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| L’aumento dei prezzi alimentari e la precarietà lavorativa pesano sempre di più sulla vita quotidiana delle famiglie italiane. |
Il ritorno dalle vacanze, per chi ha potuto permettersele, coincide con una realtà difficile da ignorare: vivere costa molto di più, mentre stipendi, sicurezza economica e qualità del lavoro non sembrano avanzare allo stesso ritmo. Dietro le percentuali sui rincari ci sono famiglie costrette a ridurre gli acquisti e lavoratori che spesso non possono permettersi neppure di fermarsi.
Pier Carlo Lava
Tra luglio 2021 e luglio 2026, il costo di un paniere composto da 31 prodotti acquistati abitualmente da una coppia con un figlio è passato da 100 a 129,50 euro. L’aumento è dunque del 29,5 per cento, superiore all’inflazione generale del periodo, attestata intorno al 21 per cento.
A pesare maggiormente sono alcuni alimenti presenti ogni giorno sulle tavole degli italiani. Il caffè costa il 51 per cento in più, l’olio extravergine d’oliva il 47 per cento e gli ortaggi maggiormente utilizzati in cucina il 39 per cento. I pomodori sono aumentati del 45 per cento, le patate del 44 e le melanzane del 41. Anche carne bovina e pollo hanno registrato rincari superiori al 30 per cento.
Questi numeri raccontano una trasformazione silenziosa delle abitudini. Molte persone comprano meno, rinunciano ai prodotti di qualità, cercano le offerte o sostituiscono alcuni alimenti con alternative più economiche. Il problema non riguarda più soltanto chi vive in condizioni di povertà: coinvolge una parte crescente del ceto medio, che continua ad avere un reddito ma vede restringersi progressivamente il proprio margine di sicurezza.
All’orizzonte si profila inoltre una nuova pressione sui bilanci domestici. Secondo una stima del Codacons, durante l’autunno l’aggravio potrebbe raggiungere complessivamente 633 euro per famiglia, considerando bollette, carburanti, alimentari, trasporti e spese scolastiche. Si tratta di una previsione, non di un aumento già interamente avvenuto, ma il rischio appare concreto. La sola maggiore spesa per luce e gas potrebbe arrivare a 205 euro nel trimestre settembre-novembre.
La guerra tra Stati Uniti e Iran e le forti limitazioni al traffico nello Stretto di Hormuz stanno alimentando l’instabilità dei mercati energetici. Il Brent ha superato i 90 dollari al barile e il passaggio delle navi commerciali attraverso una rotta da cui transitava circa un quinto del petrolio mondiale rimane fortemente ridotto. Energia e carburanti più costosi finiscono inevitabilmente per trasferirsi sui prezzi dei trasporti e, infine, su quelli dei prodotti esposti nei negozi.
Ma la crisi non riguarda soltanto ciò che paghiamo. Riguarda anche come si lavora per produrre e consegnare ciò che acquistiamo.
A Piacenza, il 31 agosto, Pasquale Andriotta, corriere di 42 anni e padre di tre figli, è stato colto da un malore mentre scaricava alcuni pacchi dal furgone in vicolo del Guazzo. I soccorritori hanno tentato a lungo di rianimarlo e lo hanno trasportato d’urgenza in ospedale, dove è morto poco dopo. Era impiegato da una società che lavorava in appalto per Brt e si trovava nell’ultimo giorno del suo contratto a termine.
Nella stessa giornata i dipendenti dell’appalto Brt di Piacenza-Caorso erano in sciopero. La protesta, proclamata dalla Filt-Cgil, denunciava carenza di personale, carichi crescenti, turni pesanti e un’organizzazione considerata insostenibile. Secondo quanto riferito dai colleghi al sindacato, Andriotta temeva che il proprio contratto non venisse rinnovato.
Sarebbe scorretto stabilire ora un rapporto diretto tra le condizioni di lavoro e il malore: saranno gli accertamenti a chiarire le cause della morte. Questa necessaria prudenza, tuttavia, non deve impedire di interrogarsi sul contesto. La precarietà non è soltanto una forma contrattuale. Può trasformarsi nella paura di assentarsi, di scioperare, di rifiutare un carico eccessivo o semplicemente di fermarsi quando non ci si sente bene.
La vicenda di Pasquale Andriotta e i dati sul costo della spesa sembrano appartenere a due cronache differenti. In realtà mostrano le due estremità dello stesso problema: da una parte tutto diventa più caro, dall’altra il lavoro diventa più incerto e faticoso. Ai cittadini viene chiesto continuamente di adattarsi, risparmiare, produrre di più e sopportare condizioni peggiori.
Un’economia non può essere giudicata soltanto dalla crescita, dai consumi o dall’efficienza delle consegne. Deve essere valutata anche dalla capacità di garantire una vita dignitosa a chi lavora e alle famiglie che, con quel lavoro, devono arrivare alla fine del mese. Quando il prezzo del cibo aumenta del 30 per cento e un lavoratore teme di perdere il contratto proprio mentre i colleghi scioperano contro turni insostenibili, non siamo più davanti a episodi isolati. Siamo davanti a un modello che mostra tutte le sue crepe.
GEO: Italia, Piacenza, Emilia-Romagna
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Nota: Immagine e contenuti elaborati con il supporto dell’intelligenza artificiale, sotto modifiche, stesura stesura e supervisione conclusiva editoriale.
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