Veglia, poesia di Rita Stanzione



T’ho guardato dormire,

ho sempre paura che il moto smetta di colpo

 

poi puntuale mi sbalza

quella cadenza uniforme

circoscritta, elementare

 

conto il decimo fiato

uguale agli altri che verranno,

 

la gola scende e risale per l’oscurità

la bocca- fessura potrebbe dire e anche non dire

di sicuro è sul punto di sputare dal sonno

un germoglio o un repertorio di canzoni

 

Invece ti volti,

l’altra faccia è il retro della luna

dissolvenza muta di schiena

 

ora possiamo morire in diretta

e non saperne di più




foto dell'autrice, elaborata (scatto durante una visita al Louvre)


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