Codice della strada, bici in gruppo: le nuove regole fanno discutere

Otto ciclisti con casco pedalano su una strada panoramica lungo un lago, mentre un’auto percorre la corsia opposta.
Scena illustrativa ispirata al lago di Garda, dedicata al dibattito sulle regole proposte per i gruppi di ciclisti.

Roma – Gruppi fino a otto biciclette, possibilità di pedalare affiancati su due file e almeno cinquanta metri tra una formazione e la successiva. Sono alcune delle disposizioni previste per i ciclisti sportivi nella riforma del Codice della strada. Una precisazione è essenziale: si tratta di un testo ancora in esame, non di obblighi già entrati in vigore. Lo schema, approvato preliminarmente dal Governo il 13 ottobre, è stato trasmesso alle commissioni parlamentari per i pareri.

Pier Carlo Lava – Alessandria Post

La proposta cerca di disciplinare una situazione frequente sulle strade extraurbane: gruppi di appassionati che condividono la carreggiata con automobili, motociclette e mezzi pesanti. La bozza consentirebbe ai ciclisti sportivi, a determinate condizioni, di procedere affiancati in un massimo di due file, formando gruppi di non più di otto biciclette. Il gruppo dovrebbe restare entro una corsia e mantenere un’andatura non particolarmente ridotta. L’intervallo di cinquanta metri fra gruppi successivi servirebbe ad agevolare i sorpassi; è prevista una disciplina specifica per gli allenamenti organizzati richiamati dal testo. Il numero di otto riguarda quindi la particolare disciplina della marcia affiancata dei gruppi sportivi.

Per comprendere la novità occorre partire dalle regole attuali. L’articolo 182 del Codice vigente prescrive, fuori dai centri abitati, la marcia su un’unica fila, con l’eccezione del bambino sotto i dieci anni che procede sulla destra dell’altro ciclista. Sono inoltre previste deroghe per specifici contesti ciclabili. La riforma introdurrebbe dunque anche una possibilità oggi generalmente esclusa sulle ordinarie strade extraurbane: pedalare in coppia durante l’attività sportiva, rispettando le condizioni indicate.

Il confronto si è acceso soprattutto sul lago di Garda, dove la convivenza tra traffico turistico e ciclismo mette alla prova strade con spazi limitati. Come riferisce HDmotori, l’ex professionista Roberto Visentini ha espresso dubbi sull’efficacia delle nuove disposizioni rispetto alle criticità della Gardesana. Anche il sindaco di Gardone Riviera, Adelio Zeni, ha richiamato il problema dei controlli. Il punto sollevato è concreto: stabilire una distanza sulla carta richiede poi condizioni che permettano di rispettarla e verificarla.

Il sorpasso resta una manovra da effettuare soltanto in sicurezza. Già oggi l’articolo 148 impone di verificare visibilità, spazio disponibile e assenza di pericolo. Per superare una bicicletta occorre mantenere un adeguato distanziamento laterale, con almeno 1,5 metri quando le condizioni della strada lo consentono. La presenza di uno spazio fra due gruppi non basta, da sola, a rendere sicura una manovra: occorre poter completare il sorpasso e rientrare senza mettere a rischio nessuno.

Sul piano pratico, la proposta lascia aperte questioni che meritano chiarezza: come comportarsi quando un gruppo raggiunge quello precedente? Come distinguere con immediatezza l’attività sportiva dalle altre forme di utilizzo della bicicletta? Sono interrogativi evidenziati anche nell’analisi dell’avvocato Federico Balconi, pubblicata da BiciDaStrada. Regole comprensibili e applicabili sono una parte della sicurezza, perché aiutano gli utenti a sapere quali comportamenti aspettarsi dagli altri.

La nostra considerazione è che il dibattito debba comprendere anche manutenzione delle strade, visibilità, collegamenti ciclabili e controlli sui comportamenti pericolosi. È una riflessione utile anche per Alessandria e per i collegamenti con sobborghi e centri della provincia: ogni intervento dovrebbe essere valutato rispetto alle caratteristiche dei percorsi e alle esigenze di chi li utilizza. La qualità della convivenza sulla strada dipende dalla responsabilità individuale e dalle condizioni concrete in cui ci si muove.

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