Terzo Valico, cantieri ancora fermi e nuovi operai in cassa integrazione: chi paga il prezzo dei ritardi?

Ricostruzione realistica di un cantiere ferroviario del Terzo Valico dei Giovi, con ingresso della galleria, macchinari e operai in abbigliamento da lavoro.
Terzo Valico dei Giovi, nuovi lavoratori in cassa integrazione e cantieri ancora fermi. Cresce la preoccupazione per l'occupazione e il futuro dell'infrastruttura.

Alessandria Post · Economia, lavoro e infrastrutture · 22 ottobre 2026

Alessandria – Il Terzo Valico dei Giovi, una delle opere ferroviarie più importanti e costose del Paese, attraversa una nuova fase critica. I cantieri di Radimero, ad Arquata Scrivia, e della Val Lemme, a Voltaggio, risultano ancora fermi nelle attività di scavo, mentre la cassa integrazione si estende ad altre imprese. Dopo i 300 lavoratori della Seli Overseas, anche circa 30 dipendenti della Collins, impegnata nel monitoraggio dei gas nelle gallerie, sono interessati da una richiesta di cassa integrazione. Sullo sfondo rimane il contenzioso economico tra il consorzio costruttore Cociv e Rete Ferroviaria Italiana. Una situazione che impone alcune riflessioni: è accettabile che una grande infrastruttura pubblica si blocchi per controversie finanziarie mentre lavoratori, famiglie e territorio ne subiscono le conseguenze?

Pier Carlo Lava – Alessandria Post

Cantieri fermi nonostante la richiesta di riprendere i lavori

Il 15 ottobre, durante un incontro nazionale con le organizzazioni sindacali, RFI aveva comunicato di aver disposto la ripresa immediata delle attività. A distanza di una settimana, tuttavia, gli scavi nei cantieri interessati non sono ripartiti. Secondo Fillea CGIL e Feneal UIL, le imprese subappaltatrici non avrebbero ricevuto indicazioni operative sufficienti per tornare al lavoro. La distanza tra le disposizioni annunciate e quanto avviene concretamente nei cantieri rappresenta uno degli aspetti più preoccupanti della vicenda. Non basta dichiarare che un'opera deve proseguire: occorre garantire le condizioni contrattuali, economiche e organizzative perché questo avvenga realmente. 

La cassa integrazione si allarga: coinvolti anche gli addetti alla sicurezza

La situazione riguarda ormai più aziende. Ai 300 dipendenti della Seli Overseas si aggiungono circa 30 lavoratori della Collins, società incaricata delle rilevazioni dei gas durante gli scavi. Si tratta di un'attività particolarmente delicata, considerando le difficoltà geologiche incontrate nelle gallerie appenniniche. Secondo quanto riferito dai sindacati, l'impresa ha assicurato che continuerà a essere garantito il personale minimo necessario per i controlli di sicurezza durante le lavorazioni residue. La sicurezza deve rimanere una priorità assoluta, indipendentemente dalle controversie economiche.

Una disputa economica che rischia di compromettere l'opera

Il nodo centrale riguarda il confronto tra Webuild, alla guida del consorzio costruttore, e RFI. Le imprese lamentano costi aggiuntivi, difficoltà geologiche e questioni relative ai pagamenti e alle varianti progettuali. RFI, dal canto suo, contesta le richieste economiche e ritiene ingiustificati i fermi delle lavorazioni. Secondo le ricostruzioni pubblicate, per il completamento del Terzo Valico sarebbero state richieste ulteriori risorse nell'ordine di 2-3 miliardi di euro. Si tratta di cifre oggetto di controversia, non di somme già riconosciute come dovute. Il progetto, inizialmente stimato in circa 6,2 miliardi, ha registrato nel tempo un significativo aumento dei costi. 

Prima considerazione: i lavoratori non possono diventare ostaggi delle controversie

Quando due grandi soggetti economici e istituzionali discutono su finanziamenti, contratti e responsabilità, i primi a subire conseguenze immediate sono spesso coloro che hanno minore potere decisionale. Gli operai del Terzo Valico hanno affrontato anni di lavori complessi, turni impegnativi e condizioni operative particolari. Oggi molti di loro si trovano a casa, con una retribuzione ridotta e senza certezze sui tempi di ripresa. La cassa integrazione rappresenta uno strumento importante di protezione sociale, ma non può diventare la risposta ordinaria a problemi che richiedono decisioni industriali e istituzionali. Il lavoro deve essere tutelato non soltanto attraverso gli ammortizzatori sociali, ma garantendo continuità occupazionale e prospettive concrete.

Seconda considerazione: quanto costeranno davvero i ritardi?

Il Terzo Valico è un'opera strategica destinata a migliorare i collegamenti ferroviari tra il porto di Genova, il Piemonte e il sistema logistico del Nord Italia. Il suo completamento dovrebbe favorire il trasporto delle merci su ferrovia, potenziare i collegamenti e contribuire alla competitività economica dei territori attraversati. Ogni ulteriore ritardo rischia di rinviare questi benefici, oltre a produrre possibili maggiori costi organizzativi e finanziari. È quindi legittimo chiedere una valutazione trasparente delle conseguenze economiche dei fermi, delle risorse ancora necessarie e delle nuove tempistiche di completamento. La previsione del 2028, già indicata per la conclusione dei lavori, appare oggi più incerta, anche se non risulta ufficialmente sostituita da un nuovo cronoprogramma. 

Terza considerazione: il territorio alessandrino rischia una doppia crisi

La vicenda assume un significato ancora più preoccupante se collegata alla situazione industriale della provincia. La crisi dell'ex Ilva di Novi Ligure e le difficoltà del Terzo Valico interessano contemporaneamente due componenti fondamentali dell'economia locale: industria e infrastrutture. Il segretario generale della CISL Piemonte, Luca Caretti, ha richiamato l'attenzione proprio su questa concomitanza, evidenziando il rischio di un progressivo indebolimento del tessuto produttivo alessandrino. La questione non riguarda soltanto gli occupati direttamente coinvolti, ma anche imprese fornitrici, servizi, attività commerciali e famiglie che dipendono dall'economia generata da questi insediamenti. 

Quarta considerazione: le grandi opere richiedono responsabilità e trasparenza

Il Terzo Valico dimostra quanto sia complesso realizzare infrastrutture di grandi dimensioni, soprattutto quando intervengono imprevisti geologici, varianti progettuali e aumenti dei costi. Tuttavia, la complessità tecnica non può giustificare una mancanza di chiarezza verso i cittadini. Sarebbe opportuno conoscere con precisione quali lavorazioni risultano ferme, quali proseguono, quali somme sono effettivamente contestate e quali soluzioni vengono valutate. Occorre inoltre distinguere tra costi aggiuntivi documentati, richieste ancora da verificare e responsabilità contrattuali. Una gestione trasparente contribuirebbe a evitare che il dibattito si trasformi in uno scambio di accuse, lasciando senza risposte le persone direttamente interessate.

Quinta considerazione: completare l'opera non basta, occorre valorizzarla

Esiste infine una questione che merita particolare attenzione. Il Terzo Valico non deve essere considerato soltanto un collegamento ferroviario da terminare, ma un'opportunità di sviluppo da utilizzare concretamente. Perché l'investimento produca benefici duraturi, sarà necessario rafforzare i collegamenti con le piattaforme logistiche, favorire l'intermodalità, sostenere le imprese del territorio e migliorare l'integrazione con la rete ferroviaria esistente. Il rischio, altrimenti, è realizzare un'infrastruttura di grande valore senza sviluppare pienamente le condizioni economiche necessarie per sfruttarne le potenzialità. Alessandria, Novi Ligure e Tortona possono avere un ruolo importante in questa prospettiva, ma servono programmazione e una strategia condivisa.

La politica deve intervenire prima che la crisi si allarghi

La situazione richiede un'assunzione di responsabilità da parte dei soggetti coinvolti, con il contributo delle istituzioni nazionali e regionali. Non è sufficiente assicurare genericamente che il Terzo Valico verrà completato: servono decisioni verificabili, tempi definiti e garanzie per i lavoratori. Sarebbe auspicabile un confronto urgente tra RFI, consorzio costruttore, imprese subappaltatrici e rappresentanze sindacali, accompagnato da un'informazione pubblica sull'avanzamento dell'opera. L'obiettivo deve essere individuare una soluzione che permetta di superare il contenzioso senza compromettere la sicurezza, la regolarità dei lavori e la corretta gestione delle risorse pubbliche.

Il Terzo Valico non può diventare il simbolo delle occasioni perdute

Il territorio alessandrino ha atteso per molti anni i benefici promessi da questa infrastruttura, sopportando anche i disagi inevitabilmente collegati alla realizzazione dei cantieri. Sarebbe profondamente deludente se, proprio nella fase avanzata dei lavori, controversie economiche e difficoltà organizzative compromettessero ulteriormente le prospettive di completamento. La questione non è stabilire preventivamente chi abbia ragione nella disputa finanziaria, ma pretendere che ciascun soggetto assuma le proprie responsabilità e contribuisca a una soluzione. Perché dietro le cifre, i contratti e i chilometri di gallerie ci sono persone, famiglie e comunità che attendono risposte. Le grandi opere si giudicano non soltanto per quanto costano, ma per la capacità di essere completate, funzionare e produrre benefici reali per il Paese.

__________________________________

Le nostre testate: Alessandria Post | ItalianNewsPost.com

Descrizione immagine: Rappresentazione editoriale di un grande cantiere ferroviario del Terzo Valico, con operai, mezzi di movimento terra e ingresso di una galleria. L'immagine accompagna l'approfondimento sui ritardi dei lavori e sulle conseguenze economiche e occupazionali per il territorio alessandrino.

Crediti: Immagine editoriale generata con IA per Alessandria Post – © AP.

Nota editoriale: L'immagine è una ricostruzione illustrativa e non documenta un cantiere reale né la situazione effettiva dei lavori al 22 ottobre 2026.

Commenti