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Gli oltre 130 accertamenti e sanzioni effettuati tra maggio e i primi giorni di settembre dimostrano che l’intensificazione dei controlli contro l’abbandono dei rifiuti sta producendo risultati concreti. È giusto riconoscere il lavoro della Polizia Locale, degli ispettori ambientali e di AMAG Ambiente, ma le condizioni riscontrabili in diverse zone periferiche e nei sobborghi indicano che la repressione, da sola, non può risolvere il problema. Chi abbandona una lavatrice, un frigorifero, sacchi o altri materiali lungo una strada compie un atto incivile e deve essere individuato e sanzionato. Tuttavia, occorre interrogarsi anche sull’organizzazione del servizio: i cassonetti stradali occupano spazio, diventano facilmente punti di accumulo e rendono più anonimo il conferimento. Il confronto con gli altri capoluoghi piemontesi mostra inoltre un dato che Alessandria non può ignorare: nonostante il miglioramento registrato nell’ultimo anno disponibile, la città rimane nettamente indietro nella raccolta differenziata.
Pier Carlo Lava
Il sindaco di Alessandria Giorgio Abonante ha comunicato che, tra maggio e settembre 2026, sono stati intensificati i controlli contro l’abbandono irregolare dei rifiuti. Il bilancio parla di oltre 130 tra sanzioni e accertamenti: 74 verbali elevati dagli ispettori ambientali di AMAG Ambiente e circa 65 posizioni di illecito sviluppate dalla Polizia Locale attraverso sopralluoghi, segnalazioni e immagini registrate dalle fototrappole.
Le verifiche hanno interessato il centro, i quartieri e soprattutto alcune zone periferiche e frazioni, tra le quali Spinetta Marengo, Gerlotti e San Giuliano Vecchio, oltre a via Vecchia Torino, via Pavia, via Bonardi, via Don Giovine e l’area compresa tra via Bolla e via Frugarolo.
Le telecamere hanno consentito, fra l’altro, di individuare i responsabili dell’abbandono in strada di una lavatrice e di un frigorifero. Dopo la contestazione, gli autori sono stati obbligati a ripulire e bonificare l’area a proprie spese. La nuova sede della Vigilanza ambientale nei giardini di corso Crimea dovrebbe facilitare il coordinamento tra Polizia Locale e ispettori ambientali.
Un problema presente anche nelle altre città
L’abbandono dei rifiuti non è un fenomeno esclusivamente alessandrino. Torino, Milano, Bologna e numerose altre città italiane devono affrontare discariche improvvisate, conferimenti fuori orario, sacchi lasciati accanto ai cassonetti, mobili ed elettrodomestici depositati sui marciapiedi e materiali provenienti da attività economiche smaltiti irregolarmente.
Le amministrazioni stanno adottando strumenti molto simili a quelli utilizzati ad Alessandria: fototrappole mobili, videosorveglianza, pattugliamenti, ispettori ambientali, segnalazioni digitali dei cittadini e mappatura delle aree maggiormente colpite. Torino, per esempio, ha reso disponibile una mappa degli abbandoni con il numero degli interventi e i costi sostenuti per ripristinare i luoghi. Milano permette di segnalare online gli abbandoni e da anni utilizza telecamere collocate nelle zone più problematiche. Anche Bologna ha sperimentato controlli con videosorveglianza, Polizia Locale e Guardie ecologiche.
Non esiste, tuttavia, una banca dati nazionale omogenea che consenta di stabilire quale città registri il maggior numero di abbandoni. Confrontare soltanto le multe sarebbe fuorviante: un numero elevato di sanzioni può indicare più illegalità, ma anche controlli più efficaci. Per giudicare il fenomeno occorrerebbe conoscere anche il numero delle segnalazioni, la quantità di rifiuti rimossi, i costi delle bonifiche, la popolazione interessata e l’estensione del territorio comunale.
Il fatto che il problema esista anche altrove, però, non ridimensiona la situazione di Alessandria. Al contrario, permette di osservare quali modelli di raccolta stiano ottenendo risultati migliori.
La differenziata: Alessandria ultima tra i capoluoghi piemontesi
I dati più recenti disponibili e confrontabili sono quelli relativi al 2024. In quell’anno la raccolta differenziata in Piemonte ha raggiunto il 68,9%, mentre la media italiana si è attestata al 67,7%. Alessandria si è fermata al 49,8%, quasi venti punti sotto la media regionale e oltre quindici punti sotto l’obiettivo del 65%.
| Capoluogo piemontese | Raccolta differenziata 2024 |
|---|---|
| Novara | 77,0% |
| Verbania | 75,5% |
| Vercelli | 72,4% |
| Cuneo | 70,7% |
| Biella | 70,3% |
| Asti | 66,6% |
| Torino | 57,4% |
| Alessandria | 49,8% |
Il divario con Novara raggiunge i 27,2 punti percentuali. Alessandria rimane inoltre l’unico capoluogo piemontese sotto il 50%, nonostante il miglioramento rispetto al 47,6-47,8% registrato nel 2023. Il dato regionale attribuisce alla città anche un quantitativo molto elevato di rifiuto residuo: 323,6 chilogrammi per abitante, contro i 113,4 di Novara e i 133 di Biella.
Il confronto diventa ancora più significativo osservando il territorio vicino. Escludendo Alessandria e Valenza, il Consorzio alessandrino passerebbe dal 54% all’81,8% di raccolta differenziata. Ciò significa che molti comuni della stessa area, sottoposti alle medesime regole regionali, riescono a ottenere risultati molto superiori.
Il precedente del porta a porta va precisato
Il ricordo di percentuali comprese fra il 60 e il 65% durante la precedente esperienza del porta a porta trova riscontro soprattutto in singole zone, non nella media dell’intero Comune. Nel 2007 Alessandria raggiunse il 52,8%, mentre alcune aree come la Fraschetta arrivarono, secondo le testimonianze dell’epoca, intorno al 70%.
I dati ISPRA indicano successivamente il 48,33% nel 2010 e il 46,95% nel 2011. Non risulta quindi che l’intero territorio comunale abbia mantenuto stabilmente una percentuale superiore al 60-65%. È però confermato che il porta a porta aveva prodotto risultati molto più elevati in alcuni quartieri e frazioni e che la sua progressiva sostituzione con le isole stradali non ha consentito alla città di raggiungere gli obiettivi previsti.
Oggi AMAG Ambiente utilizza ancora il porta a porta nel centro storico, dove sono coinvolte oltre 12 mila famiglie, e in parte del quartiere Cristo. Nei restanti quartieri e nei sobborghi prevalgono invece le isole ecologiche con cassonetti stradali. La stessa azienda spiega di avere mantenuto il servizio domiciliare in centro anche per migliorare il decoro e ridurre l’impatto visivo dei contenitori.
Cassonetti stradali e abbandoni
Attribuire ogni problema esclusivamente ai cassonetti sarebbe semplicistico: la responsabilità dell’abbandono resta sempre di chi viola le regole. Tuttavia, un contenitore stradale accessibile a chiunque rende più difficile risalire all’autore del conferimento e può trasformarsi in un punto di attrazione per sacchi, mobili e materiali ingombranti.
Il sistema domiciliare permette invece di collegare il rifiuto a una determinata utenza, verificare più facilmente gli errori e applicare forme di tariffazione puntuale, premiando chi produce meno indifferenziato. Non è una soluzione priva di difficoltà: richiede calendari chiari, spazi condominiali adeguati, controlli, frequenze sufficienti e collaborazione da parte dei cittadini. Se organizzato male, può produrre sacchi lasciati fuori orario e nuovi problemi di decoro.
I risultati dei comuni piemontesi mostrano però che il porta a porta, spesso associato alla tariffa puntuale o al sacco conforme, è uno degli strumenti più efficaci per superare il 65%. La Regione Piemonte ha stanziato risorse proprio per la riorganizzazione dei servizi, l’estensione della raccolta domiciliare e la riduzione dell’indifferenziato.
Controllare, ma anche rendere più semplice il comportamento corretto
Le sanzioni e le fototrappole sono necessarie, ma dovrebbero essere inserite in una strategia più ampia. Alessandria avrebbe bisogno di:
- estendere gradualmente il porta a porta o adottare cassonetti ad accesso controllato, associati alle singole utenze;
- applicare progressivamente la tariffa puntuale, facendo pagare in rapporto alla quantità di rifiuto indifferenziato prodotto;
- eliminare i cassonetti stradali dalle zone dove diventano sistematicamente punti di abbandono;
- collocare le fototrappole in modo dinamico sulla base di una mappa pubblica delle criticità;
- rendere più conosciuto e semplice il servizio gratuito di ritiro degli ingombranti;
- potenziare i centri di raccolta e valutare punti mobili nei quartieri e nei sobborghi più lontani;
- pubblicare periodicamente dati su abbandoni, sanzioni, quantità rimosse, costi delle bonifiche e risultati della differenziata;
- intervenire rapidamente dopo ogni segnalazione, perché un cumulo non rimosso tende ad attirare altri abbandoni;
- affiancare alla repressione campagne informative rivolte a condomini, scuole, attività commerciali e nuovi residenti.
Ad Alessandria il ritiro a domicilio degli ingombranti è già gratuito fino a cinque pezzi e sono disponibili centri di raccolta, ma la presenza di lavatrici, frigoriferi e mobili lungo le strade dimostra che molti cittadini ignorano il servizio oppure scelgono deliberatamente di non utilizzarlo.
Il contrasto all’inciviltà deve quindi proseguire senza esitazioni. Tuttavia, il dato del 49,8% di raccolta differenziata dimostra che non siamo davanti soltanto a una questione di comportamento individuale. Esiste anche un problema strutturale nell’organizzazione della raccolta. Le oltre 130 sanzioni sono un segnale importante, ma il vero risultato arriverà quando diminuiranno gli abbandoni, scompariranno i cumuli accanto ai cassonetti e Alessandria riuscirà finalmente ad avvicinarsi alle percentuali raggiunte dagli altri capoluoghi piemontesi.
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