| Il fascino di Venezia 83 tra cinema internazionale, tappeto rosso e arrivi in motoscafo al Lido. |
Pier Carlo Lava
Ventuno film in corsa per il Leone d’oro
La competizione principale comprende 21 lungometraggi, uno in più rispetto ai venti inizialmente annunciati. Al programma è stato infatti aggiunto NAZA, documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, girato prevalentemente di notte sui tetti di Tel Aviv e dedicato ai meccanismi che, secondo gli autori, hanno accompagnato l’uccisione di civili palestinesi a Gaza. La sua presentazione è prevista il 10 settembre e si annuncia come uno dei momenti più politicamente delicati della Mostra.
A presiedere la giuria internazionale è Maggie Gyllenhaal, affiancata da Kaouther Ben Hania, Daniel Blumberg, Francesco Casetti, Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat e Johnnie To. Saranno loro ad assegnare il Leone d’oro, i due Leoni d’argento, le Coppe Volpi e gli altri riconoscimenti ufficiali nella serata conclusiva del 12 settembre.
Ink, l’apertura dedicata al potere dell’informazione
Il film inaugurale, presentato in concorso, è stato Ink di Danny Boyle, con Guy Pearce, Jack O’Connell e Claire Foy. Ambientato nella Londra del 1969, racconta l’acquisto del quotidiano britannico The Sun da parte di Rupert Murdoch e la sua trasformazione in un tabloid popolare capace di cambiare profondamente il linguaggio dell’informazione.
Non si tratta semplicemente della ricostruzione della nascita di un impero editoriale. Il film pone una domanda molto attuale: è stato quel giornalismo, costruito sui titoli sensazionalistici e sulle emozioni del pubblico, a preparare il terreno al clickbait, ai social network e alla ricerca continua dello scandalo, oppure Murdoch aveva soltanto intuito con anticipo ciò che i lettori desideravano?
Boyle utilizza il ritmo delle rotative, delle macchine da scrivere e delle riunioni di redazione per raccontare un passaggio decisivo: la notizia che smette progressivamente di essere soltanto informazione e diventa prodotto, spettacolo e strumento di potere. È probabilmente uno dei titoli più interessanti anche per chi lavora oggi nell’informazione digitale.
I primi film e una possibile prova da Oscar
La seconda giornata ha portato in concorso due opere molto diverse. In Bucking Fastard, Werner Herzog dirige per la prima volta insieme le sorelle Kate e Rooney Mara, interpreti di due donne legate da una relazione quasi simbiotica. Un film dedicato a David Lynch, sospeso tra realtà, poesia, ossessione e desiderio di sottrarsi allo sguardo del mondo.
Con Wild Horse Nine, Martin McDonagh ha invece ambientato una commedia nera nel Cile del 1973, nei mesi che precedono il colpo di Stato contro Salvador Allende. John Malkovich e Sam Rockwell interpretano due veterani della CIA inviati sull’Isola di Pasqua, mentre nel cast compaiono anche Steve Buscemi, Tom Waits e Parker Posey. Le prime recensioni hanno indicato soprattutto la prova di Malkovich, capace di rendere il proprio personaggio insieme sgradevole, comico, pericoloso e profondamente fragile.
Nella giornata del 4 settembre arrivano anche 15/18 (A Place to Heal) di Cédric Kahn, ambientato in un reparto pubblico di neuropsichiatria per adolescenti, e Mr. Nelson, Did You Kill People? di Shinya Tsukamoto, con Geoffrey Rush, storia di un uomo arruolatosi giovanissimo nei Marines per sfuggire alla povertà e alla discriminazione. Ancora una volta il cinema sceglie di entrare nei luoghi e nelle ferite che la società tende spesso a non vedere.
Cinque film italiani in concorso
La presenza italiana è particolarmente consistente: cinque film competono per il Leone d’oro.
Il ritorno più atteso è quello di Nanni Moretti con Succederà questa notte, interpretato da Louis Garrel, Jasmine Trinca, Angela Finocchiaro, Elena Lietti e dallo stesso Moretti. Il film nasce ancora una volta da un’opera dello scrittore israeliano Eshkol Nevo. Moretti torna nel concorso veneziano dopo quarantacinque anni: nel 1981 aveva ottenuto il Premio speciale della giuria con Sogni d’oro.
Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis, con Adriano Giannini, affronta invece il tema della dittatura argentina. Il protagonista, dopo trentatré anni vissuti in Italia, torna in Argentina per testimoniare nel processo contro gli ex militari che lo sequestrarono e torturarono. Il regista conosce personalmente quella ferita, essendo stato a sua volta rapito durante la dittatura, ma sceglie la finzione per interrogarsi sulla memoria e sulla colpa di essere sopravvissuti.
Edoardo De Angelis porta al Lido Il fuoco che ti porti dentro, tratto dal libro di Antonio Franchini. Vanessa Scalera interpreta una madre ingombrante, contraddittoria e ostile che irrompe durante il Natale nella vita del figlio, interpretato da Lino Musella. La cena della Vigilia si trasforma così in una resa dei conti familiare, dolorosa ma attraversata anche da momenti comici.
Particolarmente suggestivo è The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, nato dall’ultima sceneggiatura firmata da Bernardo Bertolucci insieme a Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi. Con Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, il film esplora il confine incerto tra amore e dipendenza, cura e controllo, presenza e assenza. Bertolucci, dunque, torna idealmente a Venezia attraverso un progetto che non aveva potuto realizzare personalmente.
Completa il gruppo italiano L’estranea di Paolo Strippoli, con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi. Una donna si presenta improvvisamente a casa della figlia per rivelarle un antico segreto familiare legato a un misterioso patto. Il film unisce il dramma familiare a suggestioni inquietanti e venature horror.
I grandi nomi internazionali
Tra i titoli più attesi figura Bunker di Florian Zeller, che riunisce Penélope Cruz e Javier Bardem, affiancati da Paul Dano, Stephen Graham e Patrick Schwarzenegger. Hirokazu Kore-eda presenta Look Back, mentre il sudcoreano Lee Chang-dong torna con Possible Love.
Grande curiosità circonda anche Primetime di Lance Oppenheim, interpretato da Robert Pattinson, e Company di Casey Affleck, con Nick Nolte e Ben Mendelsohn. La selezione alterna quindi maestri riconosciuti, registi al debutto nel concorso veneziano e interpreti di grande richiamo internazionale.
Resta tuttavia evidente la limitata presenza femminile dietro la macchina da presa. Nel programma originario dei venti film soltanto Woman Unknown era diretto da una donna, la danese May el-Toukhy. L’aggiunta di NAZA, cofirmato da Rachel Szor, ha parzialmente modificato il dato, senza però cancellare uno squilibrio che merita di essere discusso.
Gianni Amelio e l’ospitalità che mette alla prova le coscienze
Fuori concorso, uno dei film italiani più significativi è Nessun dolore di Gianni Amelio, interpretato da Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea. Il protagonista è un libraio romano al quale viene affidato per strada un bambino nordafricano. Da quel momento la sua casa comincia a riempirsi di persone straniere bisognose di un riparo.
Amelio torna così, a trent’anni da Lamerica, a interrogarsi sull’immigrazione, sull’ospitalità e sulla nostra capacità di riconoscere il dolore degli altri. Non propone risposte semplici, ma mette lo spettatore davanti a una domanda scomoda: fino a che punto siamo disponibili ad aiutare qualcuno quando la solidarietà smette di essere un principio astratto ed entra concretamente nella nostra vita?
Sempre fuori concorso arriveranno Scherzetto di Mario Martone, con Toni Servillo, The Basics of Philosophy di Paul Schrader e Dio ride di Giovanni Veronesi, scelto come film di chiusura e interpretato, tra gli altri, da Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi e Carlo Cecchi.
Documentari, Oasis, Bowie e intelligenza artificiale
Venezia 83 dedica ampio spazio anche al cinema documentario. Tra i titoli annunciati figurano Musk di Alex Gibney, dedicato a Elon Musk; What Love Builds di Russell Crowe; un lavoro di Wim Wenders sull’architetto Peter Zumthor; Everest: The Other Side di Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin e il documentario sulla riconciliazione e sul tour mondiale di Liam e Noel Gallagher, Oasis: Don’t Look Back in Anger.
Una delle novità più importanti dell’edizione è Film on Films, sezione autonoma dedicata alle opere che raccontano la storia e i protagonisti del cinema. Qui trova posto Joie de vivre, il monumentale documentario di Luca Guadagnino su Bernardo Bertolucci, della durata di sette ore e quindici minuti.
Non manca la sperimentazione tecnologica. Venice Immersive celebra il suo decimo anniversario con 68 progetti provenienti da 26 Paesi. Tra questi anche Bowie: Unseen | Unheard, esperienza audiovisiva costruita attraverso oltre ottocento fotografie rare e inedite di David Bowie, accompagnate da un sistema sonoro spaziale che immerge lo spettatore nei concerti, nelle attese dietro le quinte e nei momenti più intimi dell’artista.
Anche la serialità entra nella Mostra con Peccato, mockumentary ambientato nel 2049 e interpretato da Emanuela Fanelli, immaginata ormai sessantatreenne, ritirata dalle scene e dimenticata dal pubblico. Nel cast e nelle apparizioni figurano numerosi protagonisti dello spettacolo italiano, da Stefano Accorsi a Paola Cortellesi, da Sabrina Ferilli ad Alessandro Borghi.
Clooney, Burstyn e il valore popolare del cinema
La cerimonia inaugurale ha celebrato George Clooney, al quale Laura Dern ha consegnato il Leone d’oro alla carriera. L’altro riconoscimento alla carriera dell’edizione sarà destinato a Ellen Burstyn, protagonista anche del cortometraggio Flesh Impact diretto da Maggie Gyllenhaal, un omaggio a Marilyn Monroe nel centenario della nascita.
Il red carpet, le celebrità e la moda fanno inevitabilmente parte del Festival. Sarebbe tuttavia riduttivo fermarsi alle immagini degli abiti e degli arrivi in laguna. Dietro quella superficie scintillante si sta delineando una Mostra attraversata da domande profonde: chi controlla l’informazione? Come si sopravvive alla violenza della Storia? Che cosa significa accogliere uno straniero? Quale spazio concediamo al dolore mentale degli adolescenti? E quanto le nuove tecnologie cambieranno il modo di raccontare e percepire una storia?
La risposta più interessante di Venezia 83 sembra essere proprio questa: il cinema non risolve le contraddizioni del nostro tempo, ma può renderle visibili, costringendoci a guardare ciò che troppo spesso preferiremmo lasciare fuori dall’inquadratura.
Le informazioni contenute nell’articolo sono state verificate attraverso il confronto tra fonti giornalistiche nazionali e internazionali e il programma ufficiale della Biennale di Venezia, sulla base degli aggiornamenti disponibili al momento della pubblicazione.
Venezia, Veneto, Italia
GEO – Generative Engine Optimization: L’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in programma al Lido dal 2 al 12 settembre 2026, presenta 21 film in concorso, cinque opere italiane e numerose novità tra documentari, cinema immersivo e grandi produzioni internazionali.
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Le informazioni contenute nell’articolo sono state verificate attraverso il confronto tra fonti giornalistiche nazionali e internazionali e il programma ufficiale della Biennale di Venezia, sulla base degli aggiornamenti disponibili al momento della pubblicazione. Il testo è stato completamente rielaborato con parole proprie.
Nota: articolo realizzato con il supporto dell’intelligenza artificiale e sottoposto a revisione editoriale.
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