"Oltre gli occhi", il nuovo libro di Michela Intropido, docente e poetessa di Belgioioso (PV)





GUIDO MIANO EDITORE

NOVITÀ EDITORIALE

È uscito il libro di poesie:


OLTRE GLI OCCHI di MICHELA INTROPIDO

con prefazione di Floriano Romboli


Pubblicato il libro di poesie dal titolo “Oltre gli occhi” di Michela Intropido, con prefazione

di Floriano Romboli, nella prestigiosa collana “Alcyone 2000”, Guido Miano Editore,

Milano 2026.


L’amore per la vita quale fonte di speranza e di gioia

Il pensiero affidato da Michela Intropido all’esergo della raccolta dei suoi versi («Se non

avessi vissuto/ non avrei mai visto/ la bellezza della vita») adempie a una funzione non

superficiale nell’impostazione del discorso poetico. Tale sintetica puntualizzazione

prolettica introduce innanzitutto a quell’intonazione di lieve concettosità, di riflessività

garbata che diffusamente caratterizza il libro, prospettando una nota di schietto amor

vitae, che i testi nel loro susseguirsi coordinato precisano ed efficacemente

approfondiscono: «…E davanti ad un orizzonte/ disilluso/ fragile/ annebbiato da mille

indugi/ ho scoperto/ che la bellezza di quanto vissuto/ era nel viaggio» (Il viaggio, corsivi

miei, come sempre in seguito); «…Mi siedo in un silenzio di pensieri./ Ascolto il sussurro

dell’anima./ Sento il desiderio di vivere/ ancora/ ancora/ ancora» (Il desiderio di vivere).

L’attenzione spiccata rivolta ai tanti suggestivi e captanti aspetti dell’esistenza conosce

un duplice movimento fondamentale: per un verso in essa è adesione intensa e

partecipe, nel momento presente, ai dati dell’esperienza concreta («Nel giardino della

vita/ nascono fiori colorati// (…) Il bianco e il nero del tormento/ si dissolvono/ nei toni del

nuovo giorno.// Finalmente/ la via per la felicità», La via per la felicità), per l’altro è istanza

proiettiva, è volontà irresistibile di “guardare oltre”, di superare i confini spazio-temporali,

determinati e verificabili, ma altresì soffocanti, dell’esistere, nell’intento di sporgersi

coraggiosamente sull’ “orlo del dirupo” e attingere così la dimensione autentica,

qualitativamente “altra” dell’essere, disponendosi alla contemplazione del suo orizzonte

infinito: «Sull’orlo di un’asola/ come su un dirupo/ si delinea l’orizzonte di una scelta/ da

colmare con un bottone di coraggio/ o con un’accettazione di esistenza…» (La

decisione); «…Un sentimento/ ha vissuto il suo apice/ e si realizza in un tempo/ in cui ha

saputo vivere/ oltre l’invano» (Follia); «…Un profumo/ in cui sento lo sguardo

dell’essere.// (…) Un mare di parole/ riempie i fogli dell’esistere/ che come onde/ cercano

l’infinito naufragare» (Attimo eterno).

Il risultato di siffatte sollecitazioni contrastanti è un atteggiamento di “sospensione”

intellettuale-morale («Amo sospesa…/ Una farfalla nel vento/ un uccello in volo/ una

foglia/ prima di raggiungere il suolo…», Sospesa), un bilicamento sotteso alla ricerca

artistico-letteraria, in cui lucidità razionale e tensione emotiva («…Nasce l’Io/ ormai

esiliato/ da mille dubbi/ ma vincitore/ per aver creduto/ in una semplice/ idea sensibile»,

L’Io), abito indagatore e testimonianza appassionata si uniscono in un’interessante


relazione dialettica, nella consapevolezza che, per usare la celebre espressione del

filosofo Hegel, «niente di grande è mai stato compiuto al mondo senza passione».

Da ciò consegue l’inclinazione costante alla formalizzazione dei contenuti etico-

sentimentali in chiave antitetica; e le antitesi - «…Un simbolismo di opposti/ a cui

destinare versi irrisolti» (La cupola di una giornata) - contraddistinguono la fisionomia

strutturale-compositiva delle liriche, scandendone il respiro profondo: buio/luce: «…La luce

delle parole/ svela/ la bellezza del profondo.// Non c’è buio in cui nascondersi…» (La

maschera); gioia/dolore: «…Pensando al grembo/ in cui sono cresciuta/ tra un mare di

lacrime/ e onde di sorrisi…» (Terra); antico/nuovo: «…Sorseggio acqua di speranza/ per

un nuovo raggio di luna/ (…) Rimembro desideri reconditi/ di un amore ormai intriso di

nostalgia» (Amore perduto); chiuso/aperto: «Ho vissuto la solitudine/ dentro una stanza

buia/ (…) Guardando da una finestra/ vedo spazi infiniti» (Dalla finestra).

Le ricorrenti riflessioni sul tempo focalizzano poi l’opposizione di attimalità e eternità,

radicalizzandola sino alla contraddizione ossimorica («…L’inafferrabile secondo/ che

cerco di non sopraffare/ con l’estrema passione/ per l’infinito istante», Sospesa, cit.),

mentre l’insorgente tendenza alla “resa” risulta nell’autrice prontamente controbilanciata

dal ritorno della speranza, dalla reazione attivamente positiva e corroborante: «…Oggi le

mie ossa hanno sofferto/ il dolore dell’emozione/ che ignaro/ ha oltrepassato la soglia

dell’armistizio/ e giunto alla resa/ ha saputo guardarsi in uno specchio di lacrima/ e

rialzarsi» (La resa); «Una goccia di pioggia/ cade sul vetro./ Bagna la mia immagine

riflessa./ Tocca l’anima./ Ne vivo il dolore.// Stanca/ interrompo lo sguardo languido/ che

attutisce il colpo/ e diventa coraggio/ di questa giornata» (Una goccia di pioggia).

D’altra parte lo stesso motivo del ricordo si carica di indubbia valenza energetica:

«…Indago nel ricordo/ rivivo splendidi orizzonti/ le cui albe/ non ho dimenticato/ mai»

(Ritorno).

La poetessa predilige un linguaggio scarno ed essenziale, ove l’agile, diretta linearità

nominale sperimenta variazioni espressive, affinamenti stilistici tramite l’impiego

dell’anafora («Nei viaggi ho fatto… Nei viaggi ho fatto…, Nei viaggi), dell’anastrofe («In

quel luogo/ dove il silenzio muore/ dalla moltitudine di rumori nasce l’Io» (L’Io, cit.) o

dell’enjambement: «Ora posso toccare/ il viso pulito/ di un’anima/ ormai nuda», Una

maschera, cit.) ; «Si vanifica il superfluo/ per vivere un immenso/ stupore di colori» (Lo

stupore).

Se per la Intropido «esiste una follia/ che si concretizza in versi» (Follia), questa

nondimeno mai è scevra di circospezione critica e di rigore formale: «…Credo in un

occhio vigile./ Si apre e si chiude tra incredule visioni/ e ridona immagine/ ad un mondo

ignoto»(Oltre).


FLORIANO ROMBOLI


MICHELA INTROPIDO, Oltre gli occhi, prefazione di Floriano Romboli, Guido Miano Editore, Milano

2026, pp.68, isbn 979-12-82820-01-1, mianoposta@gmail.com.


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L’AUTRICE


Michela Intropido è nata a Pavia e abita a Belgioioso; è un’insegnante di scuola primaria. Ha

pubblicato due raccolte di poesie: Ogni giorno… un nuovo giorno (2024) e Attimi di esistenza

(2025). Ha pubblicato anche in varie opere antologiche e in siti di cultura come “Alessandria Post” e

“Poliedrico Magazine” e nella rivista “Il mensile Lucano”. Ha conseguito vari premi e riconoscimenti;

tra i più recenti: Premio William Blake 2025 con la poesia “Parole a mia figlia”, conferito

dall’Associazione Culturale “La Chimera” di Lecce e Menzione di merito per la poesia “Pace” al

concorso “Penna D’autore 2025”.

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