Truffe bancarie, quando la banca deve restituire i soldi rubati? Diritti dei correntisti, rimborsi e consigli per non cadere nella trappola

Immagine illustrativa sulle truffe bancarie con una donna preoccupata al telefono, un falso operatore bancario incappucciato, uno smartphone e simboli di sicurezza digitale. In evidenza i consigli per riconoscere le frodi e tutelare i propri risparmi.
Truffe bancarie e falsi operatori: conoscere i propri diritti, proteggere i codici personali e sapere quando richiedere il rimborso può fare la differenza.

Dalle telefonate dei falsi operatori ai bonifici fraudolenti, cresce la necessità di conoscere le regole. Non sempre chi subisce una truffa perde definitivamente il denaro, ma non tutti i rimborsi sono automatici. Ecco come difendersi e come comportarsi.

Una telefonata apparentemente innocente può costare migliaia di euro. Ma se un truffatore riesce a svuotare il nostro conto corrente, chi deve sopportare il danno economico? La vittima oppure la banca?

Pier Carlo Lava

Le truffe bancarie rappresentano una delle minacce più insidiose per i cittadini, perché colpiscono non soltanto i risparmi, ma anche la fiducia nelle istituzioni finanziarie e nei sistemi digitali. Con questo approfondimento, Alessandria Post intende offrire ai lettori uno strumento concreto per conoscere i propri diritti, riconoscere i tentativi di frode e sapere come richiedere la restituzione del denaro sottratto.

La questione riguarda tutti, dai giovani che utilizzano quotidianamente applicazioni bancarie e pagamenti digitali agli anziani che possono essere particolarmente esposti alle telefonate ingannevoli. Oggi i criminali informatici sono in grado di simulare comunicazioni ufficiali, utilizzare numeri telefonici apparentemente autentici e costruire situazioni di emergenza così convincenti da indurre anche persone prudenti a commettere errori. La conoscenza delle regole può fare la differenza tra un tentativo di truffa sventato e una perdita economica importante.

Il fenomeno non è affatto marginale. Secondo i dati diffusi dalla Banca d'Italia il 24 giugno 2026, le controversie relative agli utilizzi fraudolenti degli strumenti di pagamento rappresentano ormai il 37% dei ricorsi all'Arbitro Bancario Finanziario, in un contesto che comprende phishing, falsificazione dell'identità del chiamante, SMS fraudolenti e telefonate ingannevoli. Un dato che conferma quanto sia importante rafforzare sia la prevenzione sia la tutela dei clienti. 

Il primo punto da chiarire riguarda il rimborso. La normativa italiana, in particolare il decreto legislativo 11/2010 e successive modifiche, prevede che le operazioni di pagamento non autorizzate debbano, di regola, essere rimborsate dalla banca o dall'intermediario immediatamente e comunque entro la fine della giornata operativa successiva alla conoscenza o alla segnalazione dell'operazione. La banca deve inoltre ripristinare il conto nella situazione in cui si sarebbe trovato se il pagamento non fosse mai avvenuto. La legge prevede specifiche eccezioni e consente di sospendere il rimborso in caso di motivato sospetto di frode da parte del cliente, con comunicazione scritta alla Banca d'Italia. 

Questo significa che non è corretto sostenere che ogni persona truffata debba automaticamente considerare perduti i propri soldi. Esiste un sistema di protezione che attribuisce precisi obblighi agli intermediari, pur richiedendo al cliente un comportamento diligente.

Il diritto al rimborso dipende tuttavia da una distinzione fondamentale. Se il criminale riesce a effettuare un pagamento senza l'autorizzazione del correntista, siamo generalmente nell'ambito delle operazioni disconoscibili. Se invece convince la persona a disporre consapevolmente un bonifico verso un conto che crede sicuro, la situazione diventa più complessa. Un pagamento effettuato personalmente sotto inganno non gode automaticamente delle stesse garanzie previste per un'operazione non autorizzata. Restano comunque possibili contestazioni, richieste di recupero e valutazioni su eventuali responsabilità dell'intermediario. 

Particolarmente delicata è la questione dei codici di sicurezza. Le banche adottano sistemi di autenticazione forte, che normalmente richiedono più fattori di verifica. Se il cliente comunica password, PIN o codici temporanei al truffatore, oppure approva un'operazione senza verificarne il contenuto, può essere contestata una condotta gravemente negligente. Ma la semplice presenza di un'autenticazione forte non dimostra automaticamente la colpa grave del cliente: la banca deve valutare e provare le circostanze che giustificano il rifiuto del rimborso. 

Un esempio concreto arriva anche dalla giurisprudenza dell'Arbitro Bancario Finanziario. Con una decisione del 26 febbraio 2026, il Collegio di Roma ha esaminato un caso di SMS apparentemente riconducibile alla banca, riconoscendo responsabilità concorrenti del cliente e dell'intermediario e stabilendo un rimborso pari alla metà della somma sottratta. Il caso dimostra che le controversie non si risolvono necessariamente con un semplice sì o no, ma richiedono una valutazione delle condizioni effettive nelle quali la frode è avvenuta. 

Occorre poi ricordare che il correntista dispone, di norma, di un termine massimo di 13 mesi dall'addebito per segnalare le operazioni non autorizzate, ma questo non significa che sia opportuno aspettare. La legge richiede una comunicazione senza indugio non appena si viene a conoscenza della transazione sospetta. Ogni ora può essere importante, soprattutto quando i criminali utilizzano bonifici istantanei, difficilmente revocabili dopo l'esecuzione. 

Se ci si accorge di essere stati truffati, il comportamento deve essere immediato. Bisogna contattare la banca attraverso i recapiti ufficiali, bloccare le carte e le credenziali eventualmente compromesse, segnalare le operazioni sconosciute e chiedere formalmente il disconoscimento e il rimborso. È altrettanto importante conservare SMS, email, schermate, notifiche, numeri telefonici, orari delle chiamate e documentazione relativa ai movimenti bancari. Può essere utile presentare una denuncia alla Polizia Postale o alle altre forze dell'ordine, anche se la denuncia non costituisce di per sé una condizione indispensabile per ottenere il rimborso. 

Se la banca respinge la richiesta, il cittadino non deve necessariamente arrendersi. Può presentare un reclamo scritto chiedendo le motivazioni del rifiuto e la documentazione relativa alle operazioni contestate. Per i reclami riguardanti i servizi di pagamento il termine ordinario di risposta è di 15 giornate lavorative. Se la risposta non arriva nei termini oppure non è soddisfacente, è possibile ricorrere all'Arbitro Bancario Finanziario, nei limiti della sua competenza. Il ricorso costa 20 euro, rimborsabili in caso di esito favorevole, e non richiede obbligatoriamente un avvocato. È inoltre possibile presentare un esposto alla Banca d'Italia, che però non decide direttamente il rimborso della singola controversia. 

Un'ulteriore tutela è rappresentata dalla verifica della corrispondenza tra nome e IBAN del beneficiario, obbligatoria per banche e Poste italiane dal 9 ottobre 2025. Questo controllo può aiutare a individuare trasferimenti indirizzati a persone diverse da quelle indicate. Non rappresenta però una garanzia assoluta contro le truffe, perché un criminale può convincere la vittima a trasferire denaro verso un conto intestato a un soggetto realmente esistente oppure a ignorare eventuali avvisi di discordanza. 

Il sistema maggiormente utilizzato dai truffatori è quello della falsa emergenza bancaria. La vittima riceve una telefonata da un individuo che si presenta come addetto alla sicurezza dell'istituto di credito. In alcuni casi il numero visualizzato sul telefono corrisponde apparentemente a quello autentico della banca. Si tratta del cosiddetto spoofing, una tecnica che consente di falsificare le informazioni relative al chiamante. Proprio questa somiglianza rende il raggiro particolarmente credibile, come ricordano anche i Carabinieri nelle loro indicazioni di prevenzione. 

Per comprendere meglio il meccanismo, immaginiamo una telefonata tra un falso operatore bancario e un correntista. Il dialogo è inventato a scopo educativo, ma riproduce alcune delle strategie psicologiche più diffuse.

Una telefonata che potrebbe svuotare il conto

FALSO OPERATORE

«Buongiorno, sono Marco, dell'ufficio sicurezza della sua banca. La contatto perché abbiamo rilevato un tentativo di bonifico sospetto di 4.850 euro dal suo conto corrente. Dobbiamo intervenire immediatamente.»

CORRENTISTA

«Ma come sarebbe? Io non ho fatto nessun bonifico!»

FALSO OPERATORE

«È proprio per questo che la stiamo chiamando. Se non completiamo subito la procedura di sicurezza, il denaro potrebbe essere trasferito definitivamente. Le arriverà una notifica sul cellulare: deve confermarla per annullare l'operazione.»

CORRENTISTA

«Aspetti, mi è arrivata una richiesta di autorizzazione. Però c'è scritto che riguarda un pagamento.»

FALSO OPERATORE

«Non si preoccupi, è una procedura interna. La prego di non perdere tempo, altrimenti non potremo garantire la protezione dei suoi risparmi.»

CORRENTISTA

«No, non autorizzo nulla. Chiudo la telefonata e chiamo io la banca al numero indicato sulla mia carta.»

La reazione corretta: interrompere la chiamata, non approvare operazioni e verificare autonomamente con la banca.

In questo esempio il criminale utilizza tre strumenti psicologici molto efficaci: la paura di perdere i risparmi, la presunta autorevolezza dell'operatore bancario e l'urgenza di prendere una decisione. La persona viene messa sotto pressione, senza avere il tempo di ragionare. L'obiettivo è farle autorizzare inconsapevolmente un pagamento oppure consegnare informazioni riservate.

Come possiamo allora riconoscere e prevenire queste situazioni? La prima regola è semplice: nessuna banca dovrebbe chiedere telefonicamente password di accesso, PIN, codici OTP o conferme di pagamenti per mettere in sicurezza un conto. Non bisogna inoltre installare applicazioni suggerite durante una chiamata non verificata, condividere lo schermo del telefono o effettuare bonifici verso presunti conti di sicurezza. Un conto corrente non viene protetto trasferendone il saldo a uno sconosciuto.

È opportuno diffidare anche dei messaggi che invitano a cliccare immediatamente su collegamenti per evitare il blocco di una carta, soprattutto se accompagnati da minacce o scadenze ravvicinate. Un numero telefonico apparentemente autentico non è una prova dell'identità di chi chiama, così come un SMS inserito nella stessa conversazione dei messaggi realmente ricevuti dalla banca non costituisce garanzia di autenticità. La verifica va fatta attraverso l'applicazione ufficiale, digitando personalmente il sito dell'istituto oppure chiamando un recapito già conosciuto. 

Ministero Made in Italy

Altrettanto importante è adottare alcune precauzioni quotidiane. Attivare le notifiche di pagamento, controllare periodicamente i movimenti, impostare limiti adeguati ai bonifici e mantenere aggiornati smartphone e applicazioni bancarie consente di ridurre i rischi e individuare più rapidamente eventuali anomalie. Le notifiche devono essere lette attentamente: una richiesta di autorizzazione non va mai approvata soltanto perché qualcuno al telefono sostiene che serva a bloccare una frode. Anche persone esperte nell'uso degli strumenti digitali possono essere ingannate da una comunicazione costruita con abilità.

Un'attenzione particolare merita la cosiddetta seconda truffa, quella del recupero dei soldi. Può accadere che una persona già raggirata venga ricontattata da individui che promettono di recuperare il denaro sottratto dietro il pagamento di una commissione anticipata. Si tratta di un ulteriore segnale di allarme: chi ha già subito un danno economico non deve affidarsi a sconosciuti che garantiscono recuperi miracolosi. Le autorità europee hanno richiamato espressamente l'attenzione su questa modalità fraudolenta. 

Banca d'Italia

Resta infine una riflessione che riguarda il rapporto tra banche e cittadini. È giusto chiedere agli utenti prudenza e attenzione, ma sarebbe sbagliato attribuire automaticamente alla vittima ogni responsabilità. Gli istituti finanziari gestiscono sistemi tecnologici sofisticati, conoscono le tecniche utilizzate dai criminali e hanno obblighi di sicurezza, informazione e tutela. Quando un cittadino subisce una truffa, la valutazione delle responsabilità deve essere rigorosa, documentata e rispettosa dei diritti di entrambe le parti.

La prevenzione rimane la difesa migliore, ma deve essere accompagnata da procedure di rimborso comprensibili e accessibili. Perché dietro un bonifico fraudolento possono esserci i risparmi di una vita, una pensione, il denaro necessario per sostenere una famiglia oppure risorse accantonate con anni di sacrifici.

La raccomandazione conclusiva è una sola: davanti a una richiesta bancaria inattesa, soprattutto se accompagnata da fretta, paura o minacce, interrompete la comunicazione e verificate direttamente con il vostro istituto. Pochi minuti di prudenza possono evitare mesi di preoccupazioni e una controversia difficile da risolvere.

Pier Carlo Lava

Alessandria, Piemonte, Italia, 28 ottobre 2026. Approfondimento di informazione e prevenzione destinato ai lettori di Alessandria Post e ItalianNewsPost.

Fonti istituzionali e approfondimenti

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Credito immagine: Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.

Fonte: Alessandria Post, elaborazione grafica originale con intelligenza artificiale.


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