Ma che Paese siamo diventati? 282.0


Alessandria, 1 dicembre 2012: Negli ultimi anni, con due diversi Governi, di cui uno pseudo tecnico, i cittadini e in particolare le fasce più deboli della società, “Quelle che hanno di meno ma sono in tanti”... hanno pagato un conto salatissimo, che ha inciso pesantemente sulla qualità della vita della famiglie e dei giovani.
Nel contempo ci sono classi sociali che non sono state nemmeno sfiorate da un minimo provvedimento, ad esempio, i politici, i manager delle aziende pubbliche, e delle istituzioni istituzioni a livello nazionale e locale, i così detti finanzieri d’assalto e i grandi patrimoni (con particolare riferimento a quelli finanziari),“Le categorie che sono di meno ma che hanno di più”.
La crisi finanziaria, da sempre la causa di tutti i mali della società, partita dagli U.S. con i mutui sub prime e poi estesa all’Europa e in particolare al nostro Paese, unitamente all’incapacità dimostrata dai Governi che si sono succeduti negli ultimi 20 anni (ovviamente facendo le debite proporzioni in relazione agli anni di Governo e ai provvedimenti adottati), ci ha portati sull’orlo del baratro, cioè ancora un passo e avremmo fatto la fine della Grecia se non peggio.
Il fallimento della politica, ha reso perciò necessario l’avvento del così detto Governo tecnico, come unica possibilità per adottare interventi immediati a scongiurare tale pericolo.
Nello stesso i cittadini avevano riposto tutta la loro fiducia, come dimostravano i sondaggi iniziali, si sperava che non avendo il problema dei consensi elettorali, per risolvere il problema avrebbe finalmente prese decisioni eque, ma ben presto si è capito, come i fatti successivi hanno confermato, chi avrebbe pagato il conto “Salva Italia”.
Ora è vero che abbiamo recuperato la nostra immagine a livello internazionale (ridicolizzata dal comportamento del precedente Governo) e che ci siamo allontanati dall’orlo del baratro, ma per il resto il quadro generale del paese è decisamente preoccupante.
La disoccupazione ha raggiunto l‘11,6%, quella giovanile al 36,5%, ci sono milioni di precari e di pensioni al di sotto dei mille euro, gran parte delle quali a meno di 500 euro, l’economia è in recessione, l’evasione fiscale, la corruzione e la criminalità dilagano.

Anche in questi settori non è stato fatto quasi nulla e come al solito la responsabilità è in gran parte da imputare a certi politici (va ricordato che in Parlamento quando serve... la maggioranza numerica è sempre quella del precedente Governo). 
Gli stessi hanno recentemente vanificato la Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie che secondo le stime del governo, avrebbe un introito di circa 1 miliardo di euro e la possibilità per i consumatori di detrarre gli scontrini fiscali, provvedimenti che il Governo Monti aveva inserito all’interno della legge di stabilità, e altri ancora, che
all’inizio del mandato erano stati annunciati con l’intenzione di trasformarli in leggi, finalizzate ad incidere sulle questioni che rappresentano da sempre il cancro del nostro paese .
Stesso discorso per la riforma della legge elettorale, tutti concordano sulla necessità di cambiarla, ma poi, anteponendo gli interessi di bottega a quelli dei cittadini non convergono su un testo condiviso, per cui si finirà di andare a votare con il porcellum.
Equità, solidarietà e sopratutto politiche di sviluppo, sovente evocate nelle conferenze stampa, rimangono nel cassetto e solo con il rigore a senso unico, non si va da nessuna parte, come quando il chirurgo dice, l’intervento è perfettamente riuscito, ma il paziente è morto. Perciò un avvertenza: se saranno necessari altri interventi, questa volta si dovrà cominciare da chi pur avendo di più non ha contribuito, cioè il 10% degli Italiani che detiene il 50% della ricchezza del paese e su questo punto non servono ragionamenti e calcoli complessi, basta varcare i confini e prendere esempio dalla Francia di Hollande.

In questa situazione c’è da domandarsi, “ma che Paese siamo diventati?”, se i giovani per trovare lavoro devono andare all’estero, le menti più brillanti emigrano, i vecchi sono considerati un peso per la società in quanto non producono più reddito, le famiglie non hanno un minimo di sostegno, il lavoro è continuamente mortificato da leggi che con la motivazione della flessibilità lo stanno rendendo sempre più precario e, nonostante ciò, difficile da trovare.
Ma nonostante tutto c’è ancora speranza, la riscossa deve partire dai giovani, ma anche  i meno giovani devono fare la loro parte, così come tutte le categorie, i politici in primis, i lavoratori pubblici e privati, gli imprenditori e i commercianti, indipendentemente dalla fascia sociale di appartenenza, si dovranno superare le singole posizioni di parte, gli egoismi, sarà necessario riscoprire i valori dimenticati da tempo, onestà, legalità, impegno  e solidarietà e insieme dare il proprio contributo, perchè non va dimenticato che siamo tutti sulla stessa barca e quindi o ci salviamo insieme o affondiamo tutti, il rischio Grecia è ancora dietro l’angolo...
Pier Carlo Lava

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