La dimensione psicologica: la percezione aptica e la costruzione della realtà
Nella psicologia dello sviluppo, l’esplorazione tattile (o percezione aptica) non è un mero supplizio o sostituto della vista, ma una modalità autonoma e complessa di costruzione delle mappe mentali ed emotive del mondo. Nei contesti istituzionali di permanenza — come gli istituti o i collegi — i bambini con disabilità visiva rischiano spesso la privazione sensoriale o la stereotipia relazionale.
Attraverso la perforazione e la rilievografia delle immagini, le foto di Kossowska permettono ai bambini di “toccare ed essere toccati dal mondo” (“we touch the world and the world touches us back”).
La dimensione sociologica: rompere il confine dell'istituzionalizzazione
Dal punto di vista sociologico, la disabilità visiva nei contesti in via di sviluppo (come alcune aree dell'Etiopia) comporta frequentemente una duplice sfida: lo stigma sociale e l’isolamento negli ambienti istituzionali.
Il progetto “The World by Touch” agisce come un dispositivo di rottura socioculturale. Trasformando l’esperienza sensoriale dei bambini di Sebeta in un’opera d’arte partecipata, la fotografia si fa strumento di cittadinanza e rivendicazione di presenza.
La dimensione pedagogica: la lezione di Maria Montessori e l'eredità della tiflopedagogia
È sul piano strettamente pedagogico che l’opera di Aleksandra Kossowska trova la sua validazione teorica più profonda. Il pensiero di Maria Montessori ha insegnato al mondo come la mano sia "l’organo dell'intelligenza": per la pedagogista chiaravallese, il tatto e la manipolazione del materiale strutturato non servono solo ad allenare i sensi, ma costituiscono la base per lo sviluppo dei processi cognitivi superiori, dell'astrazione e dell'autonomia personale.
Portare la fotografia tattile nella scuola dell’infanzia e primaria per ciechi significa applicare appieno il principio montessoriano dell'educazione sensoriale come porta d'accesso al pensiero. A questo si intreccia la lezione della tiflopedagogia italiana (a partire dalle intuizioni di maestri come Augusto Romagnoli), la quale ha sempre ribadito che il bambino non vedente non deve adeguarsi passivamente a un mondo pensato per immagini visive, ma va guidato nell'esplorazione attiva della realtà attraverso codici a lui propri.
La fotografia “da toccare” diventa quindi un sussidio didattico e narrativo rivoluzionario: insegna a leggere lo spazio, a stimolare la curiosità vicaria, a sviluppare la motricità fine e a condividere un racconto intersoggettivo della propria vita quotidiana.
Un ponte di empatia tra l'Etiopia e il mondo
Il lavoro di Aleksandra Kossowska a Sebeta ci ricorda che l'accessibilità non è una concessione, ma un diritto estetico ed educativo. Intrecciando l'asse psico-socio-pedagogico, la fotografia tattile dimostra che l'arte non appartiene a chi la guarda con gli occhi, ma a chi sa sentirla con l'anima e con le dita. Un modello espressivo e formativo da cui anche la scuola e le istituzioni occidentali possono trarre un prezioso insegnamento per costruire contesti scolastici autenticamente inclusivi e multisensoriali.
A cura di Francesca GiordanoPer approfondire l'attualità nazionale, la cronaca, la cultura e le notizie dal territorio, visita anche Alessandria Post: https://italianewspost.com/ e https://piercarlolava.blogspot.com

«Unire pedagogia speciale e percezione aptica: quando l'arte restituisce a ogni bambino il diritto di esplorare il mondo.»
RispondiElimina