Quando la burocrazia insegna il nulla: la satira amara di Hidayet tra schegge di guerra e "parole come veleno". Commento critico di Ada Rizzo
Questa poesia che vi propongo non chiede di essere semplicemente letta, ma spiegata come una mappa del nostro presente. Le opere del poeta azero Baktiyar Hidayet appartengono a questa rara categoria: una scrittura limpida, priva di fronzoli, capace di trasformare un aneddoto quotidiano in una spietata radiografia della società contemporanea.
Nel testo, Hidayet ci porta all’interno di una qualsiasi aula professori, durante un’ordinaria riunione sul tema, altisonante quanto vuoto, degli "standard educativi moderni". Attraverso un’ironia affilata, il poeta mette a nudo il cortocircuito di un sistema che fa un gran rumore ma vuoto di contenuti, parla una lingua incomprensibile e finisce per dimenticare la sua unica vera funzione: educare.
A fare da contraltare a questo teatrino burocratico c'è la figura silenziosa e drammatica di un maestro reduce di guerra. Le schegge di metallo che ancora gli martoriano il corpo diventano l'unico elemento di cruda verità in un mare di finzioni "giocattolo".
Di seguito vi proponiamo il testo originale a fronte e la traduzione in italiano, seguiti da una mia riflessione sulle risonanze culturali e psicologiche che questa straordinaria poesia ha fatto affioarare.
Il Testo / Testo bilingue
Inglese | Italiano- traduzione a cura di Ada Rizzo |
Drinking Words Like Poison as If They Were Wine | Bere parole come veleno quasi se fossero vino |
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Teachers’ room meeting. | Riunione in sala professori. |
With the school principal at the head, | Con la preside a capotavola, |
all the female teachers are sitting, | tutte le professoresse sono sedute, |
all the male teachers are standing. | tutti i professori sono in piedi. |
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Topic: Modern educational standards. | Argomento: Gli standard educativi moderni. |
Result: For two hours, all the students remained without teachers. | Risultato: Per due ore, tutti gli studenti sono rimasti senza insegnanti. |
Conclusion: Now the students wish there were meetings every day. | Conclusione: Ora gli studenti sperano che ci siano riunioni ogni giorno. |
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And the protest of the war veteran | E la protesta del reduce di guerra |
who remained standing for two hours: | rimasto in piedi per due ore: |
“War was better than this. | «La guerra era meglio di questo. |
It seems the shrapnel in my body | Sembra che le schegge nel mio corpo |
has started to move...” | abbiano iniziato a muoversi...» |
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Author’s note: | Nota dell’autore: |
The shrapnel moved — | Le schegge si sono mosse — |
but the education system did not move. | ma il sistema educativo non si è mosso. |
The education system continued | Il sistema educativo ha continuato |
marching in place: | a marciare sul posto: |
One, two. One, two... | Uno, due. Uno, due... |
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In this system, | In questo sistema, |
the most meaningful lesson | la lezione più significativa |
was taught by that very veteran. | è stata impartita proprio da quel reduce. |
As if his subject were military training — | Come se la sua materia fosse l'addestramento militare — |
he crawled and moved forward, | strisciava e avanzava, |
while the other subjects | mentre le altre materie |
were marching in place — | marciavano sul posto — |
One, two. One, two. | Uno, due. Uno, due. |
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That veteran teacher | Quel professore reduce |
is truly a knowledgeable teacher. | è davvero un insegnante saggio. |
With a toy rifle, | Con un fucile giocattolo, |
a toy grenade, | una granata giocattolo, |
toy bullets — | proiettili giocattolo — |
he undoubtedly proves that: | dimostra senza ombra di dubbio che: |
This is a completely toy system. | Questo è un sistema del tutto giocattolo. |
Only the shrapnel in his body | Solo le schegge nel suo corpo |
is not a toy. | non sono un giocattolo. |
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...The male teachers are standing, | ...I professori stanno in piedi, |
as if a toast is being made | come se si stesse facendo un brindisi |
to the honor of this new education system. | in onore di questo nuovo sistema educativo. |
And they stand up for this toast | E si alzano per questo brindisi |
and drink. | e bevono. |
They drink words | Bevono parole |
like poison | come veleno |
as if they were wine. | come se fossero vino. |
Oltre il verso: la finzione del sistema, il veleno della mente e la carne del reale
Leggendo questa poesia si prova un senso di familiare smarrimento. La scena descritta ha le caratteristiche di una pièce del Teatro dell'Assurdo: la rigida disposizione dei corpi nello spazio (la preside a capotavola, le maestre sedute, i maestri in piedi), le vuote formule burocratiche e il paradosso finale dei ragazzi che festeggiano l'assenza dei docenti. Sembra di stare dentro una pièce di Eugène Ionesco, dove il linguaggio perde ogni aderenza al reale, svuotandosi di significato per diventare puro rumore di fondo.
Ma la satira di Hidayet affonda le radici in una grande tradizione di impegno civile: quella di maestri del Novecento come Vladimir Majakovskij e Bertolt Brecht. Come nei loro versi più affilati, l'ironia amara diventa qui uno strumento di svelamento ideologico, uno squarcio che mostra quanto la retorica ufficiale sia distante dalla vita vera.
La burocrazia cieca e le istituzioni disciplinari
Dietro la farsa, la poesia mette a nudo i meccanismi della nostra società. Zygmunt Bauman, nella sua analisi della Società liquida, ha mostrato come le istituzioni contemporanee tendano a perdere forma, sostanza e valori solidi, lasciando al loro posto solo apparati burocratici ciechi e confini lassi, liquidi. In questa fluidità senza punti di riferimento, la scuola smette di formare le coscienze per concentrarsi sulle proprie procedure interne: ci si riunisce per ore per parlare di "standard", mentre le classi restano vuote.
Hidayet rimarca poi questo immobilismo con un ritmo cadenzato: «Uno, due. Uno, due...». Questa marcia rituale mi evoca le analisi di Michel Foucault sulle istituzioni disciplinari. La scuola, al pari della caserma, prova a coordinare e imbrigliare i corpi. Eppure qui la disciplina si rivela un'illusione: la scuola "marcia sul posto", finge un movimento che non produce alcun progresso concreto.
La lezione del reduce: la carne contro la finzione
L'unico a muoversi davvero è il docente veterano. Ma il suo movimento è doloroso: striscia, si trascina. Le schegge di metallo che porta nel corpo non sono un'astrazione, ma la memoria fisica del trauma. Con amara lucidità, il reduce usa gli strumenti dell'addestramento didattico, un fucile giocattolo, proiettili finti, per dimostrare una verità disarmante: l'intero sistema è diventato un gioco innocuo e infantile, mentre solo la sofferenza umana rimane reale.
Perché i professori «bevono parole come veleno»?
Il vertice poetico e psicologico del testo risiede nell'immagine finale: i professori in piedi che mandano giù quelle parole tossiche come se stessero facendo un brindisi con del buon vino.
Ma perché lo fanno? La risposta risiede in un preciso meccanismo psicologico: la dissonanza cognitiva. Per un insegnante, accettare l'idea che il proprio lavoro sia stato svuotato di senso e che ore di riunione servano solo a perdere tempo provoca una frattura dolorosa tra ciò in cui crede e la realtà che vive. Per far fronte a questo contrasto e non crollare nella frustrazione, la mente attiva una difesa: si convince che quelle parole vuote e quegli "standard" abbiano davvero un valore. Mandano giù il "veleno" della burocrazia raccontandosi che sia "vino" pregiato, pur di preservare la propria quiete e la propria appartenenza al gruppo.
A questo processo si somma la lezione di Hannah Arendt sulla banalità del male (e della conformità). L'accettazione acritica della narrazione ufficiale, la rinuncia al pensiero critico e il desiderio di non spezzare il rituale portano le persone ad assimilare la finzione istituzionale. Proprio come i burocrati analizzati dalla Arendt, i docenti partecipano alla farsa non per malvagità, ma per una passiva e conformista obbedienza alle regole del gioco.
Hidayet ci consegna così un'opera di rara forza etica, ricordandoci che quando la conoscenza si riduce a un modulo burocratico, solo chi conserva sulla propria pelle il peso della realtà riesce ancora a distinguere il veleno dal vino. E a dirci, senza mezze misure, che il re è nudo.

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