Reumatologia, dal Congresso CReI di Bologna la sfida: cure migliori e meno disuguaglianze tra territori

Quattro partecipanti al Congresso nazionale CReI fotografati davanti alla scenografia del Savoia Auditorium di Bologna.
Un momento del 29° Congresso nazionale del Collegio Reumatologi Italiani, ospitato a Bologna, durante il quale sono state affrontate le prospettive della reumatologia tra medicina personalizzata, multidisciplinarietà e nuove tecnologie.

Fibromialgia, medicina di genere, artrite reumatoide e intelligenza artificiale al centro del 29° Congresso nazionale. L'obiettivo è rafforzare la collaborazione tra specialisti e garantire diagnosi e terapie sempre più personalizzate.

Bologna – Una reumatologia più vicina ai pazienti, capace di superare le disuguaglianze territoriali e di utilizzare le nuove tecnologie senza perdere la centralità del rapporto umano. È questo il messaggio principale emerso dal 29° Congresso nazionale del Collegio Reumatologi Italiani (CReI), conclusosi a Bologna e dedicato a tre principi fondamentali: Scienza, Pratica e Umanità. Un appuntamento che ha riunito specialisti provenienti da diverse realtà italiane per affrontare le principali sfide delle malattie reumatologiche, dalla fibromialgia alle artriti più difficili da trattare, fino alle prospettive dell'intelligenza artificiale e della cooperazione internazionale.

Pier Carlo Lava – Alessandria Post

Una reumatologia che superi le differenze territoriali

Il Congresso ha posto al centro della discussione una delle questioni più importanti per il Servizio sanitario nazionale: garantire ai cittadini le stesse opportunità di diagnosi e cura indipendentemente dal luogo di residenza. In Italia, infatti, la disponibilità di strutture specialistiche, percorsi diagnostici e servizi territoriali può variare sensibilmente tra Regioni e tra grandi centri e aree periferiche. Ridurre queste differenze rappresenta una priorità per una medicina che voglia essere realmente accessibile e orientata ai bisogni dei pazienti. Daniela Marotto, presidente del Congresso e past-president CReI, ha evidenziato come gli obiettivi scientifici e organizzativi dell'appuntamento siano stati raggiunti, sottolineando l'importanza della medicina personalizzata e delle collaborazioni interdisciplinari. Sulla stessa linea Crescenzio Bentivenga, vicepresidente del Collegio e presidente del Congresso, che ha richiamato la necessità di rendere la reumatologia territoriale più omogenea, tempestiva e capace di offrire risposte concrete.

Il reumatologo al centro di una rete multidisciplinare

Uno dei temi principali è stato il ruolo del reumatologo come punto di collegamento tra differenti competenze sanitarie. Le malattie reumatologiche, infatti, non interessano necessariamente soltanto articolazioni e apparato muscoloscheletrico, ma possono coinvolgere diversi organi e sistemi, richiedendo una valutazione integrata. Durante il Congresso sono state illustrate collaborazioni con altre società scientifiche, tra cui SIMFER e SIMDO, e con specialisti impegnati nelle patologie intestinali croniche, nelle malattie dermatologiche, nell'immunologia e nell'infettivologia. Particolare attenzione è stata riservata anche ai vaccini e alle problematiche dei pazienti con patologie infiammatorie croniche. L'obiettivo è superare una medicina frammentata, nella quale ogni specialista interviene separatamente, per costruire percorsi assistenziali coordinati e realmente centrati sulla persona. In questo contesto si inserisce anche l'interesse per l'onco-reumatologia, un settore che studia le problematiche reumatologiche nei pazienti oncologici e le possibili interazioni tra malattie, trattamenti e manifestazioni infiammatorie.

Fibromialgia, una patologia che richiede maggiore attenzione istituzionale

Tra gli argomenti di maggiore rilevanza sociale figura la fibromialgia, condizione caratterizzata principalmente da dolore cronico diffuso, spesso accompagnato da stanchezza persistente, disturbi del sonno e difficoltà cognitive. Si tratta di una patologia che può incidere profondamente sulla qualità della vita, sulle relazioni personali e sulla capacità lavorativa, ma che continua a presentare difficoltà di riconoscimento e differenze nell'accesso alle prestazioni sanitarie. Il CReI ha annunciato l'intenzione di promuovere un'azione istituzionale in tutte le Regioni italiane, con l'obiettivo di favorire maggiore attenzione alla malattia e ai bisogni delle persone che ne soffrono. La questione riguarda anche il rapporto tra riconoscimento della patologia, percorsi diagnostici, servizi riabilitativi e assistenza multidisciplinare. La sfida non consiste soltanto nel riconoscere il dolore, ma nel garantire una presa in carico adeguata, capace di considerare le diverse componenti fisiche e psicologiche della condizione, senza ridurre la complessità della fibromialgia a una singola manifestazione clinica.

Medicina di genere, uomini e donne non possono essere trattati sempre allo stesso modo

Un altro approfondimento ha riguardato la medicina di genere, sempre più importante nella diagnosi e nel trattamento delle malattie reumatologiche. Patrizia Amato, del Laboratorio di Medicina di genere del CReI, ha richiamato l'attenzione sulle differenze che possono emergere tra uomini e donne nell'incidenza, nell'evoluzione e nelle complicanze di alcune patologie. Un esempio significativo è rappresentato dal lupus eritematoso sistemico, malattia autoimmune che interessa prevalentemente le donne, ma che negli uomini può manifestarsi con complicanze particolarmente importanti. Considerare il sesso biologico e gli altri fattori individuali nella valutazione clinica significa migliorare la precisione delle diagnosi e adattare i trattamenti alle caratteristiche del paziente. La medicina personalizzata non può quindi prescindere dalle differenze individuali, superando l'idea che un unico percorso terapeutico possa risultare ugualmente appropriato per tutti.

Dolore del pavimento pelvico e riabilitazione, un problema spesso sottovalutato

Il Congresso ha dedicato spazio anche alle problematiche del pavimento pelvico, che possono presentarsi in associazione ad alcune malattie reumatologiche, tra cui fibromialgia e sclerosi sistemica. Tiziana Nava, del Gruppo fisioterapia CReI, ha evidenziato come questi disturbi possano contribuire allo sviluppo di condizioni dolorose croniche, con conseguenze significative sulla quotidianità dei pazienti. La conoscenza delle manifestazioni pelviche e la capacità di riconoscerle precocemente sono importanti per indirizzare le persone verso valutazioni e percorsi riabilitativi appropriati. Il coinvolgimento di fisioterapisti e altri professionisti sanitari diventa quindi fondamentale in un modello assistenziale che non si limiti al controllo della malattia principale, ma affronti anche le sue ripercussioni funzionali e sulla qualità della vita.

Artrite reumatoide difficile da trattare, servono terapie su misura

Un approfondimento specifico è stato riservato alle forme di artrite reumatoide difficili da trattare, indicate nella letteratura internazionale come difficult to treat. Raffaele Zicolella, coordinatore esecutivo CReI, ha richiamato l'attenzione sui pazienti nei quali la malattia rimane persistentemente attiva nonostante i trattamenti, determinando un quadro clinico complesso e spesso difficile da controllare. In queste situazioni diventa essenziale una rivalutazione accurata, che consideri la risposta ai farmaci, le eventuali patologie associate e le condizioni individuali. Maurizio Benucci, coordinatore del Comitato Scientifico CReI, ha sottolineato il valore degli approfondimenti basati su casi clinici concreti, utili per collegare la ricerca scientifica alle decisioni quotidiane dello specialista. Il principio centrale è adattare la terapia al paziente e non il paziente a uno schema terapeutico standardizzato, soprattutto quando i percorsi iniziali non hanno prodotto risultati soddisfacenti.

Intelligenza artificiale, nuovi strumenti per diagnosi e trattamenti

Tra le prospettive future illustrate a Bologna emerge anche l'impiego dell'intelligenza artificiale nella pratica reumatologica. Il CReI sta avviando una collaborazione con una fondazione specializzata in intelligenza artificiale e analisi biomediche, con l'intenzione di sviluppare strumenti che possano sostenere gli specialisti nell'interpretazione dei dati clinici e nella personalizzazione delle cure. L'obiettivo, secondo Daniela Marotto, è favorire una presa in carico globale attraverso l'utilizzo coordinato delle informazioni disponibili, individuando possibili correlazioni che potrebbero contribuire a migliorare diagnosi e trattamenti. Si tratta tuttavia di una progettualità in fase di sviluppo, i cui risultati dovranno essere verificati sul piano scientifico e clinico. L'intelligenza artificiale non viene proposta come sostituto del medico, ma come possibile strumento di supporto alle sue competenze e responsabilità. La qualità dei dati, la sicurezza, la trasparenza degli algoritmi e la verifica dell'efficacia saranno elementi decisivi per trasformare queste prospettive in benefici effettivi per i pazienti.

Cooperazione internazionale, il progetto con la Guinea Equatoriale

Il presidente del CReI, Severino Martin Martin, ha illustrato anche una possibile iniziativa di cooperazione sanitaria internazionale. Durante una recente visita in Guinea Equatoriale, il Collegio ha ricevuto una richiesta istituzionale di collaborazione per la formazione di reumatologi, attraverso attività didattiche sul territorio e scambi professionali e culturali. Il progetto si trova ancora in una fase preliminare, ma rappresenta una prospettiva interessante per condividere competenze specialistiche e contribuire allo sviluppo di percorsi di cura in contesti sanitari differenti. La dimensione internazionale si affianca così agli obiettivi nazionali del CReI, rafforzando l'idea che il progresso scientifico debba accompagnarsi alla diffusione delle conoscenze e alla possibilità di renderle concretamente disponibili.

La sfida per il Piemonte e la provincia di Alessandria

Le riflessioni emerse dal Congresso riguardano direttamente anche il Piemonte e il territorio alessandrino. Per chi convive con una malattia reumatologica cronica, poter accedere tempestivamente a una visita specialistica e seguire un percorso terapeutico continuativo rappresenta un'esigenza fondamentale. Le distanze dai centri ospedalieri, le difficoltà di mobilità delle persone anziane, i tempi di attesa e la necessità di effettuare controlli periodici possono costituire ostacoli rilevanti, soprattutto nei comuni più piccoli. Rafforzare la collaborazione tra medici di medicina generale, specialisti ospedalieri, servizi territoriali e professionisti della riabilitazione potrebbe contribuire a migliorare la continuità assistenziale. Si tratta di una riflessione editoriale applicata al contesto locale, non di una specifica iniziativa annunciata dal Congresso per Alessandria. La prospettiva è comunque chiara: una sanità realmente vicina alle persone deve essere capace di garantire qualità scientifica, continuità delle cure e attenzione alle fragilità, indipendentemente dalla residenza del paziente.

Scienza, pratica e umanità: il futuro della reumatologia

Il 29° Congresso del Collegio Reumatologi Italiani ha evidenziato come l'evoluzione della medicina non possa essere misurata soltanto attraverso la disponibilità di nuovi farmaci o tecnologie. Il progresso riguarda anche l'organizzazione dei servizi, il dialogo tra professionisti, la capacità di ascoltare le persone e l'impegno a ridurre le differenze nell'accesso alle cure. Scienza, pratica e umanità non sono tre obiettivi separati, ma componenti complementari di un'assistenza sanitaria moderna. La sfida sarà tradurre le indicazioni emerse a Bologna in iniziative concrete, capaci di migliorare la vita dei pazienti e di rafforzare una reumatologia sempre più integrata nel Servizio sanitario nazionale.


Fonte: Collegio Reumatologi Italiani (CReI), comunicazione conclusiva del 29° Congresso nazionale, Bologna, 19 ottobre 2026.

Credito fotografico: Immagine fornita a corredo della comunicazione del Collegio Reumatologi Italiani.

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