’Ndrangheta, quattro donne uccise: le faide non risparmiano le famiglie

Quattro rose bianche e quattro candele accese su un muretto, con un paese sullo sfondo al tramonto.
Quattro rose bianche in memoria di Silvana Sibarelli, Antonella Lopardo, Hanene Hedhli e Ibtissam Touss.

Cassano allo Ionio (Cosenza) – La morte di Silvana Sibarelli riporta l’attenzione su quattro donne uccise in distinti agguati nella Sibaritide tra il 2014 e il 2026. Vicende diverse che mostrano quanto la violenza dei clan possa travolgere anche chi si trova accanto al bersaglio dei sicari.

Pier Carlo Lava – Alessandria Post

L’ultimo agguato e la morte di Silvana Sibarelli

Silvana Sibarelli, 60 anni, è stata uccisa nella notte tra il 23 e il 24 ottobre in contrada Lattughelle, nel territorio di Cassano allo Ionio. Secondo la prima ricostruzione, stava rientrando a casa in automobile con il compagno Damiano Pepe, 64 anni, quando un commando ha aperto il fuoco vicino al cancello dell’abitazione. Per gli investigatori il bersaglio sarebbe stato Pepe, ritenuto un esponente della criminalità organizzata locale. L’uomo è rimasto gravemente ferito ed è ricoverato a Cosenza; secondo gli aggiornamenti disponibili non sarebbe in pericolo di vita. Le indagini sono affidate ai Carabinieri. Ansa.it

Quattro nomi, una scia di sangue che attraversa gli anni

Prima di Silvana, altre tre donne sono rimaste uccise negli episodi ricordati dalle cronache di questi giorni. Antonella Lopardo, 49 anni, morì nel maggio 2023 a Cassano allo Ionio, colpita all’interno della propria abitazione durante un attacco che, secondo gli inquirenti, aveva come obiettivo il marito Salvatore Maritato. Hanene Hedhli venne assassinata il 4 aprile 2022, nel territorio di Castrovillari, insieme al compagno Maurizio Scorza. Nel gennaio 2014 fu uccisa Ibtissam Touss, conosciuta come Betty, insieme al compagno Giuseppe Iannicelli e al piccolo Cocò Campolongo, di appena tre anni. Sono dunque quattro vicende distribuite nell’arco di circa dodici anni: ricordarne le date permette di comprendere la persistenza della violenza senza confondere episodi lontani nel tempo. corrieredellacalabria.it

Il legame familiare non è una responsabilità criminale

Di fronte a queste morti occorre partire da un principio: essere la moglie o la compagna di una persona coinvolta in ambienti criminali non significa condividerne le responsabilità. Ogni condotta deve essere accertata individualmente. Anche il racconto giornalistico dovrebbe restituire alle donne il loro nome, evitando che vengano ricordate soltanto attraverso il rapporto con un uomo. L’espressione “vittima collaterale” può descrivere la dinamica di un agguato, ma non deve rendere secondaria una vita spezzata. La responsabilità di chi spara resta piena anche quando la persona uccisa non era il bersaglio inizialmente individuato.

La risposta delle istituzioni e della comunità

Dopo l’agguato, il sindaco Gianpaolo Iacobini ha annunciato la richiesta di convocazione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Insieme al vescovo Francesco Savino ha inoltre promosso un’assemblea pubblica per lunedì 26 ottobre, alle 16, al Teatro comunale. Ansa.it L’iniziativa offre un’occasione per dare continuità alla reazione della comunità. A nostro giudizio, l’impegno deve tradursi in protezione per chi collabora, presenza delle istituzioni e sostegno alle realtà educative e sociali. Alle persone che trovano il coraggio di parlare deve essere garantito un accompagnamento concreto, capace di ridurre isolamento e paura.

Ricordare le vittime significa chiedere sicurezza

Silvana, Antonella, Hanene e Ibtissam meritano di essere ricordate senza che la loro morte diventi una fatalità da accettare. L’uccisione del piccolo Cocò rende ancora più evidente quanto sia necessario proteggere i minori esposti a questi contesti. La richiesta da rivolgere alle istituzioni è precisa: accertare le responsabilità e impedire nuove violenze, mantenendo l’attenzione anche quando la notizia scompare dalle prime pagine. Una comunità deve poter vivere, lavorare e crescere i propri figli senza che gli scontri criminali decidano della sicurezza di tutti.

Leggi anche: Bari, tenta di dare fuoco all’ex moglie: arrestato 44enne per tentato femminicidio, un’altra vicenda che richiama la necessità di proteggere le donne dalla violenza.

Fonti: ANSA, 24 ottobre 2026; Corriere della Calabria, 25 ottobre 2026. Ricostruzione e considerazioni editoriali di Alessandria Post.

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