Sull'adesione di SEL al Partito del Socialismo Europeo


Filippo Boatti Città Futura on-line
Renzi o non Renzi il PD entra in crisi, preda degli scandali delle tessere e mille polemiche, proprio mentre si avvia al suo rito fondativo, l'ordalia delle primarie, e l'uomo solo al comando o meglio il one man show (personaggio che non demonizzo ma di cui vedo tutti i limiti) non basterà a mascherare i problemi. Le primarie sono buone per scegliere un candidato premier o un candidato sindaco con le attuali leggi elettorali, meno buone per scegliere il capo di un partito che non può essere votato da chi passa per caso o, qualche volta, per voto di scambio. La crisi del PD non nasce da una presunta "questione morale" come segnalano diversi preoccupati interventi ma dall'assenza di un'identità politica intorno a cui si organizza un partito con il suo progetto. Da questa mancanza di un progetto condiviso nascono le divisioni in bande e le degenerazioni, non il contrario. L'ibrido rappresentato dal PD non esiste in nessun altro paese europeo e non è un'anomalia felice. Sinistra Ecologia Libertà è tuttora un piccolo partito e, per dirla col lessico militare classicamente legato alla politica che a Vendola non piace, non
ha molte divisioni e dunque, al momento, non ha la forza di combattere da sola in campo aperto, checché ne pensino alcune minoranze che preferirebbero isolarsi e parlare a pochi.
Ma la chiara adesione di SEL al PSE contenuta nel documento congressuale proposto da Nichi Vendola (che pericolosi estremisti!) può essere un piccolo ma positivo contributo a indicare "la strada giusta" alla frastagliata e un po' confusa realtà della sinistra italiana. Il PSE ha naturalmente limiti e contraddizioni ma - oltre al fatto che la stagione del blairismo è ormai completamente archiviata (con infamia per il suo fondatore, ci torneremo sopra) ed è in atto un grande ripensamento sulle politiche liberiste degli ultimi anni - ha anche la capacità di autocorreggersi e rigenerarsi che è dovuta all'avere ben salde le proprie origini e quindi la cultura politica che è quella socialista. Il socialismo europeo, salvo le ali antagoniste ed estreme, con cui comunque bisognerà sempre dialogare pur nel dissenso, è il vero spazio della sinistra in Europa e deve diventare per la sinistra italiana la casa della sinistra unita, oggi divisa fra diverse formazioni politiche (tra cui anche una parte del PD) che dovrebbero a un certo punto avere il coraggio del grande salto e unirsi in una sola grande forza popolare della sinistra, socialista e ambientalista, con cultura di governo.

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