Dazi e tensioni commerciali cambiano la spesa: in Canada i consumatori dicono no ai prodotti americani
DAZI E TENSIONI COMMERCIALI CAMBIANO LA SPESA: IN CANADA I CONSUMATORI DICONO NO AI PRODOTTI AMERICANI
Dai nuovi comportamenti d'acquisto all'evoluzione dei format, tra tecnologia, servizi e assortimenti sempre più personalizzati: l’analisi di Retail Hub tra Stati Uniti, Canada Cina e Parigi raccontano le trasformazioni della grande distribuzione internazionale e le nuove sfide per il mercato italiano.
Nei supermercati canadesi i consumatori chiedono di non acquistare prodotti americani, le insegne introducono bandierine per rendere immediatamente riconoscibili le merci nazionali e alcuni retailer stanno modificando gli assortimenti per rispondere alle nuove preferenze di acquisto. È uno degli effetti più concreti delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Canada, che arrivano direttamente sugli scaffali dei supermercati, influenzando le scelte dei consumatori e le strategie della grande distribuzione.
Il fenomeno è emerso dalle testimonianze raccolte direttamente dagli store manager durante uno degli Innovation Tour organizzati da Retail Hub tra Chicago, Detroit e Toronto. Secondo quanto raccontato dai responsabili dei punti vendita, il rifiuto dei prodotti statunitensi nasce dagli stessi consumatori e si traduce in richieste esplicite agli addetti, cambiamenti nelle rotazioni dei prodotti e un crescente interesse verso alternative provenienti da altri mercati, compresi quelli europei e italiani. Non si tratta quindi soltanto di una preferenza per i prodotti locali, ma di una vera e propria volontà di evitare quelli americani, tanto che alcune insegne hanno dovuto intervenire sulla comunicazione a scaffale per rendere più chiara la provenienza delle merci.
«Quello che ci ha colpito maggiormente è stata la determinazione dei consumatori canadesi nel rifiutare i prodotti statunitensi. Gli store manager ci hanno raccontato di clienti che chiedono espressamente di non acquistare prodotti americani, al punto che in alcuni negozi sono state introdotte bandierine per identificare quelli canadesi ed evitare equivoci. È un fenomeno che nasce dal basso e che sta producendo conseguenze concrete sugli assortimenti e sulle vendite. In alcuni casi, ci hanno raccontato, ne stanno beneficiando anche i prodotti europei e italiani», racconta Stefano Motta, Chief Operating Officer di Retail Hub, tech company del settore retail punto di riferimento in Italia in quanto angolo di osservazione e analisi privilegiato in tema di innovazione e nuovi trend. Attraverso i suoi Innovation Tour internazionali, accompagna aziende e retailer nei mercati più innovativi per osservare direttamente format, tecnologie e modelli di business, capire cosa funziona e valutare quali soluzioni possano essere reinterpretate nel contesto italiano.
Il caso canadese è soltanto uno dei segnali di una trasformazione molto più ampia che sta interessando il retail internazionale. Dalla crescente differenziazione delle insegne ai nuovi modelli di discount, dai supermercati che integrano ristorazione e servizi alle tecnologie che rivoluzionano la gestione dei negozi, la grande distribuzione sta ripensando profondamente il proprio ruolo, adattandosi a consumatori sempre più attenti, esigenti e influenzati dal contesto economico e sociale.
NORD AMERICA: IL SUPERMERCATO CAMBIA IDENTITÀ, TRA DISCOUNT EVOLUTI, FORMAT PREMIUM E NUOVI SERVIZI
Uno degli elementi più evidenti emersi durante il tour nordamericano riguarda la forte differenziazione delle insegne. In Canada, nonostante un mercato della distribuzione alimentare concentrato nelle mani di pochi grandi gruppi, l'offerta si articola in una molteplicità di format e modelli commerciali, capaci di rispondere a esigenze di consumo molto diverse. Dalle insegne specializzate nei prodotti etnici, come T&T per l'alimentare asiatico, ai supermercati premium, fino ai discount che si discostano sensibilmente dal modello europeo.
È il caso di No Frills, che propone un assortimento più ampio rispetto al discount tradizionale, con una presenza significativa di prodotti di marca e freschi, avvicinandosi per certi aspetti al supermercato convenzionale. Una strategia che consente ai grandi gruppi canadesi di presidiare differenti fasce di mercato attraverso insegne con identità e politiche commerciali ben distinte.
Negli Stati Uniti, il confronto tra realtà come Trader Joe's, Aldi, Walmart, Costco e Meijer ha invece evidenziato come non esista un unico modello vincente. Trader Joe's punta su assortimenti selezionati e dinamici, innovazione di prodotto e una forte cultura del servizio; Aldi privilegia la standardizzazione dei processi e l'efficienza operativa; Walmart adotta una politica di prezzi bassi continuativi, mentre Costco basa il proprio modello su membership, grandi volumi e margini contenuti sui prodotti.
«Una delle differenze più interessanti rispetto al mercato italiano è la capacità delle insegne nordamericane di costruire identità molto precise. Anche all'interno dello stesso gruppo convivono format profondamente diversi, ciascuno con un proprio posizionamento, assortimento e modello di business. In Italia, invece, spesso le insegne tendono ad assomigliarsi. L'esperienza nordamericana dimostra quanto sia importante differenziarsi e dare al consumatore una ragione chiara per scegliere un punto vendita rispetto a un altro», osserva Motta.
DAI PRODOTTI FRESCHI ALLA RISTORAZIONE: IL SUPERMERCATO DIVENTA UNA SOLUZIONE PER IL PASTO
Un altro elemento centrale riguarda l'evoluzione dell'offerta alimentare. Nei supermercati nordamericani, la gastronomia e i prodotti pronti al consumo assumono un ruolo sempre più importante, trasformando il punto vendita in un luogo capace di rispondere non soltanto alle esigenze della spesa tradizionale, ma anche al bisogno di consumare un pasto.
Piatti pronti, preparazioni calde, sushi, panini e proposte gastronomiche diventano parte integrante dell'assortimento, mentre l'organizzazione dei reparti si evolve attraverso laboratori centralizzati, processi standardizzati e collaborazioni con chef e ristoranti.
È il passaggio dal supermercato tradizionale al cosiddetto meal solution provider, un modello nel quale la grande distribuzione si avvicina sempre di più al mondo della ristorazione, ampliando le occasioni di consumo e i servizi offerti ai clienti.
Anche il localismo assume un'importanza crescente: assortimenti selezionati in funzione delle comunità locali, prodotti etnici e internazionali, private label, specialità stagionali e novità legate alle tendenze social permettono ai retailer di costruire un'offerta più riconoscibile e vicina alle esigenze dei territori.
TECNOLOGIA E ORGANIZZAZIONE: IL NEGOZIO DIVENTA UNA PIATTAFORMA DI SERVIZI
La trasformazione del retail passa anche attraverso una crescente integrazione tra negozio fisico, canali digitali e logistica. Negli Stati Uniti e in Canada, servizi come click & collect, curbside pickup, consegne a domicilio, self-scanning e programmi di membership sono sempre più integrati nell'organizzazione dei punti vendita. Il supermercato diventa così un luogo multifunzionale, nel quale convivono vendita, preparazione degli ordini online, servizi al cliente e, in alcuni casi, attività di produzione alimentare e ristorazione.
La tecnologia viene utilizzata soprattutto per semplificare l'esperienza d'acquisto e migliorare l'efficienza operativa, mentre l'organizzazione del personale varia sensibilmente in funzione del modello commerciale. Accanto a insegne che privilegiano procedure standardizzate e processi semplici, altre investono maggiormente sulla formazione, sull'autonomia dei team e sulla relazione diretta con il cliente.
CINA, IL SUPERMERCATO DEL FUTURO TRA CONSEGNE IN 30 MINUTI, PAGAMENTI DIGITALI E RISTORAZIONE
Se in Nord America la grande distribuzione punta sulla differenziazione delle insegne e dei modelli commerciali, in Cina è soprattutto l'integrazione tra negozio fisico, digitale e logistica a ridefinire l'esperienza d'acquisto. È quanto emerge dall'Innovation Tour di Retail Lab a Shanghai, dove il mercato si distingue per la varietà dei format e per la capacità di rispondere a esigenze di consumo sempre più diversificate. Accanto ai grandi supermercati e ai membership club come Costco e Sam's Club, i convenience store come 7-Eleven e FamilyMart si trasformano in veri e propri punti di ristorazione di quartiere, con un'offerta sempre più orientata al food-to-go. Parallelamente, la spesa online diventa un servizio di prossimità, con consegne che possono avvenire in meno di 30 minuti entro un raggio di circa tre chilometri. Anche i supermercati tradizionali si trasformano in hub logistici, con spazi dedicati alla preparazione degli ordini online e sistemi di pagamento sempre più digitalizzati, tra QR code, super-app e soluzioni biometriche. Emblematico il caso di Aldi, che a Shanghai ha adattato il proprio modello integrando app, delivery e assortimenti più vicini alle preferenze locali. Ma la trasformazione riguarda anche l'offerta alimentare: si diffondono i cosiddetti grocerant, punti vendita che combinano supermercato e ristorazione, con cucine a vista, laboratori gastronomici e spazi per il consumo sul posto. Un modello nel quale la produzione viene in parte centralizzata, mentre il negozio diventa sempre più uno spazio dedicato all'esperienza, al servizio e alla rapidità.
PARIGI, TRA INTELLIGENZA ARTIFICIALE E NUOVE ESPERIENZE D'ACQUISTO
Il confronto con l'Europa arriva da Parigi, dove Retail Hub ha partecipato a NRF Europe con un proprio Innovation Village, selezionando 16 startup internazionali attive nell'innovazione del retail e organizzando uno store tour dedicato ai nuovi modelli di grocery, beauty e fashion.
Tra le esperienze più significative, la visita a Naturalia ha permesso di osservare l'applicazione concreta della tecnologia RELEX alla gestione dell'ortofrutta, uno dei reparti più complessi da pianificare per via della deperibilità dei prodotti, della stagionalità e della variabilità delle scorte. Il sistema supporta i responsabili nella previsione della domanda e nella definizione degli ordini quotidiani, considerando disponibilità, promozioni e caratteristiche dei prodotti, con l'obiettivo di semplificare le attività operative e rendere più efficiente la gestione del reparto.
Al Monoprix di Beaugrenelle, invece, l'attenzione si è concentrata sull'evoluzione del supermercato come luogo di consumo ed esperienza. Il punto vendita, con circa 4.000 metri quadrati di superficie commerciale, integra alimentare, moda, bellezza e prodotti per la casa, affiancando alla spesa tradizionale una proposta di ristorazione e snacking pensata per accompagnare il cliente durante diversi momenti della giornata. Grande attenzione viene riservata alla qualità delle preparazioni, alla provenienza degli ingredienti e alle collaborazioni capaci di arricchire l'offerta.
Nel beauty, il flagship Sephora degli Champs-Élysées rappresenta un ulteriore esempio di trasformazione dell'esperienza in negozio. Spazi espositivi che cambiano frequentemente, aree dedicate ai prodotti più popolari sui social, servizi personalizzati e lounge riservate alla clientela premium convivono con strumenti digitali e modalità di pagamento autonome. Secondo quanto illustrato durante la visita, il 40% dei clienti utilizza il self-checkout, mentre il restante 60% si affida alle casse tradizionali.
Esperienze differenti che mostrano come il punto vendita europeo stia evolvendo attraverso una combinazione di innovazione tecnologica, personalizzazione, servizi e valorizzazione della relazione con il consumatore.
LE SFIDE PER LA GDO ITALIANA: DIFFERENZIARSI, INNOVARE E RIPENSARE IL RUOLO DEL NEGOZIO
Dal confronto tra Nord America ed Europa emerge una riflessione importante per la distribuzione italiana: il futuro del supermercato non passa necessariamente dall'aumento delle dimensioni o dall'ampliamento indiscriminato dell'offerta, ma dalla capacità di differenziarsi e costruire modelli commerciali coerenti con le esigenze dei consumatori.
Per le aziende italiane, gli spunti riguardano soprattutto la possibilità di coniugare standardizzazione dei processi e valorizzazione delle specificità locali, sviluppare servizi legati alla ristorazione, integrare maggiormente fisico e digitale e investire in organizzazione, formazione ed efficienza. Il viaggio nordamericano ha rappresentato un'occasione di confronto diretto tra modelli internazionali e caratteristiche della distribuzione italiana. Le riflessioni sono state sviluppate anche attraverso incontri quotidiani tra i partecipanti e confronti con gli store manager dei punti vendita visitati.
«Questi tour ci permettono di osservare direttamente come funzionano i diversi modelli di retail e, soprattutto, di confrontarci con chi gestisce quotidianamente i negozi. Il punto non è replicare semplicemente ciò che vediamo all'estero, ma capire quali soluzioni possano essere adattate alla realtà italiana. Dalla differenziazione delle insegne alla valorizzazione dei prodotti locali, dalla ristorazione all'integrazione tra negozio e servizi digitali, gli spunti sono molti. La vera sfida sarà trasformare queste osservazioni in innovazioni concrete, capaci di rispondere alle nuove esigenze dei consumatori», conclude Stefano Motta.
A proposito di Retail Hub…
Retail Hub è una tech company fondata nel 2020, diventata in pochissimi anni l’advisory per tutte le aziende che cercano innovazione in ogni settore del retail, grazie a una piattaforma proprietaria che permette di automatizzare tanta di questa innovazione dialogando con l’AI, e che vanta ad oggi circa 5000 start up, ognuna di esse un’eccellenza dal grande potenziale. Retail Hub ha portato in Italia il primo autonomus store e la sua mission si espande con la House of Innovation, uno spazio unico sul territorio, grande hub dell’innovazione basato a Milano. Fondata da Massimo Volpe, Retail Hub si distingue per il suo focus internazionale e il costante scouting di soluzioni tecnologiche. Volpe, con una ventennale esperienza nel settore, è stato il primo italiano a far parte della National Retail Federation (NRF) e nel 2023 è stato inserito nella classifica "Top Retail Influencers" di Rethink Retail. Retail Hub organizza inoltre eventi e programmi di formazione come il Leadership in Retail, l'Innovation Club, e i Retail Innovation Tour, che offrono alle aziende l'opportunità di esplorare le ultime tendenze globali del settore retail.
Pubblicato da Maria Pellino
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