| Dopo la fatica della salita, una lacrima e un sorriso raccontano la conquista della pace interiore. |
Nella poesia tratta dalla raccolta Anima nuda, Sara Brillante racconta il momento raro e prezioso nel quale, dopo una lunga successione di prove, cadute e ripartenze, una persona riesce finalmente a riconciliarsi con sé stessa. Non si tratta di una pace conquistata facilmente, ma dell’approdo raggiunto dopo aver attraversato la fatica, l’ansia, i fallimenti e quella continua corsa verso traguardi che, una volta raggiunti, spesso non restituiscono quanto hanno preteso.
Pier Carlo Lava
La poesia
Sono qui, per la prima volta in pace con me stessa,
dopo mesi di grande resistenza alla fatica per raggiungere un traguardo,
scalare quella vetta,
l’ultima di tante, ma senza l’ausilio di una magica bacchetta.
Da una vita intera non riesco a fare altro;
fisso un punto e, a oltranza, procedo in linea retta, per poi dirmi: “poveretta!”,
“perché ci metti tutta questa fretta?”
Non ho ricevuto né medaglie al merito e tantomeno ori o argenti, solo troppe ansie e rovinosi fallimenti.
Ho ripreso in mano la mia vita,
molte volte,
grazie al contributo dell’amica resilienza,
che mi ha sostenuta nei percorsi con immancabile pazienza.
Ora,
quel respiro nel tempo trattenuto si fonde e si confonde con lo spazio,
fino a raggiungere lo sguardo;
lui è lì ad osservare la luce di una lacrima che scende con lentezza, mentre sulle labbra si distende un sorriso disarmante di dolcezza.
Resto immobile,
in ascolto del mio cuore impavido e leggero;
il suo palpito si pone in sintonia sulle note di un soave canto.
La mia pelle vibra sulla sinfonia e,
nel brivido di un lampo,
raggiunge anche la mente.
Questa non è una coincidenza,
ma soltanto un attimo di esclusiva tenerezza.
La conquista più difficile
Il primo verso contiene già il cuore dell’intera composizione: «Sono qui, per la prima volta in pace con me stessa». Quel “qui” non indica soltanto un luogo fisico, ma soprattutto una nuova condizione interiore. È il punto di arrivo di un percorso lungo e accidentato, nel quale l’autrice ha dovuto resistere alla fatica e continuare a salire, affrontando una vetta dopo l’altra senza poter contare su scorciatoie o interventi miracolosi.
La metafora della vetta rappresenta gli obiettivi che scandiscono l’esistenza, ma anche la pressione che talvolta imponiamo a noi stessi. Sara Brillante descrive una persona determinata, abituata a fissare un punto e a procedere ostinatamente in linea retta. Allo stesso tempo, però, emerge una consapevolezza dolorosa: vivere sempre di corsa, inseguendo risultati e conferme, può trasformare la determinazione in una forma di tormento.
La domanda «perché ci metti tutta questa fretta?» introduce così un dialogo intimo. L’io poetico osserva sé stesso con un misto di tenerezza, stanchezza e ironia. Non rinnega la propria forza, ma comincia a interrogarsi sul prezzo pagato per dimostrarla.
Nessuna medaglia, ma una vita riconquistata
Particolarmente incisivo è il passaggio nel quale l’autrice afferma di non aver ricevuto medaglie, ori o argenti. Le battaglie interiori, infatti, raramente vengono riconosciute dagli altri. Nessuno consegna un premio a chi riesce ad alzarsi dopo un fallimento, a chi affronta in silenzio l’ansia o a chi trova il coraggio di ricostruire la propria vita.
Proprio qui entra in scena quella che Sara Brillante definisce “l’amica resilienza”. Non è un concetto astratto né una parola utilizzata superficialmente, ma una presenza fedele che accompagna la protagonista nei momenti più difficili. La resilienza diventa quasi una figura umana, capace di sostenere e aspettare con pazienza, senza giudicare le cadute e senza pretendere risultati immediati.
La vera vittoria, dunque, non coincide con il raggiungimento di una posizione o con il riconoscimento pubblico. Consiste nell’aver ripreso in mano la propria vita molte volte, conservando la capacità di ricominciare anche dopo quelli che vengono definiti, senza attenuazioni, “rovinosi fallimenti”.
Il respiro finalmente liberato
Nella seconda parte della poesia il tono cambia. Dopo la salita, la tensione e la resistenza, arriva finalmente il momento del rilascio. Il respiro, trattenuto a lungo, si espande nello spazio e raggiunge lo sguardo. È un’immagine delicata, capace di rendere percepibile la liberazione fisica ed emotiva della protagonista.
La lacrima che scende lentamente non rappresenta più soltanto il dolore. Illuminata dallo sguardo e accompagnata da un sorriso, diventa una lacrima di consapevolezza, il segno visibile di una tensione che si scioglie. Dolore e dolcezza non si contrappongono, ma convivono nello stesso istante. Il sorriso non cancella le sofferenze vissute: le accoglie e le trasforma.
L’immobilità descritta dall’autrice non è assenza di vita. Al contrario, è una pausa piena e consapevole, durante la quale diventa finalmente possibile ascoltare il proprio cuore. Quel cuore, definito “impavido e leggero”, ha attraversato numerose prove senza perdere la capacità di vibrare.
Dal cuore alla pelle, dalla pelle alla mente
Uno degli aspetti più suggestivi del componimento è il progressivo coinvolgimento del corpo. Prima il respiro, poi lo sguardo, la lacrima, le labbra, il cuore, la pelle e infine la mente: ogni parte della persona partecipa alla ritrovata armonia.
La pace non rimane quindi un pensiero razionale, ma diventa una sensazione completa. Il palpito del cuore entra in sintonia con un canto, la pelle vibra come attraversata da una sinfonia e il brivido raggiunge infine la mente. È la rappresentazione di un essere umano che, dopo una lunga frammentazione interiore, torna finalmente a percepirsi nella propria unità.
Anche le rime — vetta, bacchetta, poveretta, fretta; resilienza, pazienza; lentezza, dolcezza, tenerezza — contribuiscono a creare una musicalità immediata. Il linguaggio rimane semplice e diretto, vicino alla confessione personale, mentre il ritmo accompagna il passaggio dalla tensione iniziale alla serenità conclusiva.
Un attimo che vale un’intera conquista
Il verso finale racchiude il significato più profondo della poesia. Quello descritto non è un avvenimento casuale, ma un “attimo di esclusiva tenerezza”: un momento nel quale l’autrice riesce finalmente a rivolgere verso sé stessa la comprensione, la pazienza e l’affetto forse troppo a lungo destinati soltanto agli altri.
La poesia di Sara Brillante possiede la sincerità di una pagina autobiografica e la forza di una testimonianza condivisibile. Parla a chi ha affrontato molte salite, a chi si è sentito sconfitto nonostante gli sforzi e a chi continua a pretendere troppo da sé stesso. Il suo messaggio è semplice ma importante: non tutte le vittorie producono medaglie e non tutte le conquiste hanno bisogno di essere viste dagli altri.
A volte il traguardo più grande consiste nel fermarsi, respirare e riconoscere di essere ancora presenti. In pace, finalmente, con ciò che si è stati e con ciò che si è diventati.
Una poesia di Sara Brillante sulla resilienza e sulla pace interiore: dopo la fatica e i fallimenti, una donna ritrova sé stessa.
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Geolocalizzazione: Alessandria, Piemonte, Italia.
Nota sull’intelligenza artificiale: la recensione è stata rielaborata con il supporto dell’intelligenza artificiale, quindi verificata, integrata e approvata dall’autore prima della pubblicazione.
Descrizione immagine: Una donna, giunta sulla vetta dopo un lungo cammino, rimane immobile davanti al paesaggio illuminato dall’alba. Gli occhi chiusi, la lacrima sul viso e il sorriso appena accennato rappresentano la resilienza, la liberazione dalle ansie e quell’“attimo di esclusiva tenerezza” raccontato nella poesia di Sara Brillante, tratta dalla raccolta Anima nuda. Immagine originale creata con intelligenza artificiale per accompagnare la recensione della poesia di Sara Brillante.
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