Attualmente il sistema politico italiano è strutturalmente in disequilibrio sia a
destra che a sinistra. Un nuovo partito si è formato a destra, Futuro
Nazionale, del generale in congedo Roberto Vannacci, uscito dalla Lega di
Salvini.
A sinistra, esponenti politici di rilievo, hanno messo in discussione la loro
appartenenza partitica ad una sinistra in cui non si riconoscono più. Il
fenomeno non è soltanto italiano, perché altre democrazie consolidate, sono
alle prese con l’instabilità e la frammentazione.
Le cause di tale squilibrio sono tutte strutturali. I partiti sono stati stabili, fino a
quando hanno rappresentato divisioni permanenti della società, divisioni di
classe e, in alcuni casi, di religione.
La divisione tra destra e sinistra è stata quella più rilevante nelle società che
hanno conosciuto processi importanti d’industrializzazione e urbanizzazione.
Terminata la Guerra Fredda, le società sono diventate liquide”, le società si
sono disgregate, la condizione economica non ha più condizionato gli
orientamenti elettorali.
La divisione tra destra e sinistra si è trasformata internamente, ma è rimasta
un mito da tenere sempre presente, per i rispettivi gruppi dirigenti. La sinistra
italiana costituisce un esempio eclatante di quanto detto; “Campo Largo” è il
risultato di quel mito, non di un programma.
AVS, Cinque Stelle e PD si sono aggregati sulla base di rivendicazioni sociali,
non di un programma economico, rivendicazioni sociali, derivate tutte da una
lettura nazionale dei problemi di mercato e della società.
La politica europea è secondaria, non c’è nel “Campo Largo” consenso sul
sostegno militare e finanziario all’Ucraina, persino sull’interpretazione delle
cause dell’aggressione russa, anche se l’indipendenza ucraina è basilare per
l’indipendenza europea.
Tra le simpatie di Putin, considerato un eroe antimperialista e affermazioni
pacifiste, se l’Ucraina si disarmasse la guerra finirebbe, il “Campo Largo” è un
campionario di ambiguità e inconsistenza.
La segretaria del suo maggior partito, il PD, non è mai andata a Kiev, per
portare la sua solidarietà ad un popolo aggredito, forse per non disturbare i
suoi alleati. Nello scorso febbraio AVS e Cinque Stelle, hanno votato contro
l’aiuto finanziario all’Ucraina, come se un’Ucraina indebolita fosse la
condizione necessaria per giungere ad un accordo di pace con Putin.
Lo stesso è avvenuto nel Parlamento europeo, come sulla difesa europea, il
“Campo Largo” farfuglia, sostenendo che i fondi pubblici debbono essere
utilizzati per spese sociali e non militari.
Così si trasferisce ad altri la nostra sicurezza, una volta all’America, oggi alla
Germania, che ha avviato una politica di riarmo, proprio per compensare la
mancanza di una difesa europea. “Campo Largo” non c’è sull’indipendenza
energetica europea, se non per riaffermare la sua ostilità di principio
sull’energia nucleare.
Se vuole combattere le diseguaglianze sociale, come è giusto che faccia, non
può pensare di farlo con il “socialismo in un solo Paese”, perché l’Europa
siamo noi tutti e sulle grandi questioni la soluzione va trovata prima a
Bruxelles e poi a Roma.
Angela Casilli
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