“Intromissione” di Gianfranco Isetta, la poesia dell'attesa tra fragilità, paura e speranza di rinascita

Corridoio di ospedale con una persona seduta in attesa, documenti medici e ghiaccio in primo piano. Immagine ispirata alla poesia Intromissione di Gianfranco Isetta.
Un'attesa sospesa tra paura e speranza: un'immagine evocativa della fragilità umana raccontata nella poesia “Intromissione” di Gianfranco Isetta.

Una settimana sospesa tra esami medici, ferite e speranza. Nei versi del poeta alessandrino Gianfranco Isetta, la vulnerabilità del corpo diventa una profonda riflessione sull'esistenza e sul desiderio di ritrovare la vita.

Ci sono momenti in cui la vita sembra fermarsi sulla soglia di una stanza, mentre il tempo dell'attesa diventa più difficile da sopportare della sofferenza stessa.

La poesia possiede una straordinaria capacità di raccontare ciò che spesso le parole quotidiane non riescono a esprimere. Gianfranco Isetta, poeta di Castelnuovo Scrivia, ci accompagna attraverso pochi versi in uno spazio delicato, dove il corpo ferito, l'incertezza degli esami e la speranza di una rinascita si incontrano. Una riflessione che riguarda la fragilità umana e il nostro rapporto con il tempo, con la malattia e con la vita.

Pier Carlo Lava, Alessandria Post

Con “Intromissione”, Gianfranco Isetta ci consegna una composizione breve ma particolarmente intensa, capace di trasformare un'esperienza che richiama l'ambiente ospedaliero in una meditazione sulla precarietà dell'esistenza. Non vi sono spiegazioni superflue, né concessioni al sentimentalismo: soltanto immagini essenziali, parole misurate e un ritmo che sembra seguire il respiro di chi attraversa un momento difficile.

INTROMISSIONE

di Gianfranco Isetta

E si può andare a questa
temuta settimana
di rischio e di speranza
attendere gli esami
già fuori dalla stanza
coi punti di sutura
e cubetti di ghiaccio
come resurrezione
di questa vita sciolta
che si mantiene accorta
lontana dall’esistere
ai bordi di un ricordo.

La poesia si apre con un movimento verso qualcosa che incute timore. Quella «temuta settimana» diventa il simbolo di un tempo sospeso, scandito dall'incertezza e dall'attesa di risposte che potrebbero modificare il corso dell'esistenza. Il poeta accosta immediatamente due sentimenti apparentemente opposti, il rischio e la speranza, mostrando quanto spesso convivano nell'esperienza umana, soprattutto quando la salute diventa una preoccupazione centrale.

Particolarmente efficace è il riferimento agli esami, alla stanza, ai punti di sutura e ai cubetti di ghiaccio. Sono dettagli concreti, quasi clinici, che restituiscono con immediatezza la dimensione fisica della sofferenza, senza bisogno di descriverla apertamente. Il lettore percepisce un ambiente ospedaliero, un corpo che ha attraversato una prova e un individuo che attende, cercando di comprendere che cosa lo aspetti. Non sappiamo se l'esperienza narrata sia autobiografica, e non è necessario saperlo: la forza dei versi sta proprio nella possibilità di riconoscervi una condizione condivisa.

Il passaggio più suggestivo è quello in cui il poeta introduce l'immagine della resurrezione. Non si tratta necessariamente di una rinascita trionfale, ma di una possibilità fragile e incerta, quasi un ritorno alla vita ancora incapace di trasformarsi in piena fiducia. La speranza non cancella la paura, così come la guarigione del corpo non coincide sempre con l'immediato recupero della serenità interiore. Anche quando il pericolo sembra allontanarsi, qualcosa può rimanere sospeso nella coscienza.

Di particolare profondità è anche l'immagine della «vita sciolta», un'espressione che suggerisce la perdita delle certezze, la dissoluzione delle abitudini e quella sensazione di smarrimento che può accompagnare l'esperienza della malattia. La vita continua, ma sembra avere perduto temporaneamente la propria forma abituale. Il soggetto poetico procede con prudenza, quasi temendo che un gesto troppo deciso possa compromettere un equilibrio appena ritrovato.

Nella conclusione, la distanza dall'esistere e il riferimento al ricordo accentuano il carattere introspettivo della composizione. L'essere umano appare sulla soglia tra ciò che ha vissuto e ciò che deve ancora affrontare, in uno spazio nel quale il passato non è completamente trascorso e il futuro non ha ancora assunto contorni definiti. È proprio questa sospensione a conferire alla poesia la sua particolare forza emotiva.

Lo stile di Gianfranco Isetta si distingue per l'essenzialità del linguaggio e per una costruzione poetica che lascia spazio al silenzio e all'interpretazione. I versi brevi, l'assenza di una punteggiatura marcata e la continuità del discorso contribuiscono a creare un andamento simile a un pensiero interiore, che procede attraverso associazioni, immagini e improvvise intuizioni. La sofferenza non viene esibita, ma suggerita attraverso oggetti e situazioni riconoscibili, consentendo al lettore di partecipare emotivamente senza sentirsi guidato verso una conclusione obbligata.

C'è inoltre un aspetto profondamente umano che rende questa composizione particolarmente vicina alla sensibilità contemporanea. Viviamo in un tempo nel quale la medicina dispone di strumenti diagnostici sempre più avanzati, ma nessun progresso tecnologico può eliminare completamente l'angoscia dell'attesa o il timore che accompagna una diagnosi ancora sconosciuta. Isetta riesce a rappresentare proprio questa dimensione, ricordandoci che dietro ogni esame, ogni referto e ogni percorso di cura esiste una persona con i propri affetti, le proprie memorie e le proprie speranze.

“Intromissione” è dunque una poesia sulla vulnerabilità, ma anche sulla straordinaria capacità dell'essere umano di continuare a cercare una possibilità di futuro. La rinascita evocata nei versi non promette certezze assolute: suggerisce piuttosto che, anche nei momenti più difficili, la speranza possa sopravvivere in forme minime, quasi impercettibili, ma non per questo meno importanti.

Gianfranco Isetta dimostra ancora una volta come la poesia possa avvicinarsi alle esperienze più intime dell'uomo attraverso un linguaggio sobrio e autentico. La vera forza di questi versi è quella di non pretendere di spiegare il dolore, ma di accompagnarlo, lasciando aperto uno spazio nel quale il lettore possa riconoscere anche una parte della propria storia.

Gianfranco Isetta è nato a Castelnuovo Scrivia, in provincia di Alessandria, nel 1949. Ha studiato Statistica all'Università Cattolica di Milano e ha svolto attività amministrativa nel settore scolastico. È stato sindaco di Castelnuovo Scrivia per dieci anni, contribuendo anche alla promozione del Centro Internazionale di Studi dedicato a Matteo Bandello. La sua attività letteraria si è sviluppata soprattutto a partire dagli anni Duemila, con una produzione poetica caratterizzata dall'attenzione per il linguaggio, la memoria, la dimensione esistenziale e il rapporto tra conoscenza scientifica e sensibilità umanistica.

Tra le sue raccolte figurano Sono versi sparsi (2004), Stat rosa (2008), Indizi... forse (2011), Passaggi curvi. Poesie non euclidee (2014), Gigli a colazione (2017), Senza turbare il cielo (2020), L'acerbo dei ricordi (2023) e Salti quantici(2026). Numerosi i riconoscimenti letterari ricevuti, tra cui il Premio internazionale di poesia Città di Acqui Terme per Passaggi curvi e il premio L'Arte in versi per Gigli a colazione. La sua presenza nel panorama poetico contemporaneo è accompagnata da un costante impegno nella diffusione della cultura e nell'incontro tra poesia, riflessione filosofica e ricerca scientifica.

La poesia “Intromissione” ci lascia infine un'immagine tanto semplice quanto universale: quella di una vita che, pur attraversata dalla paura, continua a cercare un varco verso il domani. Forse è proprio in questa fragile determinazione, più che nelle grandi dichiarazioni di coraggio, che si nasconde una delle forme più autentiche della speranza.

Castelnuovo Scrivia, Alessandria, Piemonte, Italia. La figura di Gianfranco Isetta si inserisce nella tradizione culturale e letteraria della provincia di Alessandria, un territorio che continua a esprimere voci significative della poesia italiana contemporanea.

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Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.

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