Il sacro, l’istante e il ciclo delle stagioni interiori nella poetica di Nikollë Loka Commento critico e analisi di Ada Rizzo
Il dott. Nikollë Loka poeta e saggista albanese
Introduzione
Nikollë Loka è un poeta capace di trasformare il verso in uno spazio di contemplazione intima ed esistenziale. La sua scrittura si muove con passo misurato tra la dimensione del sacro, la percezione del tempo e l'osservazione minuta della natura, assunta a specchio dell'anima. Nelle tre liriche qui raccolte, Le albe del sole, Ogni istante e I diari si leggono ad aprile, Loka invita il lettore a rallentare il proprio passo per immergersi in una riflessione profonda sui ritmi della vita, sulle illusioni che la popolano e sul desiderio inesausto di rinascita che attende oltre l'inverno dello spirito.
Qui di seguito il testo delle tre poesie di Nikollë Loka
Le albe del sole
Dall’alto scendono passi,
qualcuno sta scendendo;
e lo sguardo si abbassa a terra,
nell’ombra delle orme.
Le alture si accorciano,
e sulle creste dei monti,
col capo rivolto verso l’alto,
il sole si nasconde nel pentimento,
gli sguardi si spengono...
Cadono, al crepuscolo, le ore;
il suono delle campane riposa sui grattacieli,
e più oltre avanzano le sere,
con passi di monaci,
di fronte ai santuari.
I fiumi scorrono verso il mare,
sulle vie di sale e di miele,
e l’uomo stesso
non fa che salire in alto...
Come sale il sole a mezzogiorno,
e per il cielo,
scendono a terra tutte le meraviglie.
Ogni istante
Ogni istante sembra un sogno,
un colore, uno stato d’animo...
Una soglia del risveglio,
un presentimento,
un benvenuto e un addio...
Ogni istante sembra un’esperienza che si avvicina
e ci rende migliori.
Ogni istante sembra una sensazione che si allontana,
così lontana da non poter mai più tornare!
Nelle stagioni degli arrivi
crescono le illusioni,
per un luogo e per un tempo sbagliato!
I diari si leggono ad aprile
Il tempo diventa un diario
da leggere in fretta,
con pagine che suscitano curiosità.
Pagine scritte,
fretta e pomeriggi d’autunno...
E l’ultima foglia
si staccò da un albero e cadde;
il vento la porta verso di te.
Tienila in mano come un ricordo
del passato scomparso
e non ti ha lasciato nulla.
Leggi tra le righe
e non trovi risposta:
che cosa dà gioia alla vita?
In un parco spoglio,
alle soglie dell’inverno,
ti rattristi anche per gli alberi contorti.
Nell’ultima pagina
non ti senti bene:
hai dimenticato te stesso.
Non vuoi chiudere il diario con l’autunno,
né con gemme addormentate!
Cerchi una primavera
che non appare da nessuna parte,
ma anche l’ultima frase è conclusa.
Ti riposi dopo tre puntini...
Su un abbraccio,
i diari si leggono ad aprile.
Rilettura critica ed esistenziale
La poesia di Nikollë Loka possiede una profonda cifra contemplativa, capace di toccare nodi esistenziali che appartengono a ciascuno di noi: il peso del tempo, l'illusione, il ritmo delle stagioni e quella perenne ricerca di senso che attraversa la vita.
Uno dei punti di forza più evidenti di queste tre liriche risiede nel loro dinamismo spaziale e interiore. In Le albe del sole, ad esempio, assistiamo a una vera e propria vertigine cosmica guidata da continui movimenti verticali. Mentre l'uomo tenta di salire verso l'alto, il divino e le meraviglie del cielo scendono sulla terra; persino il sole sembra nascondersi e rimpicciolirsi di fronte al mistero dell'esistenza. Questa alternanza tra l'ascesa umana e la discesa del sacro crea un'atmosfera quasi contemplativa, dove la frenesia del mondo moderno — evocata dal suono delle campane che riposa sui grattacieli — si scontra dolcemente con il passo lento e silenzioso della sera.
In Ogni istante, la forza del testo si sposta invece sulla percezione pura del presente. Loka riesce a catturare con grande delicatezza la duplice natura del tempo: ogni attimo è contemporaneamente un benvenuto e un addio. C'è una tensione costante tra la speranza di ciò che sta per arrivare e che promette di renderci migliori, e la nostalgia irreversibile di quello che scivola via, destinato a non tornare mai più. È il ritratto di un'anima che si rende conto di come molte delle nostre certezze siano spesso illusioni nate nel posto e nel momento sbagliato.
Questa malinconia trova il suo culmine in I diari si leggono ad aprile, dove il tempo cessa di essere un concetto astratto e si trasforma in un diario scritto dall'autunno. Le immagini visive sono di rara potenza: la foglia isolata che si stacca dal ramo e viene portata dal vento, il parco spoglio, la tristezza dinanzi agli alberi contorti. Qui la ricerca della gioia rimane senza risposta e si trasforma nel timore più profondo dell'uomo contemporaneo: quello di aver smarrito la propria identità, di essersi dimenticati di se stessi nell'atto di sfogliare in fretta le pagine della vita. Eppure, il finale riserva un'apertura poetica straordinaria. L'autunno non si chiude con una frase definitiva o con la rassegnazione, ma si arresta sospeso su tre puntini, in attesa che un abbraccio riapra le porte alla primavera di aprile.
Guardando questi testi attraverso la lente della psicologia e della sociologia, emergono riflessioni di grande attualità. La continua dialettica di Ogni istante tra il trattenere e il lasciar andare si lega strettamente alla nostra capacità di vivere il presente. La psicologia clinica e le pratiche di consapevolezza ci insegnano spesso che la sofferenza nasce dall'incapacità di stare nell'adesso, divisi come siamo tra il rimpianto del passato e l'ansia per un futuro idealizzato. Al contempo, il dolore per il tempo che fugge richiama il tema della transitorietà: la presa di coscienza che la bellezza e il valore delle cose risiedono proprio nella loro impermanenza.
Sul piano sociale, l'immagine dei grattacieli sormontati dal suono immobile delle campane o il senso di smarrimento di fronte alle pagine del diario parlano dell'alienazione moderna. Ritroviamo la sensazione di un mondo che corre troppo velocemente, disincantato e desacralizzato, in cui l'individuo rischia di perdere il contatto con la propria interiorità. Il rischio di "dimenticare se stessi" è la conseguenza diretta di una vita misurata sulla fretta anziché sull'ascolto profondo.
Anche il dialogo implicito con i grandi della letteratura e della filosofia rende questa raccolta estremamente ricca. La foglia autunnale portata dal vento e la rilettura del diario evocano la ricerca della memoria e il tentativo di recuperare un passato che sembra non aver lasciato nulla, se non la traccia indelebile del nostro vissuto. Il paesaggio spoglio dell'inverno e gli alberi contorti diventano lo specchio di uno stato d'animo doloroso, che ricorda da vicino la sensibilità di Leopardi nel mostrare la natura come riflesso del dolore interiore.
Infine, la ricerca affannosa di una primavera che non appare da nessuna parte, unita a quel finale sospeso tra le righe, si avvicina molto alla poesia di Montale e al suo costante tentare di spezzare la maglia della rete, di trovare quell'anello che non tiene e che potrebbe svelare il senso ultimo dell'esistenza. Proprio come nella visione di Eliot, dove la fine è soltanto un nuovo inizio, il diario di Loka non si chiude nella resa dell'autunno: si ferma, riposa su un abbraccio e affida la risposta al risveglio d'aprile.
Perché bisognerebbe leggere queste tre poesie
Esse funzionano come una pausa necessaria nella frenesia del nostro tempo. In un contesto in cui siamo costantemente spinti a guardare avanti con fretta e a consumare le esperienze senza assimilarle, la parola di Nikollë Loka agisce come un invito a fermarsi.
Leggerle significa concedersi un momento per ritrovare se stessi, per guardare le proprie ombre e le proprie illusioni senza timore, ricordandoci che anche quando la vita sembra chiudersi in un autunno freddo e privo di risposte, rimane sempre aperta la possibilità di una primavera interiore, custodita nell'autenticità di un gesto umano o di un abbraccio.
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