Ugo Foscolo oltre il poeta: ritratto di un uomo inquieto tra passioni, politica, guerra, debiti ed esilio
| Ricostruzione artistica di Ugo Foscolo, poeta, scrittore e intellettuale italiano, protagonista della travagliata stagione tra Rivoluzione francese, età napoleonica e Restaurazione. |
Quando pronunciamo il nome di Ugo Foscolo, quasi automaticamente pensiamo a Dei Sepolcri, A Zacinto, Alla sera o alle Ultime lettere di Jacopo Ortis.
Ma dietro quei versi c'era un uomo molto più complesso del personaggio consegnato dai manuali scolastici: soldato e professore, giornalista e critico, esule politico e padre, seduttore e uomo profondamente legato alla famiglia, capace di guadagnare bene e contemporaneamente di precipitare nei debiti.
Un uomo che attraversò guerre, rivoluzioni, restaurazioni e cambiamenti di regime, vivendo quasi sempre in movimento e portandosi dietro un'inquietudine che finì inevitabilmente per entrare nella sua letteratura.
Pier Carlo Lava
Nato ai margini di mondi diversi
Ugo Foscolo nacque il 6 febbraio 1778 a Zante, l'attuale Zante/Zakynthos, nelle isole Ionie, allora appartenenti alla Repubblica di Venezia. Il padre, Andrea Foscolo, era veneziano e medico; la madre, Diamantina Spathis, era greca.
Già questa origine dice molto del futuro scrittore. Foscolo non nasce nel cuore dell'Italia letteraria, ma in un territorio di frontiera, sospeso culturalmente tra mondo greco e veneziano. La Grecia rimarrà nel suo immaginario come una patria delle origini, quasi mitica, mentre l'Italia diventerà progressivamente la patria culturale e politica.
La morte prematura del padre, avvenuta quando Ugo era ancora adolescente, modificò profondamente gli equilibri familiari. Nel 1793 si trasferì a Venezia, dove la famiglia non viveva certamente nell'agiatezza.
Il rapporto con la madre rimase fortissimo. E anche la tragedia entrò presto nella famiglia: il fratello Giovanni Dionigimorì giovanissimo nel 1801. La sua morte – tradizionalmente considerata un suicidio – colpì profondamente Foscolo e diventò materia poetica nel celebre sonetto In morte del fratello Giovanni.
Famiglia, lontananza e morte non sono quindi soltanto temi letterari: appartengono alla sua esperienza personale.
Che lavoro faceva realmente Foscolo?
È interessante chiederselo perché oggi tendiamo a identificarlo semplicemente come "poeta".
In realtà Foscolo dovette lavorare per vivere.
Fu militare nell'esercito legato alla stagione napoleonica e raggiunse il grado di capitano di fanteria. Durante il periodo trascorso in Francia gli furono affidati anche incarichi organizzativi e logistici. Tra il 1797 e il 1815 la dimensione militare accompagnò quindi una parte consistente della sua vita adulta.
Fu poi scrittore, traduttore, pubblicista, critico letterario ed erudito. Nel 1809 ottenne la cattedra di Eloquenza all'Università di Pavia, ma l'esperienza accademica durò pochissimo perché la cattedra venne soppressa.
Durante l'esilio inglese trasformò sempre più chiaramente la propria cultura in una professione: scriveva articoli e saggi per riviste ed editori britannici, teneva conferenze e lavorava su Dante, Petrarca e Boccaccio.
Foscolo, dunque, fu anche qualcosa che oggi definiremmo un intellettuale professionista, costretto a vendere il proprio lavoro intellettuale per mantenersi.
La società nella quale visse: un mondo che stava crollando
Per capire Foscolo bisogna dimenticare per un momento l'Italia che conosciamo.
Quando nasce, nel 1778, l'Italia politicamente non esiste. La penisola è suddivisa tra Stati, dinastie e domini stranieri.
Poi arriva la Rivoluzione francese.
Foscolo ha undici anni nel 1789. Diventa adulto mentre parole come libertà, repubblica, nazione, cittadinanza e uguaglianza sconvolgono l'Europa.
E arriva Napoleone.
Il giovane Foscolo vede inizialmente nel generale francese la possibilità di abbattere il vecchio ordine e favorire la nascita di una nuova Italia. Ma nel 1797 il trattato di Campoformio, con la cessione di Venezia all'Austria, rappresenta per lui una durissima disillusione.
È una delle chiavi per comprendere Le ultime lettere di Jacopo Ortis: la disperazione sentimentale del protagonista convive con quella politica.
Foscolo appartiene dunque a una generazione cresciuta credendo che la storia potesse cambiare radicalmente il mondo e costretta successivamente a confrontarsi con il fallimento di molte di quelle speranze.
Rivoluzionario, napoleonico, patriota: che idee politiche aveva?
Definirlo semplicemente "napoleonico" sarebbe riduttivo.
Foscolo fu attratto dagli ideali repubblicani e dalla prospettiva dell'indipendenza italiana, ma il rapporto con Napoleone fu contraddittorio. Ammirò ciò che l'esperienza napoleonica sembrava poter rappresentare per l'Italia, senza trasformarsi per questo in un sostenitore incondizionato del potere francese.
Dopo la caduta di Napoleone arrivò il momento decisivo.
Quando gli austriaci tornarono a controllare Milano, Foscolo avrebbe potuto trovare una collocazione nel nuovo sistema. Ma nel 1815 scelse l'esilio, anziché legarsi definitivamente al governo austriaco.
Prima la Svizzera, quindi l'Inghilterra.
Non sarebbe mai più tornato in Italia.
La sua posizione politica maturò ulteriormente durante gli anni inglesi. La conoscenza del sistema britannico e l'esperienza accumulata lo resero anche più scettico verso insurrezioni e cospirazioni prive, a suo giudizio, di concrete possibilità di successo. Non era quindi un rivoluzionario immobile nelle convinzioni della giovinezza: la sua visione politica cambiò insieme all'Europa.
Foscolo e le donne: una vita sentimentale affollatissima
Qui il ritratto diventa ancora più lontano dall'immagine scolastica.
La vita sentimentale di Foscolo fu intensa, complicata e spesso tormentata.
Tra le donne alle quali fu sentimentalmente legato o delle quali si innamorò compaiono Isabella Teotochi Albrizzi, Isabella Roncioni, Antonietta Fagnani Arese, Marzia Martinengo, Maddalena Bignami e Quirina Mocenni Magiotti. Alcune relazioni influenzarono direttamente la sua produzione poetica.
Antonietta Fagnani Arese, per esempio, è legata all'ode All'amica risanata.
Treccani ricorda inoltre l'amore infelice per la giovane Francesca Giovio e, negli ultimi anni inglesi, quello non corrisposto per Carolina Russell, poeticamente chiamata Calliroe.
Non tutte le vicende sentimentali attribuitegli possono però essere ricostruite con identico grado di certezza. Le fonti biografiche stesse invitano alla prudenza, perché per molto tempo si è corso il rischio di interpretare automaticamente come autobiografici personaggi ed episodi delle sue opere.
Rimane comunque evidente il profilo di un uomo dalla vita affettiva irrequieta, attratto frequentemente da donne colte e appartenenti ad ambienti socialmente elevati.
La figlia segreta che riapparve nella sua vita
C'è poi un capitolo quasi romanzesco.
Durante il periodo trascorso in Francia, Foscolo ebbe una relazione con una giovane inglese dalla quale nacque una bambina.
La ricostruzione dell'identità della madre non è completamente uniforme nelle fonti storiche: documentazione e studi successivi hanno avanzato diverse identificazioni. La figlia, invece, entrò anni dopo stabilmente nella vita del poeta con il nome di Floriana.
Padre e figlia si ritrovarono in Inghilterra e dal 1822 vissero insieme.
Floriana avrebbe accompagnato Foscolo durante la fase più difficile della sua esistenza e lo avrebbe assistito negli ultimi anni.
È un particolare importante perché mostra un Foscolo diverso dal seduttore inquieto: negli ultimi anni emerge anche il rapporto tra un padre ormai malato e una giovane figlia che gli rimane accanto.
Denaro: il grande problema di Foscolo
Uno degli aspetti meno raccontati nelle biografie scolastiche riguarda il suo rapporto con il denaro.
Foscolo non fu sempre povero.
Arrivato a Londra nel 1816, riuscì inizialmente a inserirsi molto bene negli ambienti culturali britannici. Le collaborazioni editoriali potevano procurargli compensi considerevoli e per qualche tempo frequentò anche la società londinese più agiata.
Il problema era che tendeva a vivere al di sopra delle proprie possibilità.
Quando Floriana entrò nella sua vita portando con sé un'eredità, Foscolo investì parte di quel patrimonio in un progetto immobiliare comprendente alcune abitazioni, tra cui il famoso Digamma Cottage.
L'operazione non risolse i suoi problemi finanziari.
Li aggravò.
I debiti aumentarono, i creditori cominciarono a perseguitarlo e Foscolo fu costretto ad abbandonare la casa e a ridimensionare drasticamente il proprio stile di vita.
È una contraddizione affascinante del personaggio: un intellettuale capace di riflettere lucidamente sulla storia e sulla politica europea ma molto meno efficace nell'amministrazione delle proprie finanze.
Un carattere difficile
Dalla corrispondenza e dalle vicende biografiche emerge inoltre una personalità fortissima.
Foscolo era orgoglioso, passionale, impulsivo e polemico. Ebbe amicizie profonde ma anche rotture clamorose.
Significativo fu il deterioramento del rapporto con Vincenzo Monti, una delle maggiori personalità letterarie dell'epoca. Intorno al 1810 Foscolo fu inoltre al centro di duri attacchi personali e letterari.
La sua insofferenza verso compromessi e dipendenze contribuì certamente alla costruzione del mito dell'intellettuale libero, ma nella vita quotidiana gli procurò anche inimicizie e isolamento.
In Foscolo la distanza fra letteratura e vita sembra quindi ridursi: l'esule inquieto delle sue pagine assomiglia spesso, pur senza coincidere automaticamente con lui, all'uomo che le scrive.
La salute: dalla malattia giovanile al declino londinese
Anche il corpo entra nella storia di Foscolo.
Le fonti documentano episodi di malattia già nella giovinezza. Nel 1795 soffrì di risipola e negli anni successivi attraversò periodi di forte sofferenza emotiva, descritti anche attraverso il linguaggio dell'epoca come "malinconia". Non sarebbe corretto trasformare retrospettivamente queste espressioni in una moderna diagnosi psichiatrica.
Il vero deterioramento fisico arrivò negli ultimi anni.
Stress, problemi economici e condizioni di vita sempre più difficili accompagnarono un progressivo peggioramento della salute.
Le fonti storiche indicano infine una grave idropisia, termine con il quale all'epoca si descriveva l'accumulo patologico di liquidi nell'organismo, senza che questo consenta da solo di stabilire con certezza, secondo i criteri medici moderni, la causa primaria della malattia.
Foscolo morì a Turnham Green, presso Londra, il 10 settembre 1827, a soli 49 anni.
Le opere, adesso, appaiono diverse
È solo dopo avere conosciuto quest'uomo che vale la pena tornare ai libri.
Le ultime lettere di Jacopo Ortis non sono soltanto un romanzo d'amore: contengono la delusione politica di una generazione.
A Zacinto non è soltanto una poesia sulla terra natale: acquista un significato ancora maggiore pensando a un uomo destinato a morire lontanissimo dall'isola nella quale era nato.
In morte del fratello Giovanni nasce da un lutto familiare autentico e dal dolore di chi immagina la madre rimasta sola davanti alla tomba del figlio.
Alla sera porta dentro di sé quella continua meditazione sulla morte, sulla pace e sull'inquietudine che accompagna Foscolo.
E Dei Sepolcri, pubblicato nel 1807, diventa la grande riflessione sulla memoria: gli uomini muoiono, ma gli affetti, le tombe, la storia e soprattutto la poesia possono conservare qualcosa di loro.
Ci sono poi Le Grazie, rimaste incompiute, le tragedie Tieste, Ajace e Ricciarda, le traduzioni, gli studi filologici e la vastissima attività critica sviluppata soprattutto negli anni inglesi.
La più straordinaria coincidenza della sua storia
C'è infine un episodio che sembra scritto dallo stesso Foscolo.
L'uomo che aveva dedicato Dei Sepolcri al significato civile delle tombe morì in Inghilterra e venne sepolto nel cimitero di Chiswick.
Quarantaquattro anni dopo, nel 1871, i suoi resti furono trasferiti in Italia.
Destinazione: Santa Croce a Firenze.
Proprio quella basilica nella quale riposavano alcune delle grandi personalità italiane e che Foscolo aveva celebrato nei Sepolcri come luogo della memoria nazionale.
Chi era allora Ugo Foscolo?
Se togliamo per un momento il monumento letterario, rimane un uomo sorprendentemente moderno nelle proprie contraddizioni.
Greco e veneziano d'origine, italiano per scelta culturale; rivoluzionario ma progressivamente disincantato; soldato e poeta; professore per pochi mesi e scrittore per tutta la vita; seduttore e padre tardivamente ricongiunto alla figlia; capace di frequentare l'alta società e poi costretto a sfuggire ai creditori; celebre ma economicamente fragile; profondamente legato alla patria e destinato a morire in esilio.
Ed è forse proprio questa contraddizione permanente a spiegare perché Foscolo continui a parlarci.
La morte, l'esilio, la patria, l'amore, la memoria e la ricerca di qualcosa che sopravviva alla nostra esistenza non furono semplicemente gli argomenti scelti da un poeta.
Furono, in larga misura, la materia stessa della sua vita.
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Crediti: Immagine generata con Intelligenza Artificiale – OpenAI.
Immagine realizzata con Intelligenza Artificiale a scopo illustrativo; non si tratta di una fotografia storica di Ugo Foscolo
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