Sanità piemontese, scontro sulle assunzioni: Valle accusa la Regione, Riboldi replica “Nessun taglio agli ospedali”

Camice medico, stetoscopio e documenti sul personale all’ingresso di una struttura sanitaria, con il profilo geografico del Piemonte sullo sfondo.
La gestione del personale sanitario, le procedure di assunzione e l’organizzazione tra ospedali e servizi territoriali alimentano il confronto politico in Regione Piemonte.

La gestione del personale nella sanità piemontese torna al centro dello scontro politico. Da una parte il consigliere regionale del Partito Democratico Daniele Valle, che denuncia la proroga della sospensione delle nuove procedure di reclutamento e teme uno spostamento di risorse dagli ospedali alle Case della comunità. Dall’altra l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, che respinge questa ricostruzione e assicura che non è previsto alcun depotenziamento degli ospedali.

Pier Carlo Lava

All’origine della polemica ci sono due comunicazioni inviate dalla Regione Piemonte alle aziende sanitarie. Con una prima nota del 3 luglio 2026, la Direzione regionale della Sanità aveva chiesto ad Asl e aziende ospedaliere di effettuare una ricognizione straordinaria del personale, verificando non soltanto il numero dei dipendenti, ma anche le mansioni svolte e la loro distribuzione tra reparti, strutture e servizi.

Durante il periodo necessario alla verifica, le aziende erano state invitate a sospendere temporaneamente l’avvio di nuove procedure di reclutamento. Il termine iniziale, fissato in dieci giorni, si è però rivelato insufficiente.

Una seconda comunicazione, datata 7 agosto, ha quindi concesso alle aziende sanitarie altro tempo, fino al 31 agosto, per completare il monitoraggio. Nella nuova lettera veniva precisato che restavano ferme le disposizioni contenute nel documento precedente, compresa la sospensione temporanea delle nuove assunzioni.

L’accusa di Daniele Valle

Secondo Daniele Valle, vicepresidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale, la seconda nota rappresentava nei fatti una nuova proroga dello stop alle procedure di reclutamento.

Il consigliere del PD ha criticato innanzitutto i tempi della ricognizione, domandandosi perché le aziende sanitarie non fossero riuscite a fornire rapidamente informazioni che, almeno in teoria, avrebbero dovuto essere già disponibili.

La preoccupazione dell’esponente democratico riguarda soprattutto le conseguenze concrete di una sospensione prolungata. In un sistema già segnato dalla carenza di medici, infermieri, operatori sociosanitari e tecnici, anche uno stop temporaneo potrebbe infatti rallentare le sostituzioni, lo scorrimento delle graduatorie e l’apertura di nuove procedure.

Valle teme inoltre che dietro la ricognizione possa esserci la volontà di trasferire personale e risorse dagli ospedali alle nuove Case della comunità, nate per rafforzare l’assistenza territoriale. A suo giudizio, gli investimenti del PNRR avrebbero dovuto ampliare i servizi disponibili e non limitarsi a redistribuire personale già insufficiente da una struttura all’altra.

La combinazione tra assunzioni sospese e possibile riallocazione delle risorse, sostiene Valle, rischierebbe di produrre un peggioramento della quantità e della qualità dei servizi offerti ai piemontesi.

La replica di Federico Riboldi

L’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi ha respinto nettamente le accuse. Secondo l’esponente della Giunta Cirio, la comunicazione del 7 agosto non avrebbe prorogato un blocco generalizzato delle assunzioni, ma richiesto un supplemento di istruttoria perché i dati trasmessi dalle aziende non erano ancora sufficienti a rappresentare correttamente la distribuzione del personale.

L’obiettivo dichiarato dalla Regione è costruire una fotografia aggiornata del sistema sanitario piemontese: quanti professionisti sono in servizio, quali competenze possiedono, dove lavorano e in quali strutture esistono carenze o sovrapposizioni.

Per Riboldi non si tratta di sottrarre personale agli ospedali per trasferirlo nelle Case della comunità. Ospedali e servizi territoriali dovrebbero essere considerati parti complementari dello stesso sistema: i primi devono occuparsi delle urgenze, delle patologie acute e delle prestazioni ad alta complessità; i secondi devono garantire prossimità, prevenzione, continuità assistenziale e presa in carico dei pazienti cronici.

L’assessore sostiene quindi che parlare di sostenibilità economica ed efficientamento non significhi preparare tagli, ma utilizzare meglio le risorse disponibili, evitando duplicazioni e sprechi.

A sostegno della propria posizione, la Regione richiama i dati sull’occupazione sanitaria. Dal 2019 il numero dei dipendenti del Servizio sanitario regionale sarebbe passato da circa 55.000 a 59.200 unità, con un aumento di 4.200 lavoratori tra personale del comparto e dirigenti. La Giunta considera questi numeri incompatibili con l’accusa di voler ridurre progressivamente il personale.

Blocco o semplice ricognizione?

Il vero punto della controversia sta nella differenza tra la finalità dichiarata e gli effetti temporanei della decisione.

La Regione sostiene che non esista un blocco strutturale o indiscriminato delle assunzioni e che la ricognizione serva proprio a programmare meglio i futuri inserimenti. Tuttavia, la documentazione riportata da diverse fonti giornalistiche indicava che, fino al completamento della verifica, rimaneva in vigore l’invito a sospendere le nuove procedure di reclutamento.

Le due affermazioni non sono necessariamente incompatibili: può non esserci un progetto politico di riduzione permanente del personale, ma può comunque essersi verificato uno stop temporaneo alle nuove procedure. Proprio la durata dello stop e le sue conseguenze operative costituiscono il terreno dello scontro tra Valle e Riboldi.

Alla scadenza del 31 agosto, non risulta ancora pubblicata una comunicazione dettagliata che chiarisca quali aziende abbiano completato la ricognizione, quali criticità siano emerse e se tutte le procedure di reclutamento possano riprendere normalmente. È questo, ora, il passaggio che merita di essere seguito e reso pubblico.

Le conseguenze per Alessandria e la provincia

La questione interessa direttamente anche il territorio alessandrino. L’Azienda ospedaliero-universitaria di Alessandria, l’Asl AL e gli ospedali di Casale Monferrato, Novi Ligure, Tortona, Acqui Terme e Ovada devono già confrontarsi con difficoltà nel reperire alcune figure professionali e nel garantire continuità ai servizi.

Le Case della comunità possono rappresentare un miglioramento importante dell’assistenza territoriale, soprattutto per anziani, persone fragili e pazienti cronici. Ma affinché funzionino realmente occorrono professionisti aggiuntivi. Se venissero alimentate soltanto trasferendo personale dagli ospedali, il rischio sarebbe quello di indebolire una parte del sistema per sostenerne un’altra.

Allo stesso tempo, non sarebbe responsabile procedere con assunzioni prive di una programmazione aggiornata. Conoscere l’effettiva distribuzione del personale è necessario, purché la ricognizione non diventi un alibi per rimandare interventi urgenti.

Il confronto politico ha dunque fatto emergere una domanda concreta: il Piemonte dispone di personale sufficiente per far funzionare contemporaneamente ospedali, servizi territoriali, Case e Ospedali di comunità?

La risposta non può limitarsi alle dichiarazioni contrapposte. Servono dati suddivisi per azienda sanitaria, struttura, professione e territorio. Soltanto così sarà possibile capire se siamo davanti a una riorganizzazione capace di rafforzare il servizio pubblico oppure a una redistribuzione delle stesse risorse, già insufficienti, tra un numero crescente di strutture.

Alessandria, Piemonte – Italia

Lo scontro tra il consigliere regionale del PD Daniele Valle e l’assessore alla Sanità Federico Riboldi riaccende il dibattito sulle assunzioni nella sanità piemontese. Al centro della polemica la ricognizione del personale, la sospensione temporanea delle nuove procedure di reclutamento e il possibile trasferimento di risorse dagli ospedali alle Case della comunità.

La questione riguarda direttamente anche Alessandria e la sua provincia, dove ospedali e servizi territoriali devono confrontarsi con la difficoltà di reperire medici, infermieri, operatori sociosanitari e altre figure professionali.

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Nota: l’articolo è stato elaborato con il supporto dell’intelligenza artificiale sulla base di informazioni verificate, successivamente rielaborate e valutate sotto il profilo editoriale.

Frase immagine IA: Immagine realizzata con il supporto dell’intelligenza artificiale a scopo illustrativo.

Credito: Elaborazione grafica con intelligenza artificiale – Alessandria Post.


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