| Tra foglie bagnate, riflessi argentei e venature luminose, la natura rivela la propria linfa nascosta sotto la superficie. |
Pier Carlo Lava
La poesia
PEGNO DI SCROSCI D’ACQUA
Variabili distorte del pensiero
nel brulichio assiduo di fili di pioggia.
Riaccende parodie remote
sull’incastonarsi d’un moto d’umido
levigato sulle ossa.
Sagome di foglie imbandite
su manto galleggiante respirano al vento
lasciando intercettare filiforme essenza
di linfa sottopelle.
Uscire dai cardini lievitando un pegno
di scrosci d’acqua argentea
ascoltandone la voce e il suo tacere
in un richiamo del passato
collante d’un respiro afono mai dimenticato.
Silvia De Angelis
La pioggia come movimento del pensiero
L’apertura introduce immediatamente il lettore in una dimensione interiore instabile: le “variabili distorte del pensiero” sembrano muoversi insieme ai numerosi fili di pioggia. Il verbo implicito e la costruzione nominale producono un senso di sospensione, come se i pensieri non riuscissero ancora a ricomporsi in una forma razionale.
La pioggia non cade semplicemente: brulica, moltiplicandosi in sottili linee che occupano lo spazio e sollecitano la memoria. Il paesaggio esterno diventa così la rappresentazione di un’attività mentale continua, popolata da immagini lontane e frammenti emotivi.
L’espressione “parodie remote” può suggerire ricordi alterati dalla distanza temporale, repliche imperfette di esperienze ormai concluse. Ciò che ritorna non coincide mai completamente con quanto è stato vissuto: il passato viene deformato dal pensiero e assume sembianze nuove, talvolta quasi irriconoscibili.
Un’acqua che raggiunge il corpo
Particolarmente intensa è l’immagine del “moto d’umido / levigato sulle ossa”. L’acqua penetra simbolicamente sotto la superficie e raggiunge la parte più profonda dell’essere umano. Le ossa evocano qualcosa di essenziale e resistente, ma persino questa struttura viene lentamente lavorata dal movimento liquido.
La memoria, dunque, non rimane confinata nella mente: si imprime nel corpo, lo attraversa e lo modifica. Il verbo “levigato” comunica un’azione lenta e persistente, simile a quella dell’acqua che consuma e modella la pietra. Allo stesso modo, il ricordo agisce nel tempo, smussa alcune ferite ma ne conserva la traccia.
Le foglie e la linfa nascosta
Nella parte centrale della poesia compaiono le “sagome di foglie imbandite”, adagiate sopra un “manto galleggiante”. È un’immagine visiva e dinamica: le foglie sembrano offerte allo sguardo come elementi di una silenziosa composizione naturale, mentre respirano nel vento e scivolano sull’acqua.
Dietro la loro fragile apparenza si lascia percepire una “filiforme essenza / di linfa sottopelle”. La linfa rappresenta la vita che continua a circolare anche quando le forme esteriori sembrano immobili, abbandonate o separate dai rami. È un’immagine che collega nuovamente la natura al corpo umano: la superficie delle foglie diventa pelle e la linfa assume il valore di un sangue vegetale.
La vita rimane quindi presente sotto ciò che appare sospeso o prossimo al dissolvimento. Basta saperla intercettare, ascoltando i segnali quasi impercettibili disseminati nel paesaggio.
Il significato del “pegno”
Il passaggio decisivo avviene con l’espressione “uscire dai cardini”, che indica la necessità di abbandonare gli schemi abituali e superare le strutture nelle quali il pensiero è rimasto imprigionato. Uscire dai cardini significa accettare uno spostamento interiore, forse anche uno smarrimento, per raggiungere una consapevolezza differente.
In questo movimento si solleva il “pegno / di scrosci d’acqua argentea”. La parola “pegno” possiede una significativa ambivalenza: può rappresentare un prezzo da pagare, una promessa, una garanzia oppure qualcosa di prezioso lasciato in custodia. Gli scrosci d’acqua diventano allora il dono e, nello stesso tempo, il peso della memoria.
L’aggettivo “argentea” illumina improvvisamente la scena. Dopo l’umidità penetrante e le sagome delle foglie, la pioggia acquista una luminosità metallica, quasi lunare. Il ricordo può ferire, ma conserva anche qualcosa di prezioso: una luce che continua a brillare nel presente.
La voce dell’acqua e il suo silenzio
Uno dei versi più suggestivi invita ad ascoltare dell’acqua “la voce e il suo tacere”. È un accostamento solo apparentemente contraddittorio. La pioggia possiede un suono riconoscibile, ma nel suo ritmo crea anche uno spazio di raccoglimento e di silenzio interiore.
Voce e tacere rappresentano le due modalità attraverso le quali il passato continua a manifestarsi. Alcuni ricordi si impongono con forza, come uno scroscio improvviso; altri rimangono muti, ma non per questo sono meno presenti. Il loro silenzio può diventare perfino più eloquente delle parole.
La chiusa raccoglie il significato dell’intera lirica nel “respiro afono mai dimenticato”. È un respiro privo di suono, forse appartenente a una persona, a un sentimento o a una stagione dell’esistenza che non possono più tornare. Eppure quel respiro continua a vivere nella memoria, tenuto insieme dal richiamo della pioggia.
Stile e linguaggio
Silvia De Angelis adotta un linguaggio fortemente metaforico, analogico e visionario. La sintassi procede attraverso associazioni improvvise, immagini sovrapposte e accostamenti insoliti. Espressioni come “fili di pioggia”, “moto d’umido”, “foglie imbandite”, “linfa sottopelle” e “respiro afono” sottraggono le parole al loro uso comune e le inseriscono in una dimensione quasi onirica.
I versi liberi e l’assenza di uno schema metrico regolare assecondano il movimento dell’acqua e del pensiero. La poesia non racconta un episodio preciso, ma costruisce un’atmosfera nella quale il lettore è chiamato a entrare affidandosi soprattutto alle sensazioni.
Questa scrittura richiede attenzione, poiché non offre un significato immediatamente esplicito. La sua apparente oscurità non costituisce però un limite casuale: rispecchia la natura stessa della memoria, fatta di frammenti, deformazioni, improvvise illuminazioni e lunghe zone di silenzio.
I temi della poesia
I principali temi presenti nella lirica sono:
- la pioggia, intesa come voce della natura e movimento della coscienza;
- la memoria, che riporta alla luce immagini ed emozioni lontane;
- il legame tra natura e corpo, espresso attraverso ossa, pelle e linfa;
- il tempo, capace di trasformare i ricordi senza cancellarli;
- il silenzio, che conserva ciò che non può più essere pronunciato;
- la necessità di uscire dai propri cardini, per affrontare il passato e ritrovare una parte profonda di sé.
Silvia De Angelis
Silvia De Angelis è una poetessa e autrice romana che affida alla poesia e alla prosa una ricerca concentrata sulle emozioni, sulla memoria e sulle trasformazioni dell’interiorità. Nel suo blog “Scorci emotivi dettati dal profondo” raccoglie componimenti e riflessioni caratterizzati da un linguaggio immaginifico e da frequenti richiami alla natura.
Tra i riconoscimenti documentati figurano una segnalazione di merito al Premio Piemonte Poesia per il componimento “A Testaccio” e il terzo posto nella sezione poesia inedita del Premio nazionale di poesia e narrativa Dino Tebaldi per “Dolce deriva”.
Il suo spazio letterario è consultabile all’indirizzo: https://deangelisilvia.blogspot.com.
Conclusione
“Pegno di scrosci d’acqua” è una poesia densa e introspettiva, nella quale il paesaggio piovoso diventa la proiezione di un mondo interiore in movimento. L’acqua risveglia ciò che sembrava remoto, attraversa simbolicamente il corpo e restituisce voce a un passato che continua a respirare, sebbene senza suono.
La forza della lirica risiede soprattutto nelle sue immagini inconsuete e nella capacità di unire elementi naturali e sensazioni intime. Silvia De Angelis non descrive semplicemente la pioggia: ne ascolta il linguaggio segreto e la trasforma nel pegno luminoso di un ricordo mai veramente dimenticato.
📍 Roma, Italia
✍️ Autrice: Silvia De Angelis
🌐 Blog dell’autrice: Scorci emotivi dettati dal profondo
🌐 Alessandria Post: https://piercarlolava.blogspot.com/
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Recensione elaborata con il supporto dell’intelligenza artificiale, ridefinita e verificata dal responsabile della pubblicazione. Testo poetico di Silvia De Angelis: tutti i diritti riservati all’autrice.
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