I
falsi dialoghi sono peggiori dei cimiteri tribali. Per distinguersi dalle
mattanze bisogna vivere lontano dalle guerre sanguinarie che obbligano a cieche
obbedienze. La vera giustizia inizia a zoppicare e sta scomparendo dentro un
abisso che ha divorato tutto e tutti, mentre i guerrafondai criminali, spesso
vestiti da santi, assistono all’incarnazione del loro incubo eterno. Persino il
sangue aveva riconosciuto l’amarezza dell’esilio. Lo sguardo che, cauto e
inquietante, si aggirava tra i cadaveri in decomposizione o ancora caldi e
mutilati da bestie affamate, immortalava la torbida scena. Il silenzio faceva
gelare il sangue, il respiro era maestro del governo mentale, che
trasformandosi in roccia riusciva a interpretare i pensieri e andare oltre le
apparenze. Il fantasma del secolo camminava trascinando con sé la polvere del
tempo, il dolore affrontava la tempesta, deglutiva bestemmie ed isterie,
attraversando con furore l’occhio torvo dell’inferno.
Ma
l’Amore che sgorga dall’intensità del cuore, sa anche accarezzare l’anima con
dolcezza e calore diventando fruscio del desiderio più intenso, ad un’altezza
lirica vertiginosa. In questo periodo dell’anno si celebrano i misteri eleusini:
un rito di morte e rinascita, un viaggio simbolico nell’oscurità per riemergere
alla luce. Così fu per i greci che ci fecero dono della loro sapienza: Eraclito,
Parmenide, Empedocle e Pitagora. Tutto ciò serve a conoscere noi stessi, le
nostre vulnerabilità per coglierne la visione suprema dell’Unità del tutto. Le
tenebre sono l’ascesa che conduce a Dio. Il dolore è quel fuoco che tempra l’acciaio,
e, attraverso lo stesso avviene la morte e la rinascita dell’anima. È la metamorfosi
dell’inquietudine. È necessario mettere ordine nel caos, la verità indossa la
clamide della resistenza, lontana anni luce dalla prigionia dell’abisso.
In
un santuario di bile si sposava la morte. La solitudine sembrava avvolta in un
velo di pietra. Il dolore pattinava sul ghiaccio, sterile la fiamma. L’attesa è
un cimitero di enigmi, si spargono le foglie come anime perdute, sprofondano le
lacrime nelle ferite aperte. Anche il sogno abbandona la sua tomba. Arida è la
stagione della pace, nessuno riconosce il suo calvario. La rosa non permette di
essere rimossa dal suo vaso, le spine sono abili guerriere. Oltre gli inganni,
condividono con la notte questa sacra desolazione.
Il
polso sussurra, il ritmo è razionale, ambizioso, strategico, nessuno lo batte
in versatilità mentale. L’alba è analitica, precisa, e da grande organizzatrice
ha la capacità di trasformare il caos in ordine. Muta l’oscurità in un
cespuglio di rose e si dilatano le ombre. La parola non si vende e non si
piega, l’urlo non si spezza. Da una finestra origami di luce, oltre le canne,
oltre gli inganni. La parola risorge
come un’amazzone: è originale, anticonformista, è logica, creativa,
imprevedibile. La forza del suo pensiero è fuori dagli schemi. Altrove, il male
continua ad applaudire. Qualcuno vorrebbe trasformare l’oblio in un farmaco
miracoloso, direi allucinogeno. Le ferite della modernità sono profonde e
invisibili, come la guerra, che ci presenta una coppa di macerie. Il tutto
vegeta nell’orrore del silenzio della più spietata complicità. Il trauma è una
pioggia di missili. Gli innocenti
sacrificati dallo stesso mostro che trasforma i loro sogni in necropoli.
La
luna sembrava un’anima in pena, appesa alla rigidità del silenzio. Oltre il
mistero, una pioggerellina di stelle attraversava il cuore del tempo e della
Storia.
Maria
Teresa Liuzzo
Invito alla lettura: https://italianewspost.com/

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