Economia italiana, cambiano i motori della crescita: Livolsi chiede al Governo nuove priorità

Economia italiana tra industria e innovazione: analista finanziario davanti a grafici economici, fabbrica automatizzata con robot industriali, tecnologie digitali e attività logistiche.
L'economia italiana affronta nuove sfide: industria avanzata, intelligenza artificiale, innovazione tecnologica e servizi diventano protagonisti della trasformazione produttiva analizzata dall'economista Ubaldo Livolsi. Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo. Alessandria Post – italianewspost.it – piercarlolava.blogspot.com

Dieci settori manifatturieri crescono, dodici arretrano. Secondo le previsioni di Confindustria, il PIL italiano aumenterà dell'1% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027. L'economista Ubaldo Livolsi invita il Governo a ripensare le politiche industriali, puntando su tecnologia, innovazione e nuove connessioni tra i settori produttivi.

Di Pier Carlo Lava – Alessandria Post

Alessandria, 4 novembre 2026 – L'economia italiana sta attraversando una trasformazione che rischia di modificare profondamente gli equilibri produttivi costruiti nel corso degli ultimi decenni. Alcuni comparti industriali mostrano segnali di crescita, mentre altri, storicamente legati al successo del Made in Italy, incontrano difficoltà sempre maggiori. Non è soltanto una questione di rallentamento economico, ma di cambiamento strutturale dei mercati, delle tecnologie e della domanda internazionale. È questo il quadro che emerge dall'analisi di Ubaldo Livolsi, professore di Corporate Finance e fondatore di Livolsi & Partners S.p.A., diffusa dall'Agenzia DIRE.

Il punto centrale della riflessione riguarda la necessità di aggiornare le priorità della politica industriale italiana, superando una visione fondata esclusivamente sui settori tradizionali. L'aumento degli investimenti nella difesa, la crescente integrazione tra manifattura e servizi tecnologici, l'intelligenza artificiale e le nuove dinamiche del turismo stanno ridefinendo le opportunità di sviluppo. La sfida, secondo Livolsi, non consiste soltanto nell'individuare le attività più promettenti, ma nel creare condizioni affinché la loro crescita produca benefici anche per il resto dell'economia nazionale.

L'analisi integrale di Ubaldo Livolsi diffusa dall'Agenzia DIRE

Di seguito il testo integrale della notizia dell'Agenzia DIRE, con le dichiarazioni dell'economista Ubaldo Livolsi.

Economia, Livolsi: Cambiano motori crescita, il Governo deve aggiornare priorità

Roma. "Dieci settori manifatturieri in crescita e dodici in contrazione. È uno dei dati più significativi dell'ultimo rapporto del Centro Studi Confindustria sull'economia italiana. Dietro una previsione di aumento del Pil dell'1% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027 si nasconde un sistema produttivo che procede a velocità molto diverse". E' l'analisi di Ubaldo Livolsi, professore di Corporate Finance e fondatore della Livolsi & Partners S.p.A..

"Crescono- spiega- alcuni comparti legati alle nuove tecnologie e alla domanda internazionale, mentre altri, che hanno contribuito per decenni al successo del Made in Italy, attraversano una fase difficile. Non è soltanto una questione congiunturale. Le tensioni geopolitiche, l'evoluzione tecnologica e il cambiamento dei consumi stanno modificando la geografia della crescita. La domanda si orienta verso nuove attività e alcune specializzazioni tradizionali perdono terreno. L'Italia deve comprendere come accompagnare questa trasformazione, e la politica non può continuare a ragionare sulle priorità del passato".

"Un esempio- entra nel dettaglio Livolsi- è rappresentato dalla difesa. L'aumento della spesa militare europea può creare opportunità per l'aerospazio, la meccanica, l'elettronica e la componentistica. Non riguarda soltanto i grandi gruppi, ma anche le imprese che possono inserirsi nelle filiere di fornitura. A mio parere, la questione decisiva è capire se questa domanda produrrà competenze e innovazioni utilizzabili anche in altri settori. Una crescita legata alle commesse pubbliche può sostenere l'attività industriale, ma il suo valore sarà maggiore se contribuirà a rafforzare stabilmente le capacità tecnologiche del Paese. Un secondo cambiamento riguarda il confine, sempre meno netto, tra industria e servizi. Un macchinario avanzato incorpora software, analisi dei dati, manutenzione predittiva e assistenza tecnologica. Il valore non nasce più soltanto dalla produzione materiale, ma anche dalle attività che accompagnano il prodotto. È un'evoluzione importante per l'Italia, che possiede competenze riconosciute nella meccanica strumentale e nell'automazione. L'intelligenza artificiale può accelerare questa integrazione. Ho già affrontato in precedenti interventi le opportunità e i rischi della sua diffusione. Vorrei qui sottolineare un aspetto diverso: la trasformazione tecnologica sta cambiando la natura stessa dell'industria. Una parte crescente della competitività dipende dalla capacità di combinare produzione, conoscenza e servizi specialistici".

"Anche il turismo - aggiunge - presenta dinamiche differenti. Nelle aree interne può contribuire a contrastare lo spopolamento e creare nuove attività economiche. Nelle grandi città, invece, una crescita dei flussi non accompagnata da adeguate politiche abitative e infrastrutturali può accentuare l'aumento dei costi e rendere più difficile attrarre lavoratori. A Milano, per esempio, il costo elevato degli alloggi rende sempre più difficile per molti lavoratori, anche nei servizi essenziali, vivere vicino al proprio posto di lavoro".

"Questi cambiamenti- continua- suggeriscono che la tradizionale distinzione tra Nord e Sud non sia più sufficiente a descrivere tutte le differenze di sviluppo. Anche all'interno delle stesse regioni convivono territori inseriti nelle filiere più dinamiche e altri che faticano a trovare nuove prospettive. È una realtà che il governo dovrebbe considerare nella definizione delle proprie politiche industriali e territoriali. Credo che la politica industriale debba partire da questa consapevolezza. Non si tratta di individuare dall'alto i settori vincenti, ma di favorire i collegamenti tra attività diverse. La meccanica può beneficiare dell'automazione, l'elettronica delle nuove esigenze della difesa, i servizi tecnologici possono rafforzare la manifattura e il turismo può contribuire allo sviluppo di territori oggi marginali".

"L'Italia ha costruito buona parte del proprio successo economico sulla specializzazione delle imprese e sulla capacità di adattarsi ai mercati. Nei prossimi anni questa capacità dovrà estendersi all'intero sistema produttivo. Non sarà sufficiente avere alcuni settori in crescita se il resto dell'economia non riuscirà a beneficiarne. Non basta individuare i nuovi motori dello sviluppo, bisogna fare in modo che riescano a trainare anche gli altri" conclude Livolsi.

Fonte del testo integrale: Agenzia DIRE.

La questione decisiva: trasformare la crescita in sviluppo diffuso

L'analisi di Livolsi solleva un interrogativo che riguarda direttamente il futuro economico italiano: come evitare che la crescita di pochi comparti produca un Paese sempre più diviso tra territori dinamici e aree in difficoltà? La risposta richiede politiche capaci di collegare imprese, università, centri di ricerca e sistemi formativi, favorendo il trasferimento delle innovazioni anche verso le piccole e medie aziende. Non basta infatti incentivare gli investimenti tecnologici se mancano competenze professionali, infrastrutture adeguate e condizioni che consentano alle imprese di utilizzarli concretamente.

Un secondo aspetto riguarda il lavoro. La trasformazione industriale può creare nuove opportunità professionali, ma rischia anche di accentuare il divario tra competenze richieste e competenze disponibili. Formazione continua, aggiornamento tecnico e collaborazione tra scuola e mondo produttivo diventano quindi elementi fondamentali. Per un Paese caratterizzato da una presenza diffusa di piccole imprese, la capacità di accompagnare il cambiamento senza lasciare indietro interi comparti rappresenta una delle sfide economiche e sociali più importanti dei prossimi anni.

La riflessione vale anche per territori come il Piemonte e la provincia di Alessandria, dove convivono manifattura, logistica, agricoltura, servizi e attività legate all'innovazione. La competitività futura dipenderà sempre più dalla capacità di costruire collegamenti tra settori differenti, favorendo la diffusione delle tecnologie, il rafforzamento delle filiere e la valorizzazione delle competenze locali. La questione non è scegliere tra industria tradizionale e nuovi comparti, ma comprendere come farli evolvere insieme, trasformando il cambiamento economico in un'occasione di sviluppo condiviso.

Nota editoriale: Le considerazioni conclusive sono un approfondimento originale di Alessandria Post. Il testo integrale delle dichiarazioni di Ubaldo Livolsi è attribuito all'Agenzia DIRE. I dati previsionali citati trovano riscontro nel Rapporto di previsione d'autunno 2026 del Centro Studi Confindustria.

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Alessandria Post – Immagine originale generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.

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