In ricordo di Nicolò Giuseppe Brancato Annotazioni su vita e opere del grande epigrafista, docente ed artista siciliano recentemente scomparso a Roma




 21 ottobre 2026


In ricordo di Nicolò Giuseppe Brancato


                                                         In foto: il professor Nicolò Giuseppe Brancato

                                                      

Annotazioni su vita e opere del grande epigrafista, docente ed artista recentemente scomparso a Roma


di Goffredo Palmerini


È scomparso il 13 ottobre scorso, a Roma, il professor Nicolò Giuseppe Brancato. Ricoverato da alcune settimane per

un delicato intervento chirurgico, ha affrontato con coraggio le difficoltà degli ultimi giorni. Sua moglie, Eugenia Serafini,

compagna di una vita e di un fecondo cammino culturale, mi ha tenuto costantemente informato sulle sue condizioni fino

al momento della sua dipartita. Ho avuto il privilegio di conoscere Nicolò e di incontrarlo in diverse occasioni culturali a

Roma e in altre città italiane. Di lui conserverò il ricordo di una persona di rara levatura umana: una vastissima cultura

unita a una straordinaria modestia, un'intelligenza vivace accompagnata da sensibilità, mitezza e autentica disponibilità

verso gli altri. Qualità che raramente convivono in una sola persona e che in lui trovavano una sintesi armoniosa e

naturale. Docente, epigrafista di formazione archeologica fra i più insigni studiosi italiani, storico dell'arte e artista egli

stesso, Nicolò Giuseppe Brancato è stato una figura di eccezionale versatilità culturale. Fondatore e presidente

dell'Accademia in Europa di Studi Superiori ARTECOM, ha lasciato un patrimonio scientifico di straordinario valore. Le

sue ricerche sull'epigrafia classica e le numerose pubblicazioni sono oggi un punto di riferimento per studiosi e università

di tutto il mondo.

Nato a Caltanissetta il 1° ottobre 1944, durante gli anni del Liceo aveva collaborato con il quotidiano “La

Sicilia” con articoli di carattere archeologico-artistico. Giovanissimo studente, aveva presieduto dal 1962 al

1965 l’Associazione Culturale Artistica Nissena e ne era stato membro del direttivo fino al 1970 e ora Socio

onorario. Con l’Associazione aveva approfondito le indagini sui siti greci del centro-Sicilia, e storico-artistiche

sui monumenti medievali e barocchi di Caltanissetta, maturando il suo profondo interesse per l’Archeologia

classica. Conseguita la maturità presso il prestigioso Liceo Classico “Ruggero Settimo” - il Liceo di Luigi

Russo, Pier Maria Rosso di San Secondo e Salvo Randone -, il suo interesse per l’Archeologia e l’Arte lo

aveva portato a Roma all’Università La Sapienza a studiare Archeologia a livello specialistico, laureandosi in

Lettere Classiche, gruppo Archeologia, con una poderosa tesi sperimentale sulla Scultura non funeraria a

Palmira.

Aveva partecipato agli scavi di Pyrgi con il prof. Pallottino, contribuendo alla messa in luce di alcune strutture

del tempio etrusco di Giove, e di Ostia alle “Terme del nuotatore” con il prof. Carandini, poi come osservatore

esterno agli scavi di Sabucina. Con vari Gruppi Archeologici d’Italia aveva eseguito importanti ricognizioni

archeologiche, come ai Monti Cimini, poi come redattore della rivista ARCHEOLOGIA. Contemporaneamente

gli era nato l’interesse per la pittura: iniziano le sue prime mostre ed esperienze che troveranno dagli anni

Settanta in poi un’intensa affermazione nell’ambito della corrente della “Nuova figurazione”, dove si sarebbe

imposto per originalità espressiva, ricerca cromatica e visione della figura, attraverso l’uso magistrale dell’olio

su tela. Fondamentale l’amicizia con il pittore Ennio Calabria.

Aveva frequentato la Scuola delle Arti Ornamentali del Comune di Roma e con la guida esperta della

professoressa Adriana Gai, aveva appreso, insieme ad Eugenia Serafini, l’arte dell’incisione su metallo,

legno e linoleum. Con Eugenia, che diventerà sua moglie, aveva appreso l’incisione serigrafica, subito

distinguendosi per raffinatezza, originalità e gusto nella fluidità del segno inciso, tanto da essere chiamato nel

1972 dall’editore Armando Ginesi di Jesi a pubblicare la famosa Cartella “5 serigrafie di Nicolò Giuseppe

Brancato”, collezionata nei più grandi musei del mondo. Così ne annota Serena D’Arbela nel testo critico:

“Brancato recupera una «condizione collettiva» dell’uomo che spesso è anche il soggetto delle sue tele. Il

tratto nervoso, dinamico e scavante compone una situazione di rapporti che hanno una loro intensità epica.

L’uomo soggetto alla violenza, la violenza interpretata come «assecondamento», come alienazione,

cosificazione, prostituzione, espropriazione dei propri valori fondamentali. Discorso grafico sociale molto

essenziale e vibrante che si ritrova nelle grandi tele degli anni Settanta, del Ciclo contro la guerra, dove la sua

arte trova una delle massime espressioni.”


Numerose le sue mostre, con notevoli positivi riscontri della critica d’arte e della stampa. Negli anni Ottanta

aveva proseguito nella sua produzione alternando le tele ad olio alle incisioni di acquaforte e linoleum con

grandi apprezzamenti di pubblico e critica. Dagli anni Novanta l'attività artistica si era fatta più selettiva,

lasciando crescente spazio alla ricerca scientifica. Fu allora che Nicolò Brancato concentrò le proprie energie

nello studio dell'epigrafia romana del periodo imperiale, disciplina alla quale dedicò la parte più significativa

della sua attività di studioso. I suoi lavori, considerati di importanza internazionale, contribuirono in modo

rilevante al rinnovamento degli studi epigrafici. Aveva inoltre partecipato con Eugenia Serafini ai Simposi di

Arte e Cultura indetti da Horea Cucerzan in Romania negli anni Novanta e Duemila, e con loro era stato

fondatore del Museo di Arte Contemporanea Micu Klein di Blaj, invitato a tenere lezioni magistrali nelle

Università di Jaşi, Craiova e Bucarest, dove sua moglie Eugenia Serafini, artista multimediale, esponeva in

contemporanea le sue installazioni artistiche e teneva performance per gli studenti universitari.

L’attività didattica di Nicolò Giuseppe Brancato si era realizzata nell’insegnamento dell’Archeologia ed

Urbanistica classica e medioevale. Nel campo dell’Epigrafia latina è stata fondamentale la compilazione di un

Corpus per gli studi universitari internazionali delle epigrafi e, dopo le distruzioni operate dall’ISIS a Palmira,

aveva ritenuto suo dovere morale compilare un catalogo delle sculture religiose palmirene, in ciò riprendendo

ed aggiornando quanto da lui già raccolto nella tesi di laurea. Tra i numerosi riconoscimenti a lui tributati si

ricordano per brevità il Premio delle Arti conferito nel 2015 dal Circolo della Stampa di Milano; nel 2024 il Premium

International Florence dodici Stelle d’Europa per l’Archeologia e il Federico II International Award, jl Premio

Spoleto Art Festival per la Letteratura 2025, Premium International Florence Seven Stars per L'Epigrafia

romana 2025, nel 2026 il Premio Spoleto Menotti Art Festival per l’Arte a L’Aquila, Capitale italiana della

Cultura, e il Premio Oscar Wilde. In occasione del genetliaco è stato onorato con la pubblicazione del volume

"Inediti epigrafici e archeologici, in honorem Nicolai Iosephi Brancato", Ed. ARTECOM-onlus, Roma 2025.

Da oltre cinquant'anni Nicolò Giuseppe Brancato era felicemente sposato con Eugenia Serafini, docente

universitaria, artista multimediale, poetessa e scrittrice di riconosciuto valore. La loro è stata una straordinaria

unione di affetti, cultura e creatività, alimentata da una profonda complicità umana e intellettuale. Dalla loro

unione sono nate le figlie Valeria e Giovanna; nei nipoti Diego, Alessandro ed Elena trovavano una delle

gioie più grandi della loro vita. I numerosi incontri culturali, le cerimonie di premiazione e le occasioni

pubbliche che nel corso degli anni mi hanno visto accanto a Nicolò ed Eugenia hanno consentito di

apprezzarne non soltanto il talento, ma soprattutto la loro umanità. Eugenia, brillante e comunicativa; Nicolò,

più discreto e misurato, quasi riservato nell'eloquio, ma capace di trasmettere immediatamente empatia con il

suo sorriso bonario e con quel sottile senso dell'ironia che affiorava spesso nelle sue parole.

Ho sempre ammirato in entrambi il rispetto per le persone e per le culture, l'attenzione verso il dialogo e la

convinzione che l'arte e la conoscenza possano essere strumenti privilegiati di pace fra i popoli. In questo

senso sono stati autentici ambasciatori della cultura e della fraternità internazionale. Con la scomparsa di

Nicolò Giuseppe Brancato il mondo della cultura perde uno studioso di altissimo profilo e un uomo di rara

sensibilità. Alla sua famiglia lascia un'eredità morale preziosa. All'Italia e alla comunità scientifica

internazionale consegna invece il frutto di una vita di studi, ricerche e pubblicazioni che hanno profondamente

arricchito il campo dell'epigrafia archeologica. È un patrimonio destinato a durare nel tempo e a custodire la memoria di un uomo che ha saputo onorare il sapere con il rigore dello studioso e con l'umiltà dei grandi.

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