La fame della luce con un respiro, una poesia di Sergio Batildi

 


La fame della luce con un respiro

Il mio corpo si tende,

vuole toccare il limite,

ha fame di sé stesso

e di ciò che non sa dire,

ma tace il ricordo,

scivola nell’ombra

senza rumore,

e il cosmo si rallegra

di ciò che può scordare,

allora sfarina il tempo,

si sfalda la memoria,

torno al mio stesso inizio

senza tornare,

tra ciò che resta e ciò che svanisce,

sento un sussurro straniero

Un filo d'aria

Che sa il mio nome.

La fame della luce: la dissoluzione dell’Ego nel respiro del Cosmo

1. La tensione tra finito e infinito

La poesia si apre con una spinta vettoriale precisa: il corpo che si tende verso un "limite". Questa "fame di sé stesso e di ciò che non sa dire" rappresenta la soglia ontologica dell'essere umano, diviso tra la concretezza biologica e l'aspirazione all'ineffabile. Il corpo non è semplice materia passiva, ma organo di ricerca spirituale e sensoriale che tenta di spingersi oltre la parola codificata.

2. L’oblio cosmico come rigenerazione

Mentre la memoria umana tende a trattenere, il cosmo opera attraverso la desaturazione e la liberazione. L'immagine del cosmo che si rallegra di ciò che può scordare ribalta la visione drammatica del tempo che distrugge: l'oblio diventa il principio cosmico necessario per far spazio alla forma pura. Il tempo che "sfarina" e la memoria che "si sfalda" descrivono la de-strutturazione dell'identità individuale (l'Ego) a favore di uno stato di coscienza diffuso.

3. Il paradosso del Ritorno

Il passaggio "torno al mio stesso inizio / senza tornare" esprime il nucleo della ricerca filosofica sulla coscienza. Non si tratta di un regresso nostalgico o cronologico verso l'infanzia, bensì dell'accesso all'Atemporale: il punto di origine che è sempre presente nel qui e ora. È l'incontro tra l'immanenza della vita vissuta e la trascendenza dell'essere primordiale.

4. Il "sussurro straniero" e il riconoscimento

In un panorama in cui ciò che è individuale svanisce, la chiusa non precipita nel nulla o nel nichilismo. Il "sussurro straniero" che "sa il mio nome" rappresenta il punto d'incontro tra l'Umano e l'Universo (o tra l'intuizione poetica e la struttura profonda della realtà). Il "filo d'aria" è un soffio che riconosce l'essenza del poeta proprio nel momento in cui le sovrastrutture formali e mnemoniche cadono.

Sergio Batildi.

“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali."

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