglie politiche sono chiare e distinte, socialisti di qua e popolari di là e non mescolati nello stesso partito e che da una prospettiva europea non si può più stare fuori. I problemi non sono terminati ma oggi la sinistra italiana è forse un po' meno provinciale. Gli ex DS già PCI con in testa D'Alema, che fa il socialista in Europa ma poi pratica il più bieco trasformismo in Italia (e non perde occasione per diffondere falsità e maldicenze nei confronti dei suoi colleghi socialisti europei), ne escono definitivamente sconfitti.
Un fallimento fragoroso che ha coinciso con un vuoto siderale di politica che ha lasciato campo libero per 20 anni a Berlusconi e oggi al suo epigono Grillo. In 20 anni mai un minuto di vera opposizione e contrasto alla cultura berlusconiana e al gigantesco conflitto di interessi dell'uomo dei media. Possiamo legittimamente opporci al governo Renzi se non condividiamo il suo programma (anche la terza via di Blair è morta e sepolta in Europa) e se riteniamo i suoi metodi troppo violenti. Per quanto mi riguarda ho una lista lunghissima di cose di Renzi che non vanno bene. Ma riconosciamogli il merito di avere dato una scossa a un vecchio regime insopportabile.

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