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| Il Collegio Reumatologi Italiani, insieme a SIMFER e SISMED, richiama l'attenzione sulle limitazioni previste dal nuovo sistema di esenzione per la fibromialgia. |
Il nuovo decreto introduce il codice 068 per le forme molto severe della malattia. Collegio Reumatologi Italiani, SIMFER e SISMED chiedono di ampliare le tutele, rafforzare la ricerca e garantire percorsi di cura multidisciplinari in tutte le Regioni.
Il riconoscimento della fibromialgia nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) rappresenta una conquista importante per migliaia di cittadini italiani che convivono quotidianamente con una patologia complessa, caratterizzata da dolore cronico diffuso, affaticamento, disturbi del sonno e difficoltà che possono compromettere profondamente la qualità della vita.
Ma dietro questo significativo passo avanti emerge una contraddizione: la soglia prevista per ottenere l'esenzione dal ticket sanitario è così elevata da lasciare fuori, secondo le società scientifiche, oltre otto pazienti su dieci. Una situazione che apre interrogativi sull'equità del sistema sanitario e sulla necessità di riconoscere non soltanto le forme estreme, ma anche quelle che determinano limitazioni importanti nella vita personale, familiare e lavorativa.
È un tema che riguarda direttamente il diritto alla salute e merita attenzione, perché il riconoscimento di una malattia dovrebbe tradursi in opportunità concrete di diagnosi, assistenza e cura.
Pier Carlo Lava
Fibromialgia e nuovi LEA: una conquista ancora incompleta
Roma, 9 ottobre 2026 – Il nuovo quadro normativo sui Livelli Essenziali di Assistenza introduce il codice di esenzione 068 per la sindrome fibromialgica, limitatamente alle forme considerate molto severe.
La disposizione costituisce un riconoscimento istituzionale atteso da anni, ma solleva preoccupazioni per il numero relativamente ristretto di pazienti che potranno usufruire dell'agevolazione.
A richiamare l'attenzione su questa criticità sono tre importanti società scientifiche: il Collegio Reumatologi Italiani (CReI), la Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) e la Società Italiana Scienze Mediche (SISMED), attraverso una presa di posizione congiunta diffusa anche dall'Agenzia DIRE.
Secondo le società scientifiche, in Italia la sindrome fibromialgica interessa circa due milioni di persone, prevalentemente donne. La patologia può manifestarsi con intensità differenti e accompagnarsi a dolore muscoloscheletrico diffuso, stanchezza persistente, difficoltà di concentrazione, alterazioni del sonno e riduzione della capacità di svolgere le normali attività quotidiane.
Nonostante la rilevanza del fenomeno, i pazienti incontrano frequentemente difficoltà nell'ottenere una diagnosi tempestiva e nell'accedere a percorsi terapeutici coordinati.
La soglia FIQR superiore a 82 e il problema delle esclusioni
Il punto centrale della controversia riguarda il criterio adottato per individuare i beneficiari dell'esenzione.
La nuova disposizione prevede il riconoscimento per le forme molto severe, identificate attraverso un punteggio FIQR superiore a 82.
Il FIQR, acronimo di Revised Fibromyalgia Impact Questionnaire, è uno strumento di valutazione clinica che misura l'impatto della fibromialgia sulla funzionalità, sui sintomi e sulla qualità della vita. Il punteggio complessivo va da 0 a 100 e cresce con l'aumentare dell'impatto della malattia.
La soglia stabilita risulta particolarmente selettiva. Secondo uno studio italiano su 2.339 pazienti, richiamato anche nella documentazione parlamentare, le forme molto severe interessano circa il 16,2% dei soggetti esaminati.
Questo significa che, applicando tale distribuzione alla popolazione dei pazienti, oltre l'80% potrebbe non soddisfare il criterio richiesto per l'esenzione specifica. Si tratta di una stima epidemiologica, non del conteggio amministrativo delle domande già respinte.
Esiste inoltre una differenza tra le stime della diffusione della patologia: mentre le società scientifiche parlano di circa due milioni di persone, la documentazione tecnica governativa utilizza una platea di riferimento di circa 900.000 pazienti, stimando intorno a 150.000 i potenziali beneficiari dell'esenzione.
Un elemento che evidenzia quanto sia importante disporre di dati epidemiologici aggiornati e uniformi.
Il peso della malattia sulla vita quotidiana
La fibromialgia non si manifesta necessariamente attraverso alterazioni facilmente rilevabili dagli esami diagnostici tradizionali. Questa caratteristica ha contribuito nel tempo a incomprensioni, ritardi diagnostici e sottovalutazioni dei sintomi.
Chi ne soffre può incontrare difficoltà nello svolgimento dell'attività lavorativa, nella gestione della famiglia, nelle relazioni sociali e persino nelle attività quotidiane più semplici.
Il dolore persistente, spesso accompagnato da affaticamento e sonno non ristoratore, può inoltre favorire isolamento, perdita di autonomia e conseguenze emotive significative.
È importante ricordare che la fibromialgia è una condizione clinica reale e che l'eventuale presenza di ansia, depressione o disagio psicologico non significa che il dolore sia immaginario.
Per questo le società scientifiche sottolineano la necessità di superare il pregiudizio e garantire un'assistenza capace di considerare insieme gli aspetti fisici, funzionali, psicologici e sociali.
La limitazione dell'esenzione alle sole forme molto severe rischia, secondo gli specialisti, di penalizzare anche persone che convivono con sintomi importanti e devono sostenere ripetute spese sanitarie.
Le richieste delle tre società scientifiche
Il Collegio Reumatologi Italiani considera l'inserimento della fibromialgia nei LEA un riconoscimento importante della dignità clinica dei pazienti, ma ritiene indispensabile estendere progressivamente le garanzie assistenziali.
La SIMFER pone invece particolare attenzione alla dimensione riabilitativa, evidenziando la necessità di trattamenti integrati che mirino a migliorare la funzionalità, l'autonomia e la partecipazione alla vita sociale.
La SISMED sottolinea il ruolo della formazione degli operatori sanitari, della collaborazione interdisciplinare e degli strumenti digitali per favorire diagnosi tempestive e continuità assistenziale.
Le tre organizzazioni convergono su un principio fondamentale: non basta riconoscere formalmente una malattia, occorre costruire una rete sanitaria in grado di accompagnare concretamente chi ne soffre.
Le principali richieste riguardano l'attivazione di percorsi diagnostico-terapeutici omogenei in tutte le Regioni, l'organizzazione di ambulatori multidisciplinari, l'inserimento stabile del supporto psicologico, il rafforzamento della formazione dei medici di medicina generale e degli specialisti e il finanziamento della ricerca scientifica.
Particolare importanza viene attribuita ai PDTA, Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali, strumenti che permettono di coordinare le diverse figure professionali coinvolte nella gestione di patologie complesse.
Una rete strutturata potrebbe contribuire a ridurre i tempi diagnostici, evitare la ripetizione di visite non coordinate e limitare gli spostamenti dei pazienti alla ricerca di risposte.
La ricerca scientifica e le prospettive future
Accanto al problema delle esenzioni, resta aperta la questione della conoscenza scientifica della fibromialgia.
Le cause e i meccanismi della malattia sono complessi e non ancora completamente chiariti. Le ricerche hanno evidenziato alterazioni nei processi di elaborazione del dolore e nel funzionamento dei sistemi che ne regolano la percezione.
La fibromialgia viene frequentemente considerata nell'ambito del dolore nociplastico, nel quale la percezione dolorosa risulta alterata senza che debba necessariamente essere presente un danno tissutale proporzionato all'intensità dei sintomi.
Non esiste attualmente un singolo esame di laboratorio capace di confermare autonomamente la diagnosi né una terapia universalmente risolutiva.
La gestione clinica richiede generalmente un approccio personalizzato, che può comprendere attività fisica graduale e adattata, educazione terapeutica, interventi psicologici quando indicati e trattamenti farmacologici selezionati in base ai sintomi e alle condizioni individuali.
Le società scientifiche chiedono pertanto maggiori investimenti nella ricerca, anche per individuare biomarcatori affidabili e sviluppare strategie terapeutiche sempre più efficaci.
Il diritto alla salute non dovrebbe dipendere soltanto dalle forme estreme
Il riconoscimento della fibromialgia nei LEA costituisce un risultato significativo, ma la discussione sulle modalità di accesso all'esenzione dimostra che il percorso verso una tutela più ampia non è ancora concluso.
Una patologia cronica può compromettere seriamente la vita di una persona anche senza raggiungere il livello massimo previsto da una scala di valutazione.
La sfida per le istituzioni sanitarie sarà dunque trovare un equilibrio tra sostenibilità economica, appropriatezza delle prestazioni e necessità di garantire cure accessibili.
L'auspicio è che il confronto avviato dalle società scientifiche possa favorire un progressivo ampliamento delle tutele, insieme a una maggiore uniformità dei servizi sul territorio nazionale.
Il vero traguardo non sarà soltanto riconoscere la fibromialgia nei documenti ufficiali, ma fare in modo che le persone che ne soffrono non si sentano più sole davanti alla malattia.
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Fibromialgia e nuovi LEA 2026: il codice di esenzione 068 riguarda le forme molto severe con FIQR superiore a 82. Le società scientifiche chiedono maggiori tutele per i pazienti esclusi, cure multidisciplinari e investimenti nella ricerca.
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Fonte: Agenzia DIRE, sulla base del documento congiunto CReI, SIMFER e SISMED. Testo originale consultabile sul sito ufficiale SISMED. Verificati anche il DPCM 7 agosto 2026 e la documentazione della Camera dei Deputati.
Crediti: Logo del Collegio Reumatologi Italiani (CReI), immagine fornita a corredo del testo.
Copyright: Marchio del rispettivo titolare, utilizzato a fini informativi e giornalistici.

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