Ex Ilva, futuro appeso a settimane decisive: Amich (FdI) chiede certezze per Novi Ligure e la siderurgia italiana
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| La fotografia allegata al comunicato dell'onorevole Enzo Amich sulla crisi ex Ilva e sulle prospettive occupazionali dello stabilimento di Novi Ligure. |
Tra il vertice a Palazzo Chigi, la ricerca di nuovi coils e il rischio di cassa integrazione per 515 lavoratori, cresce la preoccupazione per lo stabilimento piemontese. Il deputato Enzo Amich: «Il Governo lavora per garantire continuità produttiva e occupazionale».
Il futuro dell'ex Ilva si gioca su scadenze ravvicinate, mentre a Novi Ligure centinaia di lavoratori attendono risposte concrete. La continuità produttiva dello stabilimento piemontese rappresenta una questione cruciale non soltanto per l'occupazione locale, ma per l'intera filiera siderurgica nazionale.
La vertenza torna al centro dell'attenzione con il confronto convocato per oggi, 27 ottobre, alle ore 17 a Palazzo Chigi, tra Governo e organizzazioni sindacali. L'appuntamento è confermato da ANSA e RaiNews.
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Di seguito il comunicato stampa dell'onorevole Enzo Amich, deputato di Fratelli d'Italia.
EX ILVA, AMICH (FDI): “SETTIMANE DECISIVE. IL GOVERNO LAVORA PER I COILS DI NOVI LIGURE E PER LA CONTINUITÀ DELLA SIDERURGIA ITALIANA”
Roma, 27 ottobre 2026 – “Le prossime settimane saranno decisive per il futuro dell’ex Ilva e dell’intera siderurgia italiana. Una vicenda che riguarda migliaia di lavoratori e un sistema industriale strategico, con ricadute dirette sugli stabilimenti di Novi Ligure e Racconigi”.
Lo dichiara l’onorevole Enzo Amich, deputato di Fratelli d’Italia e componente della Commissione Trasporti della Camera.
“Oggi, 27 ottobre, a Palazzo Chigi si svolge il terzo confronto in poco più di un mese tra Governo e organizzazioni sindacali (dopo quelli del 16 settembre e dell’8 ottobre) su continuità produttiva, ammortizzatori sociali e prospettive di tutti i siti. Seguiranno la scadenza per le offerte vincolanti degli investitori, fissata entro l’8 novembre, e il termine del 15 dicembre per il mantenimento degli impianti in preriscaldo, in attesa della decisione della Corte di Cassazione dopo l’udienza del 20 ottobre”.
“Il Governo ha messo in campo strumenti concreti. Con il decreto di metà ottobre sono state stanziate risorse per tenere gli altiforni di Taranto in preriscaldo e sostenere i lavoratori con la cassa integrazione. Parallelamente il ministro Urso ha dato mandato ai commissari di reperire sul mercato internazionale sia le bramme per i laminatoi di Taranto sia i coils per Genova e Novi Ligure. I commissari hanno confermato che Novi non chiude e che si lavora a soluzioni di approvvigionamento analoghe a quelle degli altri siti, con obiettivo entro il primo trimestre 2027. Per Genova gli accordi sono più avanzati; per Novi la criticità principale resta trovare coils con caratteristiche tecniche compatibili e chiudere le intese in tempi utili”.
“Le scorte di coils a Novi si esauriscono a metà/fine novembre e l’azienda ha già chiesto la cassa integrazione per circa 515 lavoratori su 542. Il tavolo di oggi deve servire a definire una road map chiara sugli approvvigionamenti, a ridurre al minimo i giorni di sospensione e a dare certezze alle famiglie e al territorio piemontese, nel pieno rispetto della salute e delle decisioni della magistratura”.
“L’Italia non può rinunciare alla propria capacità di produrre acciaio. Continuerò a seguire con attenzione le ricadute per Novi Ligure e la filiera piemontese”, conclude Amich.
On. Enzo Amich
Commissione IX: Trasporti, Poste e Telecomunicazioni
Palazzo Montecitorio, Roma
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La crisi dell'ex Ilva non può essere affrontata soltanto attraverso gli ammortizzatori sociali. La cassa integrazione rappresenta una tutela indispensabile nelle fasi di difficoltà, ma non può sostituire una strategia industriale capace di assicurare prospettive occupazionali durature. È questo il nodo centrale di una vertenza che coinvolge migliaia di famiglie e territori profondamente legati alla produzione siderurgica.
Per Novi Ligure la questione più urgente riguarda l'approvvigionamento dei coils, indispensabili per mantenere operative le lavorazioni. Il rischio di esaurimento delle scorte rende necessario individuare rapidamente fornitori affidabili e materiali compatibili con gli impianti. La richiesta di cassa integrazione per 515 dipendenti su 542, confermata anche dalle informazioni diffuse da ANSA il 19 ottobre, dimostra la gravità della situazione. Non significa tuttavia che tutte queste sospensioni siano già state autorizzate.
È altrettanto importante ascoltare le preoccupazioni delle organizzazioni sindacali, che chiedono non soltanto protezione del reddito, ma un piano industriale credibile e il ritorno al lavoro. La salvaguardia della siderurgia nazionale deve procedere insieme alla sostenibilità economica, alla tutela ambientale e alla sicurezza dei lavoratori e dei cittadini. Una soluzione duratura dovrà necessariamente tenere insieme queste esigenze.
Il territorio alessandrino ha bisogno di certezze, non soltanto di rassicurazioni. Le prossime settimane diranno se gli impegni annunciati potranno tradursi in forniture, investimenti e continuità produttiva. Per Novi Ligure e per l'intera filiera piemontese, salvaguardare il lavoro significa anche difendere competenze industriali, professionalità e un patrimonio economico costruito nel tempo.
Pier Carlo Lava, Alessandria Post
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Geo: Novi Ligure, provincia di Alessandria, Piemonte. Roma, Palazzo Chigi. Taranto, Genova e Racconigi, stabilimenti e territori coinvolti nella vertenza ex Ilva.
Fonti e approfondimenti:
- ANSA, 19 ottobre 2026: richiesta di cassa integrazione e vertice del 27 ottobre
- RaiNews, 15 ottobre 2026: convocazione del Governo a Palazzo Chigi
- Fim Cisl, 21 ottobre 2026: posizione sindacale sul rilancio dell'ex Ilva
- Teleborsa, 26 ottobre 2026: preriscaldo degli impianti e scadenze della vertenza
- Leggi anche su Alessandria Post: Per approfondire la crisi industriale e occupazionale del territorio alessandrino, vi invitiamo a leggere “Ex Ilva di Novi Ligure, Muliere chiede un tavolo regionale” e “Terzo Valico, cantieri ancora fermi e nuovi operai in cassa integrazione: chi paga il prezzo dei ritardi?”, due approfondimenti che raccontano le difficoltà delle imprese e le preoccupazioni dei lavoratori della provincia di Alessandria.
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