Il potere delle parole: dallo sfondamento semantico alla manipolazione del linguaggio, di Antonio Rossello

Immagine editoriale sullo sfondamento semantico e il potere delle parole: un bambino che apprende il linguaggio, il triangolo di Ogden e Richards e i simboli della manipolazione dell'informazione.
Dall'apprendimento infantile alla manipolazione del linguaggio: il rapporto tra parole, significati e realtà nella riflessione di Antonio Rossello.

Dallo sfondamento semantico alla semantica dell'apprendimento: come le parole costruiscono, trasmettono e talvolta tradiscono la realtà

di Antonio Rossello

Tra triangolo di Ogden e Richards, acquisizione linguistica e manipolazione strategica: una riflessione in prima persona su come il significato si forma, si trasmette e può essere distorto — dal bambino che impara a nominare il mondo al potere che riscrive le parole per governarlo


Introduzione: due percorsi che si incontrano

Sono Antonio Rossello, l'autore del concetto di «sfondamento semantico». Ho introdotto questo concetto in due articoli giornalistici pubblicati il 5 ottobre 2026 su Eco di Savona e Il Corriere Nazionale, e lo ho poi sviluppato in forma più sistematica nel saggio Lo sfondamento semantico. Una teoria triadica con pragmatica: rifondazione, manipolazione e criteri diagnostici, pubblicato su Eco di Savona il 7 ottobre 2026.

Quando ho letto l'analisi scientifico-pedagogica sulla semantica e l'acquisizione del linguaggio proposta da Informazionescuola.it, ho immediatamente colto una connessione profonda. Da un lato, quel testo descrive come i bambini imparano a dare significato alle parole, attraversando fasi pre-linguistiche, olofrastiche e telegrafiche. Dall'altro, la mia teoria sullo sfondamento semantico indaga cosa accade quando quel legame tra parola, concetto e realtà si spezza — non per evoluzione fisiologica, ma per manipolazione strategica.

In questo articolo integro il testo sulla semantica e l'acquisizione del linguaggio, lasciandolo inalterato nei contenuti, con opportune analisi e armonizzazioni a partire dal concetto di sfondamento semantico. Scriverò in prima persona, perché questa riflessione nasce da un percorso personale di ricerca che intreccia semiotica, pragmatica e filosofia del linguaggio.


Che cos'è la semantica: il terreno comune

Il testo che prendo in esame esordisce ricordando che «la semantica rappresenta un campo cruciale nello studio del linguaggio, focalizzandosi sui significati e sulle combinazioni di parole, nonché sulle strutture morfologiche e sintattiche che governano la lingua».

Questa definizione è per me il punto di partenza obbligato. Quando parlo di sfondamento semantico, infatti, mi riferisco a un fenomeno che si radica proprio nel cuore della semantica: il rapporto tra un'espressione e il suo referente originario. Ma per comprendere appieno questo fenomeno, devo prima chiarire come funziona la semantica in condizioni normali — e qui il testo pedagogico mi offre una mappa preziosa.

Definizione di Semantica

Il testo prosegue articolando la semantica in tre componenti principali:

«La semantica si occupa dello studio dei significati delle parole e delle frasi, analizzando come questi significati possono variare in base al contesto. Essa si articola in tre componenti principali:

Morfologia: lo studio della struttura interna delle parole.
Lessico: l'insieme delle parole di una lingua e il loro significato.
Sintassi: le regole che governano la combinazione delle parole in frasi.

Questi componenti interagiscono per formare il significato complessivo di un testo, influenzando così la comunicazione.»

Questa tripartizione è fondamentale. Morfologia, lessico e sintassi non sono compartimenti stagni: interagiscono costantemente per produrre significato. E proprio questa interazione è ciò che rende possibile — ma anche vulnerabile — il legame tra segno e realtà.

Nel mio modello triadico, ispirato al triangolo di Ogden e Richards (1923), immagino tre vertici: il simbolo (S), cioè la parola; il concetto (C), cioè l'idea che abbiamo in testa; il referente (R), cioè la cosa del mondo a cui ci riferiamo. La parola non si collega direttamente alla cosa: passa sempre attraverso il concetto. Diciamo «albero» (S), pensiamo a un albero (C), e solo tramite quel pensiero indichiamo l'albero reale (R).

A questo triangolo ho aggiunto un quarto elemento: il soggetto (Σ), cioè chi usa e governa il segno. In termini tecnici, la sintattica riguarda i rapporti tra segni, la semantica i rapporti tra segno e oggetto, la pragmatica i rapporti tra segno e interprete. Lo sfondamento semantico è quindi un atto pragmatico con effetto semantico: qualcuno fa qualcosa con le parole, e quel qualcosa cambia il significato.

Si definisce adeguazione (A) la condizione per cui il concetto è stabilito da convenzione pubblica ed è controllabile sul referente. Quando l'adeguazione viene meno, siamo in presenza di uno sfondamento.


L'acquisizione del linguaggio: come si costruisce il legame tra parola e mondo

Il testo pedagogico prosegue con una disamina dell'acquisizione del linguaggio che trovo straordinariamente utile per comprendere come dovrebbe funzionare il legame semantico in condizioni fisiologiche.

«L'acquisizione del linguaggio è un processo complesso attraverso il quale i bambini apprendono a comprendere e produrre una lingua. Questo processo è caratterizzato da diverse fasi, ognuna delle quali è influenzata da fattori cognitivi, sociali e ambientali. Le principali teorie sull'acquisizione del linguaggio includono:

Costruttivismo di Piaget: Sostiene che l'acquisizione del linguaggio sia influenzata dallo sviluppo cognitivo e dall'interazione con l'ambiente.
Comportamentismo di Skinner: Proporre che il linguaggio venga appreso attraverso imitazione e rinforzo.
Innatismo di Chomsky: Argomenta che esista una predisposizione biologica all'apprendimento linguistico, sostenuta dalla teoria della grammatica universale.

Queste teorie evidenziano come l'acquisizione del linguaggio non sia solo un processo meccanico, ma anche un fenomeno dinamico che coinvolge la scoperta attiva di regole linguistiche.»

Queste tre teorie, pur nella loro diversità, convergono su un punto che mi sta a cuore: il linguaggio non è mai puro rispecchiamento della realtà, ma è sempre mediazione attiva. Piaget sottolinea il ruolo dell'interazione con l'ambiente; Skinner enfatizza imitazione e rinforzo; Chomsky postula una predisposizione biologica. In tutti e tre i casi, il significato emerge da un processo dinamico, non da una corrispondenza automatica.

È qui che il concetto di sfondamento semantico rivela la sua rilevanza anche in ambito pedagogico. Se l'acquisizione del linguaggio è un processo attivo di scoperta di regole, allora il bambino non è un recettore passivo di significati già dati. Egli costruisce attivamente il legame tra parola e mondo — e questo lo rende, potenzialmente, sia un creatore di significato sia un soggetto vulnerabile a manipolazioni semantiche.

Fasi dell'Acquisizione Linguistica

Il testo elenca poi le fasi dell'acquisizione linguistica:

«L'acquisizione del linguaggio si sviluppa attraverso fasi distinte:

Fase Pre-linguistica: I neonati comunicano attraverso gesti e vocalizzazioni.
Fase Intenzionale (8-10 mesi): I bambini iniziano a utilizzare suoni con intento comunicativo, cercando l'attenzione degli adulti.
Fase Olofrastica (16-24 mesi): I bambini producono le prime parole significative, spesso legate a oggetti concreti.
Fase delle Frasi Telegrafiche (2-3 anni): Iniziano a combinare parole in frasi semplici, escludendo connettivi e articoli.

Ogni fase è caratterizzata da un incremento della comprensione e della produzione linguistica, evidenziando l'importanza dell'interazione sociale nel processo di apprendimento.»

Queste fasi mi offrono uno spunto cruciale. Nella fase olofrastica, i bambini producono parole significative «spesso legate a oggetti concreti». Questo legame diretto con il referente è ciò che nella mia teoria chiamo adeguazione originaria: il concetto è stabilito da convenzione pubblica ed è controllabile sul referente. Il bambino che dice «palla» indicando una palla sta esercitando quella che potremmo chiamare la funzione referenziale primaria del linguaggio.

Ma cosa accade quando questo legame si spezza? Quando una parola continua a circolare, tutti la usano, ma non indica più ciò che indicava prima? È qui che entra in gioco lo sfondamento semantico.


Lo sfondamento semantico: quando il segno si stacca dalla cosa

A questo punto devo introdurre il cuore della mia teoria. Lo sfondamento semantico è lo scollamento tra un'espressione e il suo referente originario. In parole povere: una parola continua a circolare, tutti la usano, ma non indica più ciò che indicava prima. Non è ambiguità, non è polisemia fisiologica, non è il normale evolversi del lessico. È qualcosa di più radicale: il segno si stacca dalla cosa.

Questo scollamento può avvenire in due modi opposti.

Il primo è il mutamento semantico autentico: il cambiamento è diffuso, graduale, motivato da trasformazioni reali e condivise. Pensiamo a «web» o «cellulare»: nessuno ha deciso dall'alto che quelle parole dovessero significare ciò che significano oggi. Si sono adattate insieme alla realtà che descrivevano.

Il secondo è la manipolazione semantica: il cambiamento è imposto dall'alto, è strategico, non corrisponde a un mutamento condiviso della realtà. Qui sta il cuore del problema. Nella sua forma manipolativa, lo sfondamento semantico è una tecnologia del potere: quando il segno si stacca dal referente, la parola smette di descrivere e comincia a governare.

Le quattro specie

Lo sfondamento semantico si articola in quattro stati, che si distinguono per il comportamento del referente, del soggetto e del triangolo.

StatoReferenteSoggettoMovimentoEffetto sull'adeguazione
Normalestabileusa la convenzioneS→C→Rconservata
Derivacambia lentamentenessuna regiaC si sposta per uso diffusosi riadegua da sé
RifondazioneR→R′trasparente, motiva il cambioR′→C′→S′ripristinata su R′
ManipolazioneinvariatointeressatoS invariato, C→C″ oppure S→S′ e C″ impostospezzata, ne resta l'apparenza

La deriva è il mutamento spontaneo: nessuno la guida, il concetto si sposta perché l'uso collettivo lo sposta. La rifondazione è dichiarata e motivata: qualcuno propone un nuovo referente e un nuovo concetto, e lo fa in modo trasparente. La manipolazione è diversa: il referente resta invariato, ma il concetto viene alterato o imposto, e l'adeguazione si spezza. Ne resta solo l'apparenza.

I quattro meccanismi della manipolazione

Quando la manipolazione è in atto, può colpire elementi diversi del triangolo. Ho individuato quattro meccanismi principali.

M1 · Cortocircuito S = R (performativo). Colpisce la base del triangolo, il rapporto diretto tra segno e referente. La denominazione si sostituisce al fatto: «è così perché lo chiamiamo così». È il meccanismo tipico degli atti performativi, quelli in cui dire qualcosa è fare qualcosa.

M2 · Dilatazione o restrizione di C. Colpisce il vertice del concetto. La categoria perde i confini o si riduce fino a svuotarsi. Pensiamo a categorie politiche svuotate o a espressioni come «operazione militare speciale», che restringe un'invasione a un'operazione di polizia.

M3 · R sostituito da R′ fittizio. Colpisce il vertice del referente. Una ridenominazione occulta la realtà: il cambio viene presentato come reazione a un referente altrui, che in realtà è fittizio o imposto.

M4 · Sottrazione di S. Colpisce il vertice del segno. Il termine viene vietato, e il concetto non si forma. È la neolingua, il tabù lessicale: se non puoi nominare una cosa, non puoi pensarla.


I cinque test diagnostici: come distinguere manipolazione e mutamento autentico

Come distinguere una manipolazione da un mutamento autentico? Ho messo a punto un protocollo in cinque test, con pesi diversi.

I test costitutivi sono due e decidono. Il test del referente chiede: il referente è cambiato in modo constatabile da fonti indipendenti dal soggetto? Il test di verificabilità chiede: il nuovo uso è controllabile e contestabile sui fatti?

Il test procedurale è uno: reversibilità e trasparenza. Il cambio è dichiarato e motivato, oppure presentato come ovvio?

I test indiziari sono due e non dirimenti: il cui prodest (a chi giova?) e la continuità con gli usi storici e i casi analoghi. Anche una rifondazione autentica può avvantaggiare qualcuno, quindi il vantaggio da solo non prova la manipolazione.

Questi test, pur nascendo in ambito semiotico e pragmatico, hanno una rilevanza pedagogica notevole. Educare i bambini a riconoscere quando una parola smette di descrivere la realtà e comincia a sostituirla significa dotarli di strumenti critici per orientarsi nel mondo. Significa, in altre parole, educarli alla cittadinanza linguistica.


Implicazioni pedagogiche: educare alla consapevolezza semantica

Il testo pedagogico che sto integrando conclude con una sezione dedicata alle implicazioni pedagogiche:

«Comprendere la semantica e l'acquisizione del linguaggio ha importanti implicazioni pedagogiche. Educatori e genitori possono favorire lo sviluppo linguistico dei bambini attraverso:

Interazione Attiva: Coinvolgere i bambini in conversazioni significative per stimolare la loro comprensione e produzione linguistica.
Giochi Linguistici: Utilizzare giochi che incoraggiano l'uso di nuove parole e strutture grammaticali.
Lettura ad Alta Voce: Leggere insieme ai bambini per esporli a nuovi vocaboli e modelli sintattici.

Incorporare queste pratiche nella routine quotidiana può migliorare in modo significativo le competenze linguistiche dei bambini, facilitando una migliore acquisizione del linguaggio.»

Queste pratiche sono senza dubbio preziose. Ma alla luce della mia teoria sullo sfondamento semantico, vorrei aggiungere una quarta pratica: l'educazione alla verifica del referente. Non basta esporre i bambini a nuove parole; occorre anche insegnare loro a chiedersi: questa parola indica davvero ciò che dice di indicare? Il suo significato è controllabile sui fatti? Chi la usa, e perché?

In un'epoca in cui la manipolazione semantica è una tecnologia del potere sempre più raffinata, l'educazione linguistica non può limitarsi all'arricchimento del vocabolario. Deve diventare educazione critica alla relazione tra segno e referente, tra parola e mondo.


Un caso illustrativo: dall'«operazione militare speciale» alla «guerra su vasta scala»

Il caso esemplare della mia teoria è la sequenza «operazione militare speciale» → «guerra su vasta scala». Primo passaggio, 2022: l'espressione non descriveva nulla di reale, mascherava un'invasione su larga scala con un termine da manuale di polizia. Restrizione di C e occultamento di R (M2, M3). Secondo passaggio, 2026: si parla di «guerra su vasta scala» e si minaccia di paralizzare l'infrastruttura civile ucraina. Non è l'adeguamento del linguaggio a un referente cambiato, ma una riscrittura del rapporto tra segno e mondo. Il cambio è attribuito all'esterno, all'Occidente: mossa tipica della manipolazione, perché non ammette la trasformazione e la presenta come reazione a quella altrui. La dichiarazione di Peskov è una pseudo-rifondazione.

Il cambio di etichetta ha effetti performativi (M1): sblocca strumenti giuridici già predisposti, come mobilitazione, censura militare ed economia di guerra, e normalizza queste conseguenze davanti al pubblico.

Questo caso dimostra perché è importante educare alla consapevolezza semantica fin dall'infanzia. Se il linguaggio non è più vincolato al referente, nulla è più vincolato alla propria funzione. Ospedali, scuole e centrali possono diventare «obiettivi militari». Lo sfondamento manipolativo non colma il vuoto tra segno e realtà: lo istituzionalizza, e diventa condizione di possibilità della violenza illimitata. Quando le parole non indicano più le cose, le cose possono essere distrutte senza che nessuno debba risponderle.


Limiti e punti aperti

Il confine tra deriva e manipolazione richiede soglie più precise: rapidità, intenzionalità, centralizzazione della fonte. I casi misti sono frequenti: nel caso illustrativo il referente è almeno in parte mutato, e «guerra» è lessicalmente più adeguato di «operazione speciale». L'ipotesi manipolativa regge sulla spiegazione causale che accompagna il cambio e sulla sua funzione, non sul solo test del referente. Il protocollo andrebbe affinato distinguendo l'adeguatezza del termine dalla narrazione che lo giustifica. E serve validazione empirica: la teoria attende una prova su un corpus di casi codificati da più valutatori.


Conclusione: due sguardi complementari sul linguaggio

Il testo pedagogico che ho integrato conclude osservando che «la semantica e l'acquisizione del linguaggio sono interconnesse in modi complessi che influenzano profondamente la comunicazione umana. Comprendere queste dinamiche non solo arricchisce il campo della linguistica ma offre anche strumenti pratici per educatori e genitori nel supportare lo sviluppo linguistico dei bambini. La continua ricerca in questo ambito promette di svelare ulteriori sfide e opportunità nel campo dell'educazione linguistica.»

Sono pienamente d'accordo. E aggiungo: comprendere queste dinamiche è anche una forma di difesa civile. Perché se è vero che il linguaggio si acquisisce attraverso un processo dinamico di scoperta attiva di regole, allora è anche vero che quelle regole possono essere distorte, manipolate, svuotate. Educare alla semantica significa educare alla libertà: la libertà di verificare, contestare, rifondare il legame tra parole e mondo.

Il mio concetto di sfondamento semantico non nasce come teoria pedagogica. Nasce come strumento diagnostico per riconoscere la manipolazione strategica del linguaggio. Ma proprio perché si radica nella comprensione dei meccanismi fondamentali della semantica e dell'acquisizione linguistica, esso offre anche agli educatori una bussola preziosa: insegnare ai bambini non solo a usare le parole, ma a interrogarle. A chiedersi sempre: questa parola descrive ancora la realtà, o la sta sostituendo?


Origine del termine e dell'articolo

Il concetto di «sfondamento semantico» è stato formulato da me, Antonio Rossello, in due articoli giornalistici pubblicati il 5 ottobre 2026: «La guerra delle parole: dall'"operazione militare speciale" alla minaccia totale» su Eco di Savona e «Dalla "operazione speciale" alla guerra totale» su Il Corriere Nazionale. Il saggio di riferimento, Lo sfondamento semantico. Una teoria triadica con pragmatica: rifondazione, manipolazione e criteri diagnostici, è stato pubblicato su Eco di Savona il 7 ottobre 2026. Questa divulgazione ne riprende i punti essenziali in forma accessibile, senza pretesa di sostituirsi al saggio originale. Poiché si tratta di autocitazione, gli articoli non sono conferma indipendente: serve letteratura terza.

Il testo sulla semantica e l'acquisizione del linguaggio, pubblicato da Informazionescuola.it il 15 ottobre 2024, è stato qui integrato inalterato nei contenuti e armonizzato con la mia teoria allo scopo di offrire una riflessione unitaria sul rapporto tra significato, apprendimento e manipolazione.

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