POSITIVO IL CLIMA DI FIDUCIA DELLE IMPRESE TORINESI NEL IV TRIMESTRE
PREOCCUPA L’AUMENTO DEI COSTI DELL’ENERGIA E DEI CARBURANTI
Attese favorevoli nelle previsioni di 400 aziende associate all’Unione Industriali Torino
Investimenti in crescita e CIG stabile, ma il caro prezzi impatta su export e redditività.
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Torino, 8 ottobre 2026
Per il quarto trimestre le attese delle imprese torinesi restano positive, con saldi in crescita per occupazione, produzione e ordini, nonostante un contesto internazionale ancora dominato dalla crisi nello Stretto di Hormuz, da prezzi energetici tornati sui massimi dal 2022 oltre che da una crescita europea che perde slancio. A trainare il sentiment è soprattutto il terziario, che raddoppia le attese su produzione e ordini, mentre l’industria migliora in misura più contenuta. Resta però fortissima la preoccupazione per i costi: oltre tre imprese su quattro si attendono aumenti significativi dei prezzi dell’energia. È quanto emerge dall’indagine congiunturale condotta a settembre dal Centro Studi dell’Unione Industriali Torino, cui hanno risposto circa 400 imprese manifatturiere e dei servizi.
Analizzando i dati nel dettaglio, tutti gli indicatori che rappresentano il saldo tra ottimisti e pessimisti registrano un miglioramento rispetto alla rilevazione precedente: occupazione (+13,0%, in aumento di 2,8 punti), produzione (+12,4%, +6,6 punti) e ordini (+10,3%, +5,5 punti). Restano ancora in territorio negativo le esportazioni (-1,2%) e la redditività (-1,3%). Il miglioramento delle attese complessive è trainato in larga parte dal terziario, che registra saldi superiori al 20% per produzione (+21,2%) e ordini (+20,6%) e quasi al 20% per l’occupazione (+19,4%). Più cauta l’industria, dove produzione (+5,6%) e ordini (+2,3%) crescono ma su livelli molto più bassi, la redditività resta negativa (-6,6%) e le attese sull’export tornano in pareggio (0%) dopo un lungo periodo in terreno negativo. Si allunga l’orizzonte del portafoglio ordini: sale al 28,3% la quota di imprese con un carnet superiore ai sei mesi (+3,5 punti). Sostanzialmente stabile il ricorso alla cassa integrazione, che interessa l’8,2% delle imprese; nell’industria si registra però un aumento di quasi un punto, al 12,6%. Il tasso di utilizzo di impianti e risorse si attesta al 77,5%, in lieve crescita e in linea con i valori medi di lungo periodo.
Cresce la propensione a investire, che riguarda il 74,6% delle imprese torinesi (+3 punti). L’aumento è però legato soprattutto agli investimenti di sostituzione (51,1%, +3,5 punti), mentre quelli in nuovi impianti e ampliamenti restano sostanzialmente stabili (23,5%): le imprese continuano ad ammodernare la capacità esistente, anche grazie agli incentivi dell’iper-ammortamento, ma rimandano i progetti di espansione e innovazione di prodotto. Torna a crescere in modo marcato la preoccupazione per i costi. Il 77% delle imprese prevede aumenti significativi dei prezzi dell’energia, oltre 15 punti in più rispetto al trimestre precedente, con una quota che sale al 78,6% nell’industria. In aumento anche le attese di rincari per materie prime (65%, +6,2 punti) e logistica e trasporti (68,6%, +5,2 punti). Anche in questa rilevazione le aziende manifatturiere torinesi esprimono attese al di sopra della media regionale per produzione (+5,6% contro +2,3%) e redditività (-6,6% contro -10,7%).
Focus Driver di Rischio della Transizione Sostenibile
Questa edizione dell’Indagine Congiunturale contiene anche un focus tematico utile a comprendere rischi, opportunità e soluzioni per le imprese, legate alla transizione sostenibile. Abbiamo domandato alle imprese piemontesi quali temi della transizione sostenibile pesino di più sulla competitività del loro settore e dove abbiano scelto di concentrare il proprio impegno strategico. Ne emerge un quadro chiaro: le imprese avvertono soprattutto la pressione di fattori esterni, primo fra tutti l'instabilità geopolitica, che grava in particolare sulla manifattura e sulle aziende più presenti sui mercati esteri. È però un rischio che le imprese faticano a governare. La risposta su cui puntano con decisione, anche guardando al futuro, è l'innovazione, considerata la leva più efficace per restare competitivi. Nei prossimi anni crescerà l'attenzione alla dimensione aziendale e allo sviluppo di prodotti e servizi per la green economy, segno che la sostenibilità viene sempre più vissuta come un'opportunità di mercato. I temi ambientali in senso stretto, come la decarbonizzazione e l'economia circolare, restano invece ancora ai margini delle priorità, soprattutto per le imprese più piccole. A fare la differenza sono il settore, la dimensione e la capacità di investire: chi investe di più è anche più avanti nel percorso di transizione.
I dati regionali
A livello regionale, dalle risposte di circa 1.200 imprese associate al sistema confindustriale arrivano attese in miglioramento per occupazione (saldo ottimisti/pessimisti al +10,7%, +4,4 punti), produzione (+6,7%, +4,4 punti) e ordini totali (+5,5%, +3,9 punti). Restano negativi, ma in recupero, i saldi di export (-1,5%) e redditività (-6,1%). Come a Torino, il traino arriva dai servizi (produzione +16,0%, ordini +15,7%), mentre l’industria torna in terreno positivo sulla produzione (+2,3%, dopo il -1,5% del terzo trimestre) ma continua a soffrire sul fronte dei margini (-10,7%). Sale lievemente la propensione a investire, che interessa il 74,8% delle rispondenti (+1,2 punti), con investimenti in nuovi impianti stabili al 25,1%. Il tasso di utilizzo di impianti e risorse resta stabile al 77,6%, mentre scende leggermente il ricorso alla CIG, attivata dal 7,5% dei partecipanti all’indagine (-0,5 punti) e dal 10,0% delle imprese manifatturiere. Particolarmente accentuato a livello regionale l’allarme costi: il 77,3% delle imprese prevede rincari energetici significativi (quasi 20 punti in più rispetto al trimestre precedente), quota che nell’industria sale al 79,6%, mentre le attese di aumento per logistica e trasporti crescono di oltre 10 punti, al 74,7%.
Ufficio stampa Unione Industriali Torino

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