Pier Carlo Lava
Dal problema dei letti al problema del personale
Nel precedente approfondimento abbiamo visto il cambiamento avvenuto dopo il 2020. L'Italia disponeva, prima della pandemia, di poco più di 5.000 posti strutturali di terapia intensiva e l'emergenza Covid mise violentemente in evidenza l'insufficienza della capacità disponibile.
Il successivo programma di potenziamento ha modificato profondamente il quadro.
Ma oggi il problema deve essere osservato da un'altra prospettiva.
Un posto di terapia intensiva non può essere considerato realmente disponibile soltanto perché esistono fisicamente un letto, un ventilatore e un monitor multiparametrico.
Occorre garantire contemporaneamente personale medico e infermieristico altamente qualificato per 24 ore al giorno, 365 giorni all'anno.
Ed è proprio qui che si trova una delle maggiori vulnerabilità del sistema.
L'anestesista-rianimatore non lavora soltanto in terapia intensiva
C'è inoltre un elemento spesso trascurato quando si parla semplicemente di numero degli anestesisti.
Gli specialisti in Anestesia, Rianimazione, Terapia intensiva e del dolore sono indispensabili non soltanto nelle rianimazioni.
Devono assicurare l'attività anestesiologica delle sale operatorie, intervenire nelle emergenze intraospedaliere e partecipare a numerose altre attività assistenziali.
Di conseguenza non è possibile destinare automaticamente tutti gli anestesisti disponibili alle terapie intensive.
AGENAS segnala infatti Anestesia e Rianimazione tra le specializzazioni mediche strategiche nelle quali permangono criticità, insieme, tra le altre, alla Medicina d'emergenza-urgenza. Uno dei problemi indicati riguarda anche le borse di specializzazione che rimangono non assegnate. Agenas
E poi ci sono gli infermieri
La situazione diventa ancora più delicata considerando il personale infermieristico.
Il problema italiano non è semplicemente il numero complessivo dei medici: secondo il rapporto AGENAS, l'Italia presenta anzi un numero di medici per mille abitanti superiore alla media europea.
Lo squilibrio più evidente riguarda gli infermieri.
I dati richiamati da AGENAS indicano circa 6,86 infermieri ogni mille abitanti in Italia contro 8,26 della media europea. Inoltre, entro il 2035 circa 78.000 infermieri raggiungeranno l'età pensionabile. ANSA.it
Per le terapie intensive il problema è ancora più complesso, perché non basta aumentare genericamente il numero degli infermieri: occorre formarne e soprattutto trattenerne un numero sufficiente in un ambiente altamente specialistico e particolarmente impegnativo.
Un patrimonio professionale che richiede anni per essere costruito
Qui emerge una differenza fondamentale rispetto agli investimenti strutturali.
Un ventilatore può essere acquistato.
Una stanza può essere trasformata.
Un nuovo reparto può essere costruito.
Un professionista esperto di terapia intensiva non può essere creato in pochi mesi.
La formazione universitaria, specialistica e sul campo richiede anni.
Questo significa che la programmazione sanitaria dovrebbe guardare non alla prossima legge di bilancio, ma almeno ai prossimi dieci o quindici anni.
E l'invecchiamento della popolazione rende la questione ancora più importante, perché una popolazione più anziana tende ad avere maggiori necessità sanitarie e una maggiore prevalenza di patologie croniche e complesse.
Cosa potrebbe fare l'Italia
Non esiste una singola soluzione. Servirebbe una strategia composta da interventi contemporanei.
Primo: programmare formazione e assunzioni sulla base dei fabbisogni reali. AGENAS dispone già di una metodologia nazionale per calcolare il fabbisogno di personale ospedaliero. Questo strumento dovrebbe essere collegato sempre più strettamente alla programmazione universitaria e specialistica. Agenas
Secondo: rendere più attrattive Anestesia e Rianimazione e le professioni infermieristiche intensive. Non basta aumentare i posti di formazione se poi una parte rimane vacante o se, dopo alcuni anni, i professionisti cercano attività con turni e condizioni meno gravose.
Terzo: investire sulla permanenza del personale. Retribuzione, organizzazione dei turni, riposi, conciliazione tra lavoro e famiglia, sicurezza, possibilità di crescita professionale e riduzione del burnout sono elementi che possono determinare la decisione di rimanere oppure abbandonare un reparto.
Quarto: sviluppare percorsi avanzati per gli infermieri di area critica, valorizzando competenze specifiche e formazione continua.
Quinto: creare una vera riserva nazionale di capacità intensiva. Non necessariamente migliaia di professionisti permanentemente inattivi, cosa evidentemente irrealistica, ma personale formato in reparti e discipline compatibili che possa essere rapidamente riallocato e aggiornato in caso di una nuova emergenza nazionale.
Sesto: monitorare i posti realmente operativi. Il dato più utile non dovrebbe essere soltanto "quanti letti abbiamo?", ma anche "quanti letti possiamo aprire oggi con personale sufficiente?"
Ed è una distinzione fondamentale.
Italia e Germania: il divario rimane molto grande
Il confronto internazionale deve essere effettuato con cautela perché la definizione statistica di posto di terapia intensiva non è sempre perfettamente sovrapponibile fra Paesi.
Utilizzando però una stessa fonte e una stessa definizione, i dati OCSE permettono un confronto significativo.
Per il 2023, ultimo anno in cui nella serie OCSE consultata sono disponibili valori confrontabili per entrambi i Paesi, risultano:
| Paese | Posti di terapia intensiva ogni 100.000 abitanti |
|---|---|
| Italia | 10,24 |
| Germania | 28,31 |
La Germania disponeva quindi di una dotazione pro capite circa 2,8 volte quella italiana secondo questa specifica serie OCSE. Data Explorer OECD
Il dato italiano della stessa serie non deve essere confuso con gli 8.785 posti disponibili riportati dal monitoraggio nazionale italiano del febbraio 2025 citato nel precedente articolo: fonti, definizioni e periodi di rilevazione sono differenti e non è metodologicamente corretto mescolarli.
Ma attenzione: anche la Germania ha un problema
Ed è forse questo l'aspetto più interessante dell'intero confronto.
Avere molti più letti non ha risolto automaticamente il problema tedesco.
Una nuova indagine nazionale della DIVI, la Società tedesca interdisciplinare di medicina intensiva e d'emergenza, pubblicata nel maggio 2026, ha coinvolto 1.243 professionisti.
Soltanto il 45,4% ha dichiarato di essere sicuro di voler continuare a lavorare nell'ambito della medicina intensiva.
Il 23,2% pensa di lasciarla e un ulteriore 31,2% è indeciso.
Significa che oltre la metà degli intervistati non è certa di rimanere nell'area intensiva nei prossimi tre anni. Divi Italia
È un segnale estremamente significativo.
La Germania possiede molti più posti intensivi dell'Italia, ma anch'essa deve confrontarsi con la questione della disponibilità del personale.
Un letto chiuso perché manca un infermiere
Il problema non nasce oggi.
Studi condotti in Germania avevano già documentato che alcune postazioni intensive dovevano essere temporaneamente chiuse soprattutto per indisponibilità del personale infermieristico.
In un'indagine pubblicata su questo tema, il 76% delle unità coinvolte riferiva chiusure di letti e la causa più frequentemente indicata era proprio l'indisponibilità degli infermieri di terapia intensiva. PubMed
Il paradosso è evidente: si può possedere una delle maggiori dotazioni di terapia intensiva d'Europa e contemporaneamente essere costretti a non utilizzare alcuni posti perché manca chi possa assistere il paziente.
Ed è una lezione importante anche per l'Italia.
Il nuovo indicatore dovrebbe essere il "letto operativo"
Forse è arrivato il momento di cambiare anche il modo in cui raccontiamo la capacità ospedaliera.
Quando diciamo che un Paese possiede 5.000, 8.000 o 20.000 posti di terapia intensiva, il cittadino immagina altrettanti letti pronti ad accogliere immediatamente un paziente.
Non necessariamente è così.
Dovremmo distinguere almeno fra posto fisicamente esistente, posto attrezzato e posto effettivamente operativo, cioè dotato in quel momento del personale necessario.
È quest'ultimo numero che determina realmente la capacità di risposta del sistema sanitario.
La lezione più importante del Covid
Il primo insegnamento della pandemia fu evidente: l'Italia aveva bisogno di una maggiore capacità di terapia intensiva.
Su questo fronte sono stati fatti investimenti importanti.
Il secondo insegnamento, forse ancora più importante, emerge oggi con maggiore chiarezza: le strutture sanitarie non funzionano senza le persone.
Italia e Germania partono da situazioni molto differenti. La Germania continua ad avere una capacità intensiva pro capite nettamente superiore. Ma entrambe si confrontano con la stessa risorsa difficile da aumentare rapidamente: il capitale umano.
Per prepararsi alla prossima eventuale grande emergenza non basta quindi chiedersi quanti ventilatori o quanti letti possediamo.
La domanda decisiva dovrebbe essere un'altra:
quanti pazienti gravissimi siamo realmente in grado di assistere contemporaneamente, mantenendo standard adeguati di sicurezza e qualità?
È su questa risposta che si misura la vera resilienza di un sistema sanitario.
Fonti principali
I dati e i confronti utilizzati nell'articolo provengono dal Ministero della Salute – personale del Servizio Sanitario Nazionale, da AGENAS – fabbisogno del personale sanitario, dal database OCSE sulle terapie intensive e dalla DIVI – situazione del personale delle terapie intensive tedesche.
================================
GEO: Italia – Germania – Europa – Sanità – Terapie intensive
Fonti: Ministero della Salute, AGENAS, OCSE, DIVI – Deutsche Interdisziplinäre Vereinigung für Intensiv- und Notfallmedizin.
Nota sui dati: I confronti internazionali devono tenere conto delle differenti definizioni statistiche dei posti di terapia intensiva. Per il confronto omogeneo Italia-Germania sono stati utilizzati i dati OCSE disponibili per entrambi i Paesi; i dati nazionali italiani più recenti possono adottare criteri di rilevazione differenti.
Alessandria Post: piercarlolava.blogspot.com
Italia News Post: italianewspost.com
Immagine realizzata con Intelligenza Artificiale a scopo illustrativo.
Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post