“Una sinfonia” di Maria Pellino: l’alba accende desideri, sogni e mistero

Donna in primo piano davanti a un’alba luminosa, con colline, acqua e scie di luce nel cielo.
Una donna accoglie la luce del nuovo giorno, mentre il cielo e il paesaggio diventano una sinfonia di speranza, amore e pace. Immagine ispirata alla poesia “Una sinfonia” di Maria Pellino.

L’alba non rappresenta soltanto l’inizio di un nuovo giorno: può diventare musica, rivelazione e rinascita. Nella poesia “Una sinfonia”, Maria Pellino osserva il passaggio dalla notte alla luce e lo trasforma in un’esperienza interiore, nella quale anche ciò che appariva spento ritrova colore e significato. Pubblichiamo con particolare piacere questa composizione, poiché la poetessa collabora come autrice sia con Alessandria Post sia con Italian News Post.

Pier Carlo Lava

Una sinfonia

Una sinfonia quest’alba,
crepuscolo della notte,
col suo sguardo solerte
ammanta imponente
l’equilibrio incostante
di desideri e sogni.

Anche quel che pare
più sbiadito
si sostanzia di scintillio,
con una veste di follia,
in un riverbero d’amore e di pace
nel gorgo imperscrutabile
del mistero universale.

Maria Pellino

Recensione

Il titolo scelto da Maria Pellino contiene già la chiave interpretativa della poesia. L’alba viene percepita come una sinfonia, dunque non come una luce silenziosa e immobile, ma come un insieme armonico di sensazioni, colori e movimenti.

La sinfonia nasce dall’unione di voci differenti. Allo stesso modo, l’alba della poetessa raccoglie elementi apparentemente contrastanti: la notte e il giorno, l’incertezza e la speranza, la realtà e il sogno, l’equilibrio e la follia. È proprio dall’incontro tra queste opposizioni che prende forma l’armonia della composizione.

Il primo verso entra immediatamente nel cuore dell’immagine:

Una sinfonia quest’alba,

Non occorre una lunga introduzione. L’alba è già davanti agli occhi della poetessa e viene riconosciuta nella sua pienezza. Il verso possiede il tono di una scoperta improvvisa, quasi di una meraviglia pronunciata a voce alta.

Particolarmente suggestiva è la definizione dell’alba come “crepuscolo della notte”. Solitamente il crepuscolo viene associato alla sera, al momento in cui il giorno si spegne. Maria Pellino capovolge la prospettiva: qui è la notte a vivere il proprio tramonto, ritirandosi lentamente per lasciare spazio alla luce.

L’alba possiede inoltre uno “sguardo solerte”. La luce sembra osservare il mondo con attenzione e rapidità, raggiungendo ogni cosa. Non è una presenza timida: “ammanta imponente”, avvolgendo l’esistenza con una nuova veste.

Ciò che viene ricoperto dalla luce è però un “equilibrio incostante di desideri e sogni”. L’espressione racconta la fragilità della dimensione umana. Desideri e sogni ci sostengono, ma nello stesso tempo ci rendono vulnerabili, perché possono cambiare, allontanarsi oppure infrangersi.

L’equilibrio evocato dalla poetessa non è una condizione definitiva. È continuamente minacciato dall’incertezza, ma proprio l’arrivo dell’alba sembra concedergli una nuova possibilità.

Nella seconda parte della poesia avviene la trasformazione. Anche quello che appare “più sbiadito” acquista sostanza e luminosità. Il verbo “sostanziarsi” è importante: non indica soltanto un cambiamento esteriore, ma suggerisce che la luce sia capace di restituire consistenza alle cose.

Lo “scintillio” diventa così un segno di rinascita. Un pensiero dimenticato, un sentimento indebolito o un sogno che sembrava perduto possono tornare a brillare quando vengono osservati da una prospettiva differente.

La trasformazione avviene anche attraverso una “veste di follia”. In questo passaggio la follia non assume un significato negativo. È piuttosto la capacità di abbandonare, almeno per un momento, le regole troppo rigide della razionalità. Per continuare a desiderare, amare e sperare occorre forse una piccola dose di follia: quella che ci permette di credere ancora nelle possibilità della vita.

L’alba si riflette infine in un “riverbero d’amore e di pace”. La luce esterna diventa luce interiore e si trasforma in un sentimento capace di riconciliare l’individuo con il mondo.

Tuttavia, la poesia non termina con una spiegazione rassicurante. Amore e pace rimangono immersi nel “gorgo imperscrutabile del mistero universale”. L’universo è un gorgo perché tutto si muove, cambia e trascina con sé l’esistenza. È imperscrutabile perché l’essere umano può contemplarlo, ma non comprenderlo completamente.

Questa conclusione conferisce profondità alla composizione. La luce dell’alba non cancella il mistero, ma lo rende ancora più affascinante. Ogni nuovo giorno ci offre colori, desideri e possibilità, senza però rivelarci il significato ultimo del viaggio.

“Una sinfonia” è una poesia luminosa, contemplativa e attraversata da una delicata tensione spirituale. Maria Pellino invita il lettore a osservare l’alba non soltanto come un fenomeno naturale, ma come il momento in cui ciò che sembrava sbiadito può tornare a risplendere.

La vita rimane fragile e misteriosa, sospesa tra sogno e realtà. Eppure, ogni mattino, la luce ricompone per noi una nuova sinfonia di amore, pace e speranza.

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