Sicurezza ad Alessandria, percezione e realtà contano entrambe: ma i dati non possono essere mescolati
| La sicurezza urbana nasce dall’incontro tra controllo del territorio, ascolto dei cittadini e corretta interpretazione dei dati sui reati denunciati. |
Un intervento pubblicato sulla pagina Facebook “Roberto Modellato per Alessandria” affronta un tema certamente importante: la distanza che può esistere tra i reati registrati dalle autorità e la sicurezza percepita dai cittadini. L’argomento merita attenzione e Modellato parte da dati sostanzialmente corretti, ma il modo in cui vengono accostate statistiche riferite a territori e periodi differenti rischia di suggerire conclusioni che quei numeri, da soli, non permettono di sostenere.
Pier Carlo Lava
Il primo dato citato riguarda l’Indice della criminalità 2025 del Sole 24 Ore, elaborato prendendo in considerazione i delitti commessi e segnalati all’autorità giudiziaria nel corso del 2024. La provincia di Alessandria registra 14.454 denunce complessive, pari a 3.551,1 ogni 100.000 abitanti, e si colloca al 36° posto su 106 province. Rispetto al 2023 risultano 446 denunce in meno. Sono numeri corretti, ma devono essere interpretati con attenzione: la classifica parte dai territori con la maggiore incidenza di reati segnalati, quindi il 36° posto non significa essere la trentaseiesima provincia più sicura, bensì occupare quella posizione procedendo dalle province con il maggior numero di denunce in rapporto alla popolazione.
È inoltre più preciso parlare di delitti segnalati all’autorità giudiziaria dalle Forze di polizia. La statistica, infatti, non comprende soltanto le denunce presentate personalmente dalle vittime, ma le segnalazioni trasmesse da Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizie locali e dagli altri corpi competenti.
Il secondo dato richiamato da Modellato proviene dalla Prefettura di Alessandria. Nel bilancio diffuso il 12 gennaio 2026, relativo ai controlli effettuati durante il periodo festivo, è stata comunicata una diminuzione di circa il 10% dei reati denunciati rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Nello stesso documento si parlava anche di un aumento del 78% delle persone arrestate o denunciate, di una diminuzione di truffe, danneggiamenti e lesioni dolose e, contemporaneamente, della persistenza di furti e rapine.
Anche questo dato è corretto, ma riguarda un intervallo temporale circoscritto. Non descrive l’intero andamento della criminalità nel 2025 o nei primi mesi del 2026 e non può essere confrontato direttamente con il totale provinciale del 2024. Nel primo caso abbiamo una statistica annuale riferita all’intera provincia; nel secondo il bilancio di un determinato periodo festivo riguardante soprattutto il capoluogo. Accostare i due valori può essere utile per aprire una riflessione, ma non per ricavarne una tendenza generale.
Il terzo elemento utilizzato nel post è l’indagine Istat sulla sicurezza dei cittadini relativa al 2022-2023. Anche in questo caso le percentuali riportate sono esatte: tra i reati consumati veniva denunciato il 21,6% dei furti di biciclette, il 24,7% delle minacce, il 40,6% delle aggressioni e oltre il 90% delle rapine consumate. L’Istat dimostra pertanto l’esistenza di una parte della criminalità che non emerge attraverso le denunce ufficiali.
Il limite del ragionamento è però evidente: queste percentuali sono stime nazionali, non dati specifici di Alessandria. Non possiamo utilizzarle per affermare che nel capoluogo i reati non denunciati siano aumentati o che la diminuzione comunicata dalla Prefettura dipenda da una minore propensione dei cittadini a rivolgersi alle Forze dell’ordine. È una possibilità teorica, non una conclusione dimostrata.
La domanda posta da Modellato – “Meno denunce significano necessariamente meno reati?” – è quindi legittima, ma rimane senza una risposta verificabile. Per stabilire che il calo delle denunce non corrisponda a una reale diminuzione dei reati sarebbero necessari dati locali più approfonditi: segnalazioni e chiamate alle Forze dell’ordine, accessi al pronto soccorso riconducibili ad aggressioni, rilevazioni di vittimizzazione, denunce suddivise per quartiere e indagini sulla propensione dei cittadini a denunciare.
È condivisibile anche l’affermazione secondo cui sicurezza reale e sicurezza percepita contano entrambe. Una città nella quale le persone modificano le proprie abitudini, evitano determinate strade o avvertono degrado e abbandono presenta comunque un problema che l’amministrazione e le istituzioni devono affrontare. Tuttavia, neppure la percezione può essere trasformata automaticamente in una prova dell’aumento della criminalità.
La paura può essere alimentata da esperienze personali, condizioni di degrado urbano, scarsa illuminazione, presenze moleste, episodi ripetuti in alcune aree, maggiore esposizione mediatica e continua circolazione delle notizie sui social network. Tutti questi fattori incidono sulla qualità della vita, ma non coincidono necessariamente con il numero dei reati commessi. Per questo anche la percezione dovrebbe essere misurata attraverso indagini locali attendibili, possibilmente suddivise per quartieri, fasce d’età e abitudini dei residenti.
Il post di Roberto Modellato ha dunque il merito di richiamare l’attenzione su un aspetto spesso trascurato: le statistiche basate sulle denunce non fotografano tutta la criminalità esistente. Il suo ragionamento, tuttavia, convince soltanto in parte, perché mette sullo stesso piano dati provinciali annuali, risultati riferiti a un breve periodo nel capoluogo e percentuali nazionali rilevate in anni precedenti.
L’errore sarebbe duplice: da una parte utilizzare il calo del 10% per sostenere che ad Alessandria non esista più un problema di sicurezza; dall’altra evocare la criminalità sommersa per mettere in dubbio quel calo senza disporre di elementi locali che dimostrino una diminuzione delle denunce da parte delle vittime.
La conclusione più corretta è meno spettacolare, ma più rigorosa: durante il periodo considerato dalla Prefettura i reati denunciati sono effettivamente diminuiti, mentre non possediamo ancora una fotografia altrettanto precisa della criminalità non denunciata e della percezione dell’insicurezza nei diversi quartieri cittadini.
Sulla sicurezza non servono rassicurazioni di comodo, ma nemmeno dubbi costruiti attraverso statistiche non omogenee. Servono dati comparabili, trasparenza, ascolto dei cittadini e una presenza concreta delle istituzioni. Solo il confronto serio tra fonti nazionali e locali, numeri ufficiali ed esperienze delle persone può consentire di comprendere che cosa stia realmente accadendo ad Alessandria.
Alessandria Post, da oltre quindici anni, racconta il territorio, la politica, la società e i problemi che interessano i cittadini, attraverso il confronto tra fonti nazionali e locali e la verifica delle informazioni disponibili.
Seguiteci su:
Alessandria Post: https://piercarlolava.blogspot.com/
ItaliaNewsPost.com: https://italianewspost.com/
Descrizione breve: Immagine simbolica dedicata al confronto tra sicurezza reale e percepita ad Alessandria.
Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post