Trump riunisce i giganti dell’AI: «Può essere più grande della Rivoluzione industriale». OpenAI c’è, ma senza Sam Altman

Immagine illustrativa con Donald Trump e alcuni dei principali protagonisti mondiali dell’intelligenza artificiale e della tecnologia.
Donald Trump e i protagonisti dell’AI in una rappresentazione grafica dedicata all’incontro alla Casa Bianca sul futuro dell’intelligenza artificiale.

Alla Casa Bianca Donald Trump ha riunito alcuni dei protagonisti più potenti dell’intelligenza artificiale mondiale e ha pronunciato parole destinate a far discutere: secondo il presidente americano, c’è chi ritiene che l’AI possa rappresentare una trasformazione persino superiore alla Rivoluzione industriale. Al tavolo c’erano Elon Musk, Mark Zuckerberg, Sundar Pichai, Jensen Huang, Dario Amodei e numerosi altri leader tecnologici. A prima vista mancava però uno dei nomi più immediatamente associati alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale generativa: Sam Altman. In realtà OpenAI era presente, rappresentata dal presidente e cofondatore Greg Brockman. E proprio la contemporanea assenza di Altman permette di leggere quanto accaduto il 29 settembre da una prospettiva ancora più interessante.

Pier Carlo Lava

Trump e una trasformazione che potrebbe superare la Rivoluzione industriale

L’incontro del 29 settembre 2026 alla Casa Bianca ha assunto un significato che va ben oltre la fotografia di Donald Trump circondato dai grandi protagonisti della tecnologia americana. Il presidente ha descritto l’intelligenza artificiale come un settore nel quale gli Stati Uniti intendono conservare la propria leadership e ha ricordato che alcuni considerano ciò che sta accadendo addirittura più importante della Rivoluzione industriale. La formulazione esatta è significativa: Trump ha detto che «c’è chi sostiene» che questa trasformazione sia più grande della Rivoluzione industriale, aggiungendo di non sapere con certezza se sia così, ma che potrebbe essere “substantially bigger”, sostanzialmente più grande. Non si tratta quindi semplicemente dell’annuncio dell'arrivo di una nuova tecnologia, ma della convinzione che l’AI possa incidere contemporaneamente su produzione, lavoro, ricerca scientifica, medicina, informazione, amministrazione pubblica, difesa, istruzione e vita quotidiana. La Rivoluzione industriale moltiplicò la forza fisica dell’uomo attraverso le macchine; l’intelligenza artificiale promette invece di moltiplicare, almeno in alcuni ambiti, capacità cognitive, velocità di analisi e possibilità di automazione. È proprio questa differenza a rendere il paragone così importante e, nello stesso tempo, impossibile da verificare pienamente oggi: siamo ancora dentro una trasformazione della quale non conosciamo il punto di arrivo.

Tutti i grandi dell’AI alla Casa Bianca. E OpenAI c’era

Tra i protagonisti dell'incontro figuravano Elon Musk, Mark Zuckerberg, Sundar Pichai, Jensen Huang, Dario Amodei, Jeff Bezos e altri importanti rappresentanti dell’industria tecnologica. E c’era anche OpenAI, nonostante l’assenza di Sam Altman: a rappresentare la società che ha creato ChatGPT era Greg Brockman, presidente e cofondatore di OpenAI. Brockman non ha avuto un ruolo semplicemente formale: è stato uno dei firmatari dell’accordo raggiunto insieme agli altri grandi operatori del settore. OpenAI, dunque, non è stata esclusa né marginalizzata dall’incontro. Al contrario, compare fra le aziende direttamente coinvolte nel tentativo di definire alcune regole comuni per i sistemi di intelligenza artificiale più avanzati. Durante l’incontro Brockman ha inoltre sottolineato la possibilità che l’AI favorisca una sorta di rinascimento delle piccole imprese, acceleri le scoperte scientifiche e contribuisca allo sviluppo di nuovi farmaci.

La spiegazione dell’assenza di Sam Altman è molto più semplice di quanto l'immagine televisiva potesse far pensare. Nelle stesse ore il CEO di OpenAI si trovava a San Francisco per OpenAI DevDay 2026, la conferenza dedicata agli sviluppatori. Il programma ufficiale indicava infatti Altman come protagonista del keynote di apertura delle 10 del mattino del 29 settembre. Mentre Brockman discuteva quindi di AI e sicurezza con Trump e gli altri leader tecnologici a Washington, Altman presentava a San Francisco la strategia e le nuove tecnologie della propria azienda. Due appuntamenti contemporanei, sulle due coste degli Stati Uniti, che spiegano perché OpenAI abbia diviso la propria rappresentanza.

Trump parla di Rivoluzione industriale, Altman di un nuovo Rinascimento

Ed è proprio qui che la coincidenza diventa particolarmente interessante. Nello stesso giorno in cui Trump utilizzava il paragone con la Rivoluzione industriale, Altman proponeva a San Francisco una metafora differente. Secondo il CEO di OpenAI, la versione migliore del futuro dell’intelligenza artificiale dovrebbe assomigliare più a un nuovo Rinascimento che a una nuova Rivoluzione industriale. La differenza non è soltanto linguistica. Nel ragionamento di Altman, l’obiettivo non dovrebbe essere trasformare le persone negli ingranaggi di una gigantesca macchina automatizzata, ma fornire loro strumenti capaci di aumentare la possibilità di creare, imparare, scoprire e produrre conoscenza. Altman ha anche osservato che esistono parti della vita che non possono e non dovrebbero essere automatizzate.

Le due immagini raccontano quindi due aspetti diversi della stessa trasformazione. Trump guarda soprattutto alla dimensione economica, geopolitica e industriale dell’AI, alla leadership americana e alla competizione internazionale. Altman mette l’accento sull’amplificazione delle capacità individuali e creative dell’uomo. Non sono necessariamente visioni incompatibili: potrebbero rappresentare le due facce della stessa rivoluzione tecnologica. Ma pongono una domanda fondamentale: l’intelligenza artificiale sarà soprattutto uno strumento attraverso il quale poche grandi organizzazioni automatizzeranno quantità sempre maggiori di lavoro oppure diventerà una tecnologia distribuita capace di aumentare le possibilità di miliardi di persone?

Il vero nodo dell’incontro: chi controllerà l’intelligenza artificiale?

Dietro le dichiarazioni spettacolari, la questione più importante emersa dalla Casa Bianca riguarda infatti le regole. Trump e i leader di sei grandi società hanno sottoscritto un accordo volontario sui sistemi più avanzati. Tra i firmatari figurano Greg Brockman per OpenAI, Dario Amodei per Anthropic, Sundar Pichai per Google, Mark Zuckerberg per Meta, Jensen Huang per Nvidia ed Elon Musk per xAI. Il documento prevede quattro livelli fondamentali di controllo: sistemi interni per verificare capacità e comportamento dei modelli, una struttura interna incaricata di controllare che tali meccanismi funzionino, verifiche affidate a valutatori o auditor esterni indipendenti e una supervisione a livello del consiglio di amministrazione. Particolare attenzione viene indicata per settori delicatissimi come cybersicurezza, rischi biologici e chimici e possibilità che i sistemi AI accedano o interferiscano con infrastrutture informatiche in modi non previsti.

Il punto decisivo è però un altro: l’accordo è volontario. Trump lo ha definito sostanzialmente un impegno moralmente vincolante e lo ha paragonato, per importanza, quasi a una costituzione. Non siamo però davanti a una legge federale che preveda automaticamente sanzioni per chi non rispetta quelle prescrizioni. Il documento stesso lascia aperta la possibilità che in futuro alcuni di questi principi possano essere trasformati in leggi o regolamenti. Per ora l’impostazione scelta dall’amministrazione americana attribuisce quindi alle stesse aziende che stanno sviluppando i sistemi più potenti una parte considerevole della responsabilità di verificarne la sicurezza.

È qui che emerge il grande interrogativo destinato ad accompagnare lo sviluppo dell’AI nei prossimi anni: può un settore che procede a una velocità straordinaria controllare efficacemente se stesso? Da una parte esiste un argomento molto concreto a favore di questa impostazione: sono proprio OpenAI, Google, Anthropic, Meta, xAI e le altre società di frontiera a possedere le competenze tecniche più approfondite sui propri modelli, mentre la legislazione procede inevitabilmente più lentamente dell’innovazione. Dall’altra esiste un evidente problema di equilibrio, perché le medesime aziende che devono garantire la sicurezza competono fra loro per conquistare utenti, investimenti, talenti e leadership tecnologica. Per questo la presenza di verifiche esterne indipendenti prevista dall’accordo rappresenta un elemento significativo, mentre resta aperta la discussione su quanto debba essere forte e vincolante in futuro il ruolo delle istituzioni pubbliche. Reuters riferisce inoltre che l’accordo nasce mentre aumentano le preoccupazioni sulla capacità dei sistemi agentici più avanzati di compiere azioni informatiche non previste dai loro sviluppatori.

La corsa all’AI è anche una corsa per la leadership mondiale

Nelle parole di Trump è emersa con chiarezza anche un’altra dimensione: l’intelligenza artificiale è diventata una questione geopolitica. Per Washington mantenere il vantaggio tecnologico significa non soltanto sostenere le proprie imprese, ma conservare una posizione dominante in una tecnologia che potrebbe influenzare economia, difesa, ricerca scientifica e sicurezza nazionale. Da questa prospettiva si comprende perché Trump insista sulla necessità di non “soffocare” l’innovazione attraverso una regolamentazione considerata eccessiva. Ma proprio questa competizione crea un paradosso: più Stati e aziende percepiscono l’AI come una corsa nella quale rallentare significa perdere terreno, più difficile diventa stabilire limiti condivisi quando emergono rischi nuovi.

Il problema è reso ancora più concreto dalla gigantesca infrastruttura necessaria per alimentare questa rivoluzione. I modelli più avanzati richiedono data center, semiconduttori, reti, energia e investimenti di dimensioni enormi. Reuters segnala che Trump ha ribadito il proprio sostegno all'espansione dei data center proprio mentre negli Stati Uniti crescono, in alcune comunità, le preoccupazioni per consumi elettrici, costi energetici e impatto locale delle nuove infrastrutture. L’intelligenza artificiale, quindi, non è affatto una tecnologia esclusivamente “virtuale”: dietro una risposta generata in pochi secondi esiste una struttura industriale fisica sempre più vasta.

Una giornata che fotografa perfettamente il bivio dell’intelligenza artificiale

Quanto accaduto il 29 settembre 2026 è forse interessante soprattutto per questa sovrapposizione di immagini. A Washington il presidente degli Stati Uniti riunisce i leader delle più importanti aziende tecnologiche, parla di una trasformazione potenzialmente superiore alla Rivoluzione industriale e affida inizialmente una parte rilevante della sicurezza alla capacità dell’industria di autoregolarsi. A migliaia di chilometri di distanza, a San Francisco, Sam Altman presenta nuovi strumenti di OpenAI e sostiene che il futuro auspicabile dovrebbe assomigliare non a una gigantesca macchina industriale nella quale inserire l’uomo, ma a un nuovo Rinascimento capace di aumentare le capacità delle persone.

Probabilmente è proprio fra queste due immagini che si giocherà una delle questioni decisive dei prossimi anni. La tecnologia continuerà a progredire, ma il punto non sarà soltanto stabilire quanto intelligente potrà diventare l’intelligenza artificiale. Bisognerà decidere come utilizzarla, quali attività affidarle, quali lasciare alle persone, quali controlli imporre ai sistemi più potenti e come distribuire i benefici economici e sociali che potrebbero derivarne. Se davvero l’AI dovesse produrre una trasformazione paragonabile — o persino superiore — alla Rivoluzione industriale, allora la domanda più importante non sarà soltanto chi riuscirà a costruire il modello più avanzato. Sarà quale società costruiremo intorno a quella tecnologia.

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GEO: Stati Uniti – Washington – Casa Bianca – San Francisco

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Trump riunisce alla Casa Bianca i protagonisti mondiali dell’intelligenza artificiale e paragona la portata dell’AI alla Rivoluzione industriale. OpenAI è presente con Greg Brockman, mentre Sam Altman, impegnato al DevDay, parla di un possibile nuovo Rinascimento tecnologico.

Crediti: Immagine generata con intelligenza artificiale – elaborazione grafica per Alessandria Post.

Descrizione: Elaborazione fotorealistica che rappresenta Donald Trump insieme ai vertici delle principali aziende protagoniste dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, realizzata a corredo dell’articolo sull’incontro del 29 settembre 2026.

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